"Non aveva neppure i soldi per il broker"

“Contattato dall’imprenditore per una perizia su un bond da 500 milioni di dollari, perizia che non è stata eseguita perché il proprietario del titolo di stato americano (l’imprenditore ostunese Antonio Flore, ndr) non aveva a disposizione neppure i 5mila euro per pagare la broker che doveva eseguirla”. E’ la verità che il sanvitese Mario Spagnolo, promotore finanziario di 50 anni, uno degli indagati ai domiciliari nell’inchiesta della Dda di Reggio Calabria, che avrebbe svelato affari condotti da personaggi vicini a ‘ndrangheta e Scu nel settore degli stupefacenti, ha consegnato stamani al giudice per le indagini preliminari Maurizio Saso nel corso degli interrogatori di garanzia che si sono conclusi a Brindisi, per rogatoria.

Vincenzo Zurlo

“Contattato dall’imprenditore per una perizia su un bond da 500 milioni di dollari, perizia che non è stata eseguita perché il proprietario del titolo di stato americano (l’imprenditore ostunese Antonio Flore, ndr) non aveva a disposizione neppure i 5mila euro per pagare la broker che doveva eseguirla”. E’ la verità che il sanvitese Mario Spagnolo, promotore finanziario di 50 anni, uno degli indagati ai domiciliari nell’inchiesta della Dda di Reggio Calabria, che avrebbe svelato affari condotti da personaggi vicini a ‘ndrangheta e Scu nel settore degli stupefacenti, ha consegnato stamani al giudice per le indagini preliminari Maurizio Saso nel corso degli interrogatori di garanzia che si sono conclusi a Brindisi, per rogatoria.

Hanno chiarito la propria posizione, in merito alle ipotesi di reato formulate a loro carico in una ordinanza di custodia cautelare lunga circa 700 pagine e ricca di intercettazioni telefoniche, anche Leonardo Brescia, 42 anni, anch’egli un promotore finanziario di Brindisi, e Cosimo Ribezzi, 53 anni, di Mesagne. Secondo l’accusa i tre avrebbero aiutato l’ostunese Antonio Flore, titolare di una ditta di controsoffittature di Ostuni, conosciuto a quanto pare anche perché avrebbe lavorato spesso con appalti della pubblica amministrazione, a piazzare il bond da 500 milioni di dollari della Federal Reserve degli Stati Uniti d’America, da utilizzare (come tanti ce ne sono in circolazione nel Brindisino, e sono anche oggetto di altre inchieste tuttora in corso) come garanzia per ottenere un credito dalle banche, soldi che sarebbero stati impiegati in traffici illeciti e dei quali i pugliesi necessitavano perché avevano deciso, a un certo punto, di scavalcare i “soci” calabresi.

Avrebbero giocato un ruolo marginale, quindi, i tre che sono stati lasciati a casa dal gip di Reggio Calabria che ha accolto le richieste della procura Antimafia, a seguito di indagini condotte dal Gico della Finanza. Spagnolo, difeso dall’avvocato Andrea D’Agostino, ha chiarito ogni dettaglio. Conosceva Flore e gli aveva presentato una broker, quando costui gli aveva chiesto di piazzare un bond americano, senza rivelargli – stando a quanto ha dichiarato – che si trattasse di un titolo falso. Ribezzi e Brescia, difesi rispettivamente dagli avvocati Massimiliano Chianura e Davide Attilio De Giuseppe, hanno anch’essi chiarito la propria posizione, dichiarandosi entrambi estranei alle accuse che sono state loro rivolte.

L’altro ieri si sono invece svolti in carcere gli interrogatori degli altri 5, tutti ostunesi, che sono stati sottoposti a misura cautelare in carcere. In tre hanno parlato: si tratta dell’imprenditore turistico Cataldo Tanzarella, di Giuseppe Cantoro e Francesco Paolo Ungaro. Hanno scelto il silenzio, in attesa di approfondire tutti gli aspetti di un’ordinanza lunga quasi 700 pagine, Antonio Flore e Cosimo Lacorte. Il collegio difensivo, oltre agli avvocati Aldo e Mario Guagliani, è composto da Mario Laveneziana, Lolita Tanzarella Buonfiglio, Ladislao Massari e Carmen Monopoli.

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Libero il presunto finanziatore del gruppo, Vincenzo Zurlo, 56 anni, conosciuto con il soprannome “musc de vov”, che , è affetto da gravi problemi fisici (da molti anni) e non è nelle condizioni di affrontare – secondo i medici che lo hanno visitato – neppure il trasporto in carcere, oltre che incompatibile con ogni genere di regime detentivo.

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