Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

“Non ero evaso dai domiciliari: ero andato in farmacia”: scarcerato

“Io evaso dai domiciliari? Non è vero: se i carabinieri non mi hanno trovato a casa, è solo perché sono andato in farmacia a comprare gli ansiolitici di cui ho bisogno. Mi sono spostato dieci minuti al massimo e sono tornato. Non avevo nessuno a cui chiedere di sbrigare questa commissione e ci sono dovuto andare io. Tutto qua”

BRINDISI – “Io evaso dai domiciliari? Non è vero: se i carabinieri non mi hanno trovato a casa, è solo perché sono andato in farmacia a comprare gli ansiolitici di cui ho bisogno. Mi sono spostato dieci minuti al massimo e sono tornato. Non avevo nessuno a cui chiedere di sbrigare questa commissione e ci sono dovuto andare io. Tutto qua”.

Fabio Giuliano Marra, 45 anni, ha lasciato il carcere di via Appia, a Brindisi, 24 ore dopo essere stato arrestato con l’accusa di aver violato il regime di detenzione domiciliare, al quale era stato assegnato in attesa del processo scaturito dall’inchiesta sulla latitanza di un presunto capo della frangia leccese della Sacra Corona Unita, Sergio Notaro.

Il brindisino, originario di Cellino San Marco, ieri mattina si è presentato davanti al Tribunale di Brindisi, in composizione monocratica, e alla presenza del suo avvocato di fiducia, Giacomo Serio, ha riferito la sua verità su quanto avvenuto la mattina del 12 ottobre, quando i carabinieri hanno bussato al citofono della sua abitazione senza ottenere risposta: il pubblico ministero Daniela Chimienti aveva chiesto la convalida dell’arresto in carcere e contestualmente il processo per direttissima citando l’impuntato dinanzi al giudice Vittorio Testi.

L’arresto è stato convalidato, ma tenute presenti le ragioni espresse dal difensore, Marra ha ottenuto di nuovo i domiciliari. E ristretto nella sua abitazione dovrà aspettare la conclusione del processo incardinato davanti al Tribunale di Lecce lo scorso 8 ottobre, nel quale è accusato di favoreggiamento in relazione al periodo di latitanza di Notaro. 

Secondo i pm della Procura salentina, Guglielmo Cataldi e Giuseppe Capoccia, il brindisino avrebbe “aiutato Sergio Notaro a eludere e a sottrarsi alle ricerche delle autorità, mettendo a disposizione di quest’ultimo un’abitazione in cui questi trovata rifugio e riceveva i suoi affiliati”. Ipotesi di reato aggravata “per aver commesso il fatto al fine di agevolare l’associazione di stampo mafiosa denominata Sacra Corona Unita e in modo particolare la frangia operante a Squinzano”. 

Del gruppo, sempre secondo l’impalcatura accusatoria avrebbero fatto parte – tra gli altri – oltre a Notaro, Vincenzo Stippelli, 37 anni, e Gianluca Tamborrini, 35, entrambi di San Pietro Vernotico e ristretti nel carcere di Lecce (sono difesi da Ladislao Massari). La contestazione è mossa con riferimento al periodo di tempo compreso fra l’11 novembre e il primo dicembre dello scorso anno ed è sostenuta da una serie di fotografie che i carabinieri di Lecce hanno scattato davanti alla villetta: in alcuni degli scatti si vede Marra entrare e uscire con delle buste.

L’imputato, già in sede di interrogatorio di garanzia, ammise di avere la disponibilità dell’immobile, ma negò di conoscere Notaro e spiegò di essere andato in quella villa per portare qualcosa da mangiare al cane. Ecco il perché delle buste e della sua presenza nella villetta. Prossima udienza a fine mese.

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