Lunedì, 25 Ottobre 2021
Cronaca

“Non poteva essere un incidente in casa: era un omicidio”

Ascoltati come testimoni i carabinieri che svolsero le indagini sul pensionato brindisino trovato morto nella sua villetta, alle porte di Latiano. Sentiti anche il figlio e i fratelli della vittima. Imputato un marocchino che conobbe l'anziano in una chat per uomini. E' indagato anche per altri due delitti

BRINDISI – “La posizione del cadavere e le macchie di sangue sul pavimento dicevano altro rispetto a un incidente domestico finito in tragedia: c’era il sospetto che il pensionato potesse essere stato ucciso da qualcuno che conosceva, nella sua villetta”.

images-8-21La genesi delle indagini sulla morte di Cosimo Mastrogiovanni, 63 anni, trovato senza vita il 13 novembre 2014, è stata al centro dell’esame dei carabinieri citati come testimoni dal pubblico ministero nel processo in cui è imputato un marocchino di 33 anni, Zakaria Ismaini (nella foto), accusato di omicidio aggravato dalla crudeltà, da motivi abbietti e dal fatto che avrebbe rubato l’auto, il computer e il portafogli.

Secondo la ricostruzione del pm Giuseppe De Nozza, il pensionato sarebbe stato Prima tramortito con un colpo alla testa, poi bruciato vivo dalle fiamme appiccate per cancellare ogni traccia. Il movente sarebbe da cercare e trovare nella conoscenza tra la vittima e il marocchino, avvenuta pochi mesi prima in una chat per uomini soli. Da lì sarebbe nata un’amicizia, tanto che l’anziano lo avrebbe invitato nel Brindisino, pagandogli il biglietto per il viaggio da Catania, città in cui risiedeva. E nella quale i carabinieri scoprirono che era  sposato con una italiana e padre di figlio.

L’udienza del processo, davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Brindisi, ha visto i militari della compagnia di San Vito dei Normanni, seduti al banco dei testimoni per rispondere alle domande del pm, del presidente del collegio giudicante, così come dell’avvocato difensore dell’imputato Felicia Mancini e del penalista che rappresenta le parti civili, Roberto Palmisano. Si sono costituiti in giudizio due fratelli, un nipote e il figlio adottivo del pensionato. 

Carabinieri e polizia sul posto-2Il figlio e i fratelli sono stati sentiti subito dopo i carabinieri, spiegando alla Corte il rapporto che c’era con la vittima negli ultimi tempi. Il figlio ha dichiarato di aver sospettato che potesse esserci qualcosa di strano e per questo decise di scrivere una lettera al padre per avere spiegazioni, ma non ottenne risposte. Nulla di particolare, invece, è stato notato dai due fratelli che hanno riferito dell’ultimo incontro in occasione del matrimonio di un nipote, collocando il ricordo non più tardi di dieci giorni prima della tragedia.

La Corte ha disposto la trascrizione delle intercettazioni telefoniche, nonché una perizia sulla chat, sui quali dovrebbe essere focalizzata la prossima udienza.

L’omicidio avvenne  nella notte tra il 10  e l'11 novembre del 2014. A scoprire il cadavere fu una coppia interessata all’acquisto di un villino e inizialmente si pensò a un incidente perché il corpo carbonizzato venne trovato incastrato tra il divano del soggiorno e il  caminetto, le indagini furono svolte carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni, coordinati dal capitano Diego Ruocco.

L’autopsia accertò una percentuale di carbossiemoglobina, un complesso stabile formato da monossido di carbonio ed emoglobina all'interno dei  globuli rossi, del 33 per cento a fronte di un valore fisiologico stimato nell'uno per cento e la presenza di fuliggine e particelle di combusto nelle vie respiratorie profonde. In altri termini, Mastrogiovanni era ancora vivo al momento dell'incendio.

Il nome del marocchino arrivò dai tabulati telefonici e seguendo le tracce del cellulare, si scoprì che Ismaini, dopo la morte del 63enne, fece tappa a Barletta. Qui, infatti, a dicembre 2014, venne trovata l'Atos della vittima, in uso a un connazionale del marocchino,  fermato e sentito dai militari dell'Arma. 
Stando alla sua versione dei fatti, Isamini si presentò a casa sua sporco di fuliggine, con una mano ferita, a bordo della Hunday e  dopo qualche giorno cercò di vendere un pc portatile senza batteria, presumibilmente appartenente alla vittima. Andò via, direzione Catania.

Ismaini è sotto inchiesta per altri due omicidi: quello di Letizia Consoli, vedova, 50 anni, uccisa il 7 febbraio 2015, nei pressi del villaggio turistico La Playa, a Catania, e quello di Anna Stellato detta Luna, 24 anni, che risale al 14 luglio 2012, il cui cadavere venne trovato sulla spiaggia di Torre Pedrese.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

“Non poteva essere un incidente in casa: era un omicidio”

BrindisiReport è in caricamento