Cronaca

Non solo pax, superata la divisione in clan. Presi i "soldatini" della Scu

Ormai si è oltre la "Pax Mafiosa". I confini fra i clan della Scu brindisina sono sempre più labili, quasi inesistenti. Formalmente ci si affilia ancora a una delle due fazioni che dominano il sodalizio (quella dei "tuturanesi" retta da Rogoli, Buccarella e Campana e quella dei "mesagnesi" capeggiata da Vitale, Pasimeni e Vicientino), ma nella realtà dei fatti, queste si sono fuse in un'unica organizzazione

BRINDISI – Ormai si è oltre la “Pax Mafiosa”. I confini fra i clan della Scu brindisina sono sempre più labili, quasi inesistenti. Formalmente ci si affilia ancora a una delle due fazioni che dominano il sodalizio (quella dei “tuturanesi” retta da Rogoli, Buccarella e Campana e quella dei “mesagnesi” capeggiata da Vitale, Pasimeni e Vicientino), ma nella realtà dei fatti queste si sono fuse in un’unica organizzazione che gestisce gli affari illeciti, ricorrendo sempre meno all’uso della violenza. E' quanto emerge dall’operazione “Pax”: ulteriore colpo inferto alla Sacra corona unita (o perlomeno a quel che resta di essa) dalla Dda di Lecce e dalla Procura di Brindisi, in sinergia con i carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo del Angelo Ostuni-2comando provinciale di Brindisi.

Dodici persone sono state raggiunte stamani da un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale di Lecce Antonia Martallò, su richiesta del pm della Dda Alberto Santacatterina, coadiuvato dal collega dalla procura di Brindisi Marco D’Agostino. Gli arrestati, tre dei quali si trovavano già in carcere, possono essere suddivisi in due nuclei famiglia. Sei componenti della famiglia Ostuni, di Brindisi, sono stati raggiunti dal provvedimento restrittivo. Si tratta di Angelo Ostuni , 66 ani; Maddalena Micielli, 69 anni, moglie di Angelo; Antonio Ostuni (già detenuto), 46 anni, figlio di Angelo e Maddalena; Teodoro Ostuni, 63 anni, fratello di Angelo; Cristian Ostuni, 26 anni, figlio di Antonio (nella foto a destra, Angelo Ostuni).

E poi c’è la famiglia Gravina, di Mesagne: Raffaele Gravina (già detenuto), 41 anni; Pia Romano, 45 anni, moglie di Raffaele Gravina; Gianpaolo Gravina, 23 anni, figlio di Raffaele Gravina e Pia Romano. Esulano dai Antonio Ostuni-2due contesti famigliari: Alessandro Campana, 39 anni, residente a Torre Santa Susanna, fratello di Francesco Campana; Damiano Bello, 31 anni, di Mesagne; Francesco Lazzaro (già detenuto), detto “bellu bellu, Checco o lu biondu, 32 anni", di Brindisi; Diego Guttagliere, detto "Diegolino", 38 anni, di Brindisi.

Gli indagati sono accusati   a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, cessione di sostanze stupefacenti e contrabbando di tabacchi lavorati esteri (contestato solo a Gianpaolo Gravina). Come spiegato stamani dal capo della Dda di Lecce Cataldo Motta, nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte anche i pm, il comandante provinciale dei carabinieri, Andrea Paris, e il comandante del Reparto operativo dell’Arma, Alessandro Colella, gli scettri delle famiglie malavitose inquadrate nei ranghi della Scu passano da nonno a nipote. Le terze generazioni, insomma, (questo vale per i Buccarella, dominanti a Tuturano, gli Ostuni e i Gravina) prendono parte attiva alla gestione degli affari illeciti. Tale processo, già emerso nell’ambito di precedenti operazioni di polizia giudiziaria contro le frange brindisine della Scu, è stato ulteriormente confermato dagli elementi raccolti dagli inquirenti nel corso di quest’ultima attività investigativa (nella foto a sinistra, Antonio Ostuni).

Tutto partì nel pomeriggio del 26 novembre del 2011, quando alcuni speleologi trovarono in una cavità situata in località Badessa (nelle campagne Cristian Ostuni-2che si snodano fra Brindisi e San Vito dei Normanni) il cadavere di Antonio Santoro, di San Vito dei Normanni, scomparso il 9 novembre del 2008. Questi, come emerso nel corso delle indagini, venne ucciso con un colpo di pistola alla testa. Le intercettazioni ambientali e gli accertamenti tecnici avviati dai carabinieri a seguito di quel ritrovamento non hanno ancora permesso di far luce su mandanti ed esecutori dell’omicidio, ma hanno portato a galla nuovi intrecci fra i clan della Scu (nella foto a destra, Cristian Ostuni).

Questa ricorre ancora al rito dell’affiliazione per suggellare l’ingresso di nuove reclute fra le sue file. Nel corso di una conversazione fra componenti della famiglia Ostuni intercettata in carcere, gli investigatori hanno captato una delle formule rituali pronunciate durante la cerimonia, spesso accompagnate dal passaggio di una sigaretta fra l’affiliato e il suo “padrino”: “Adesso sono vestito di un vestito più importante di quello che indossavo prima”. Già, perché l’affiliazione avviene, quasi sempre di sabato, anche dietro le sbarre: in cortile, nei bagni o nelle docce.

Maddalena Micielli-3Ancora una volta, è emerso il ruolo di primo piano svolto dalle donne. E’ il caso, ad esempio, di Pia Romano, che fa da collante fra padre e figlio. Nel corso di una conversazione in carcere, infatti, Raffaele Gravina chiede alla moglie di invitare gli affiliati a reperire il denaro per finanziare le attività illecite, fra cui lo spaccio di droga e il contrabbando di sigarette (in riferimento alla gestione di un carico di 50 stecche di “bionde”, marca “Yes Smoke”, di cui si sarebbe occupato Gianpaolo Gravina) (nella foto a sinistra, Maddalena Micielli).

I capi storici, dunque, hanno bisogno di persone fidate per condurre gli affari dal carcere. Tutto questo trova riscontro nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Ercole Penna e Francesco Gravina (detto Raffaele Gravina-3Gabibbo), che hanno corroborato gli elementi acquisiti dall’Arma in sede investigativa. Il quadro che emerge è quello di una Scu che ormai ha definitivamente accantonato la strategia della tensione, poiché c’è bisogno di armonia fra clan e consenso sociale per continuare ad avere in pugno la malavita locale. “C’è una sorta di radicamento nel territorio di queste associazioni – dichiara Cataldo Motta – che continuano a sopravvivere con un accordo fra loro. I clan procedono in maniera tranquilla. Hanno raggiunto un’intesa per cui non si stanno facendo la guerra. Ma non si può abbassare la guardia. Al contrario si deve mantenere alta l’attenzione, perché diviene sempre più difficile accertare determinati episodi, poiché è difficile che si abbiano conversazioni aperte sulle attività illecite” (nella foto a destra, Raffaele Gravina).

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