Non vedente maltrattata sul traghetto

Kedrit stava per varcare la soglia dell’area passeggeri e quindi del bar ristorante del traghetto Valona – Brindisi “European Voyager” con la sua Vera al guinzaglio, il cane labrador che l’accompagna in ogni dove, addestrato ad aprirle la strada.

Il traghetto European Voyager a Brindisi

Kedrit stava per varcare la soglia dell’area passeggeri e quindi del bar ristorante del traghetto Valona – Brindisi “European Voyager” con la sua Vera al guinzaglio, il cane labrador che l’accompagna in ogni dove, addestrato ad aprirle la strada ad assisterla nelle sue avventure, dato che lei è una ragazza non vedente: “Qui non può entrare” le hanno detto. Con il cane, era inteso, secondo il personale della nave della compagnia European Ferries.

Ha insistito, allora la 24enne albanese Kedrit Shalari, che vive in Italia da dieci anni per motivi di studio, ha mostrato la documentazione di Vera, cercando di far intendere ai marittimi che una persona cieca ha comunque il diritto di entrare con il cane ovunque voglia, visto che si tratta di una necessità e non di diletto. Nulla da fare: “Se non la smetti – hanno incalzato, dinanzi alle sue proteste, nonostante la difesa di un passeggero che è stato al suo fianco durante tutto l’imbarazzante teatrino – buttiamo al mare te e il tuo cane”.

I fatti si sono verificati il 16 agosto scorso, un venerdì indimenticabile. Prima dei problemi che il personale di servizio ha sollevato all’ingresso del ristorante, a Kedrit e Vera erano state poste limitazioni all’accesso alla sala passeggeri. Su quel punto è riuscita, almeno, ad averla vinta. Altrimenti avrebbe dovuto trascorrere tutto il tempo della traversata sul ponte.

Per la discussione avvenuta sul traghetto vi sono stati anche ritardi nella partenza.

Kedrit è una ragazza del tutto autonoma: ha trascorso un mese a Tirana dai suoi, vive in Italia con Vera, cagnolina “guida” che ha un suo profilo Facebook e che è una delle amiche più care della ragazza. Senza di lei per la studentessa sarebbe molto più difficile, se non impossibile, effettuare ogni minimo spostamento, oltre che vivere una vita normale, a partire dalle faccende quotidiane, ostacoli insormontabili per chi non può contare su uno dei cinque sensi, la vista.

Non solo Kedrit può occuparsi di se stessa, uscire, andare all’università e al supermercato, con Vera al guinzaglio. Può viaggiare, muoversi liberamente. Raggiungere gli amici. Il 16 agosto scorso, infatti, da Tirana stava raggiungendo la Puglia per andare a Gallipoli dove l’attendono alcuni amici. Seconda destinazione, per le vacanze, sarà San Pietroburgo.

Gli stessi operatori – spiega – si rifiutavano di leggere la documentazione del cane che attesta la possibilità di accesso a ogni luogo ed esercizio pubblico dei cani guida, anche laddove l’accesso ai cani è vietato l’ingresso”. “Lo staff – prosegue – mi ha minacciata di espellermi dal traghetto se non mi fossi spostata da tale area, buttandomi a mare insieme al mio cane guida. Mi intimavano poi di viaggiare sul ponte, all’aperto, per un viaggio di durata di 5 ore e mezzo. Il ponte di un traghetto è adibito a zona fumatori, e non al trasporto viaggiatori”.

Secondo quanto riferisce la ragazza, nonostante la richiesta, non le sarebbe stato concesso di parlare con il capitano perché “dormiva e non poteva”. “Stando a quanto riferitomi dallo staff – prosegue ancora nel suo racconto la studentessa – dovevo lasciare il cane fuori e accedere da sola nell’area comune o area bar ristorante, oppure dovevo farmi portare le cose, cibo e acqua, dal mio amico, ledendo la mia morale oltre ad andare contro la legge vigente in merito all’accesso dei cani guida. Inizialmente sono rimasta fuori con il cane, poi indignata dalla situazione e quasi con forza sono rientrata nell’area interna, non potendo però muovermi liberamente per la nave”.

Ha ricevuto la solidarietà di un altro passeggero, ma a quanto pare è servito a poco. La vicenda è stata resa nota da un blog animalista, animebastarde.it, sul quale è intervenuto per stigmatizzare l’accaduto Giuseppe Terranova, vicepresidente nazionale della Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e presidente del Centro Regionale Helen Keller di Messina, dove Vera è stata addestrata, oltre a Loredana Pronio, presidente dell’associazione animalista Feder Fida che si dicono “profondamente turbati e preoccupati per l’insano gesto di discriminazione e di inciviltà, che mortifica gli sforzi per l’inclusione sociale delle persone non vedenti ed ipovedenti, i diritti umani dei soggetti animali”.

“Interpreti anche della coscienza di tutte le persone di buona volontà e rispettose delle regole su cui si fondano il bene comune e la civile convivenza, esprimono sincera solidarietà a Kedrit ed alla sua splendida compagna di libertà Vera, si impegnano a sostenerle – annunciano ancora Terranova e la Pronio - durante l’iter successivo alla denuncia presentata ai carabinieri di Racale (Lecce), costituendosi parte civile contro il comandante della European Voyager della compagnia European Ferries, nonché a svolgere unaintensa campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, affinché l’emblematica vicenda inparola serva a far riflettere per una riscoperta dello stato sociale e per il riconoscimento universale dei diritti umani e dei soggetti animali”.

Fanno rabbrividire le dichiarazioni che Kedrit ha rilasciato al blog Animebastarde.it: “Mi sentivo molto frustrata per tre motivi – ha detto – primo perché la normativa che tutela le persone che vivono la mia situazione spesso non viene rispettata; secondo perché è davvero atroce constatare come la gente tratti la mia Vera, la mia unica gioia; terzo perché nessuno dovrebbe essere maltrattato così come spesso accade a me, nessuno, soprattutto non un disabile”.

Queste, intanto, le dichiarazioni rese all'Ansa da Massimo Prudentino, agente marittimo della European Voyager a Brindisi: “Ho chiesto spiegazioni al comandante della nave Valentis Panagis che mi ha inviato una mail in cui precisa che è per ragioni di sicurezza che a persone che hanno bisogno di assistenza sia assegnato un posto, e in questo caso si è trattato di una sistemazione nel corridoio 6, dove ci sono i salottini, perché in caso di emergenza sia localizzabile e gli si possa fornire subito soccorso”.

“Molto probabilmente – aggiunge Massimo Prudentino – se le cose sono andate così come descritte, c’è stato un fraintendimento. Sicuramente si poteva usare una sensibilità diversa. Ad ogni modo il comandante adesso è in mare, arriverà in serata a Brindisi e ci parlerò personalmente. Sono sicuro che avvierà una procedura interna, ascoltando tutti i membri dell’equipaggio, per comprendere esattamente cosa è accaduto. Quanto alle minacce, che sono inammissibili, ognuno risponde delle proprie eventuali condotte. Non sono comportamenti che fanno parte della cultura civile”.

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