Cronaca

Novemila euro per arrivare a Brindisi stipati nel doppiofondo di un camion

Il racconto di due iracheni dopo la scoperta della polizia di Frontiera: “Partiti all’alba dalla Grecia”

BRINDISI – Novemila euro per raggiungere Brindisi clandestinamente, stipati nel doppiofondo di un camion fermato nel porto dagli agenti della polizia di Frontiera. Immobili, con la paura di non farcela. Di soffocare prima di arrivare a destinazione e lasciarsi alle spalle l’incubo vissuto nella loro terra.

Il racconto dell’odissea

polizia porto di Brindisi-3Un’odissea. Il racconto del viaggio iniziato dalla Grecia arriva da Ahmed e Bilal, due dei sei iracheni scoperti dagli agenti il 14 dicembre scorso: erano nascosti sotto il pianale del cassone del mezzo che sembrava vuoto. Ad insospettire i poliziotti sono stati alcuni bulloni nella parte centrale e un avvitatore con carica batteria. La risposta al perché nella cabina di guida ci fosse quella attrezzattura, è arrivata non appena è stata usata: sollevato il pianale, gli agenti hanno trovato sei persone. C’era anche un minore. Tre avevano la testa rivolta verso la cabina, le altre erano distese in direzione opposta.

Impossibile muoversi. A stento c’era spazio per alzare le braccia. Accanto c’erano delle bottigliette d’acqua. Schiacciati in queste condizioni i sei, tutti di nazionalità irachena ed etnia curda, hanno viaggiato affrontando la distanza da Patrasso, in Grecia, sino a Brindisi.

Le aggravanti contestate

Il pubblico ministero prima e poi il giudice per le indagini preliminari del Tribunale hanno contestato all’autista, un bulgaro di 50 anni, il traffico di clandestini, con ingresso illegale in Italia. Arresto in flagranza di reato e condotto in carcere, a Brindisi, con due  aggravanti ravvisate: la prima legata al numero delle persone, superiore a cinque; la seconda riferita alle condizioni del viaggio perché nel capo di imputazione quel trattamento è stato definito  “disumano e degradante”. Gli iracheni hanno trascorso “molte ore distesi all’interno di un vano stretto, ammassati gli uni agli altri, con poca aria”.

Il prezzo pagato per il viaggio

Il carcere di via Appia, a Brindisi-2Per quel viaggio i due hanno detto di aver pagato in contanti novemila euro. La somma sarebbe stata consegnata a un uomo, un “mediatore” che avrebbe proposto di farli giungere in Italia in maniera clandestina. Ma dovevano pagare. E lo hanno fatto in un casolare abbandonato, in una zona di campagna alle porte di Patrasso, stando al racconto.

Sono partiti all’alba del 13 dicembre, erano più o meno le 5: “Prima ci hanno fatto salire su un monovolume, poi ci hanno portato in una zona di campagna e ci hanno fatto scendere dove c’era un immobile disabitato”. Dopo il pagamento, sono stati portati al camion che li avrebbe portati a Brindisi, dopo l’imbarco su una nave traghetto che copre regolarmente la tratta: “Ci hanno fatto salire e ci siamo nascosti nel doppiofondo”.

L’autista del camion

Così sono rimasti per tutto il tempo, sino alle 15 del giorno successivo, quando il camion è sbarcato ed è stato sottoposto a controllo. I sei hanno detto di non sapere chi fosse l’autista. E l’autista ha dichiarato di non sapere che ci fossero persone nascoste: “Mi avevano detto che il mezzo era vuoto”. Al conducente sarebbero stati riconosciuti 500 euro. Stando a quanto emerso nel corso dell’interrogatorio per la convalida dell’arresto, non sarebbe stato il primo viaggio: un uomo del quale non ha saputo fornire le generalità complete gli avrebbe offerto di fare la spola tra la Grecia e l’Italia per trasportare merce non meglio specificata. Inizialmente avrebbe viaggiato con un carico di lavatrici. Il carico, poi, è diventato umano. Storia agghiacciante scoperta dagli agenti della polizia di Frontiera. Probabilmente non l’unica, purtroppo.

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