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Numerosi i "codice rosso" salvati al Melli: "Ecco perché non deve essere trasformato"

Due bambini salvati da convulsioni nel giro di pochissimi giorni, l'ultimo risale a venerdì scorso, salvati perché se non si fossero recati al Pronto soccorso di San Pietro Vernotico, non sarebbero arrivati vivi a Brindisi

SAN PIETRO VERNOTICO – Due bambini salvati da convulsioni nel giro di pochissimi giorni, l’ultimo risale a venerdì scorso, salvati perché se non si fossero recati al Pronto soccorso di San Pietro Vernotico, non sarebbero arrivati vivi a Brindisi. Parola di medico. Sette pazienti in “codice rosso” anch’essi salvati, 70 “codici gialli” e 123 “codici verdi” gestiti dal primo al 25 marzo.  Migliaia di accessi all’anno, specie dopo la chiusura dell’ospedale di Campi Salentina. I dati parlano da soli e sono stati resi noti da chi nell’ospedale Ninetto Melli di San Pietro Vernotico ci lavora e tocca con mano l’importanza di avere un centro ospedaliero efficiente in un territorio che raccoglie utenze non solo locali ma dai comuni vicini, Torchiarolo, Cellino San Marco, San Donaci ma anche Squinzano e Trepuzzi, Campi Salentina, paesi del Leccese. E anche da Brindisi. Dati che servono, secondo quanto precisa Pancrazio Tedesco, infermiere presso l’ospedale Melli di San Pietro Vernotico e sindacalista della Cgil a “dimostrare” quanto è sbagliata la scelta di trasformare il Pronto soccorso del Melli in Punto di primo intervento e di togliere 90 posti letto, disposizioni decise dal piano di riordino ospedaliero.

“Stiamo qui per salvare vite umane e questo qualcuno ancora non lo ha capito, non è un discorso di campanilismo o di difesa di un L'unità di Pneumologia dell'ospedale Melliposto di lavoro ma di territorio, il nosocomio sampietrano si trova in un punto strategico che serve diversi Comuni, anche quelli del Leccese e anche dello stesso capoluogo. Va potenziato, il Pronto soccorso non può diventare punto di primo intervento e poi punto di primo intervento territoriale (per effetto dell’applicazione della rete di Emergenza-Urgenza, ndr), non può sparire. L’ospedale stesso non può essere trasformato, i 90 posti letto del Melli non possono essere trasferiti altrove, d'altronde dove dovrebbero essere trasferiti? Al Perrino che è già al collasso?”.

Venerdì scorso un bambino di appena due anni è stato portato al Pronto soccorso del Melli in stato di incoscienza, era in preda a convulsioni, i genitori avevano chiamato il 118 ma l’ambulanza doveva arrivare da Brindisi o da Carovigno, troppo tempo. Così la mamma e il papà in preda al panico e al terrore di perdere il proprio bambino hanno deciso di portarlo a San Pietro, al Melli, con la propria auto.

salviamo il melli-2“La situazione era gravissima, al Perrino non sarebbe arrivato vivo – spiega Tedesco – sono stati allertati tutti i (pochi) medici in servizio nella struttura, il piccolo è stato stabilizzato e poi portato a Brindisi per le cure e gli accertamenti del caso. Non si esagera quando si dice che se i genitori non avessero optato per San Pietro ora staremmo qui parlare di altro. Ma questo è solo l’ultimo caso, abbiamo avuto negli ultimi giorni infartuati, persone colpite da edema polmonare e altre emergenze. Tutte salvate in extremis. Il Melli di San Pietro Vernotico è un punto di riferimento, certo la gente forse è ancora legata ad abitudini sbagliate, quella di portare i pazienti direttamente in ospedale senza aspettare l’ambulanza, alcune volte questo può essere pericoloso ma vogliamo metterci nei panni di quelle persone che vedono un parente in fin di vita e non sanno cosa fare? Faremmo tutti così, andremmo all’ospedale più vicino. San Pietro è l’ospedale più vicino per i cittadini di molti paesi. E spesso in quell'ospedale sono state salvate vite umane”.

La comunità sampietrana è in protesta, il comitato “Salviamo il Melli”, nato dopo l'approvazione da parte della giunta regionale del Piano di riordino ospedaliero che riduce manifestazione san pietro ospedale melli-2gli ospedali del Brindisino da 6 a 3, trasformando il Melli in qualcosa che non è ancora stato definito ma che di certo non assomiglierà a un ospedale con reparti, sale operatorie, posti letto, in grado di fronteggiare il flusso di utenze.

Secondo chi lavora nelle strutture sanitarie, chi è a contatto giornalmente con la gente che ha bisogno di cure, trasferire i posti letto da un nosocomio come San Pietro ad altri ospedali significa solo creare più danno e disagi sia alla cittadinanza che alla stessa Asl. Il Perrino è al collasso, questo è noto, il Pronto soccorso è sempre pieno di gente in attesa e le attese durano ore. 

“Prendendo esempio dai codici gialli che, per protocollo devono essere gestiti nel giro di 20 minuti, l’altra sera al Perrino c’erano 14 codici gialli giunti pressappoco intorno alle 14, nel primo pomeriggio, sono stati ricevuti dal medico intorno alle 23. Queste persone non potrebbero essere gestite da altri ospedali? Da San Pietro? Con il Pronto soccorso del Perrino saturo si viene a creare un’altra situazione molto grave che mette a rischio sempre la vita dei cittadini: l’altro giorno al Pronto soccorso di Brindisi c’erano 6 ambulanze del 118 ferme con pazienti all’interno che non potevano o essere lasciati perché non c’erano barelle disponibili. Se in quel momento fosse servita un’ambulanza per una situazione grave come avrebbero fatto? Molte volte la vita delle persone è appesa a un filo e per salvarla servono solo secondi, preziosi”.

Il comitato “Salviamo il Melli” ha già organizzato una manifestazione pubblica contro la “chiusura”, nei giorni scorsi si è recato a Bari a manifestare davanti la sede della Regione Puglia contro il declassamento del Melli, per i prossimi giorni sono previste altre manifestazioni. “Il Melli non si tocca”, è il motto. Ma forse tutti questi sforzi non bastano. 

“Ripeto che dovrebbe essere potenziato, dovrebbe esserci un cardiologo e un ortopedico h24 per permettere di affrontare il primo intervento in caso di attacchi cardiaci e gestire la piccola traumatologia. Si risparmierebbero soldi e tempo e si tutelerebbe la salute dei cittadini. Purtroppo oggi davanti alla possibilità di essere ricoverato in centri troppo lontani da casa ci sentiamo rispondere “Voglio morire a casa mia, metto la firma”. La gente non è più disposta a far sacrificare i famigliari a lunghi viaggi verso ospedali lontani con tutti i disagi e le difficoltà economiche che ne derivano. Spesso ci troviamo a dovere assistere a rifiuti di ricovero in posti lontani. Emiliano, la politica tutta, deve capire l’importanza che ha un ospedale in un territorio e dare la priorità alla difesa della vita umana e non ad altri interessi. A Mesagne abbiamo una Tac nuova e imballata che non si capisce perché non viene messa a disposizione della cittadinanza, il Melli sta perdendo sempre più strumenti, personale sanitario e attrezzature necessarie per lavorare. Il Perrino è saturo. La situazione è drammatica”.

Chi paga le conseguenze poi sono sempre coloro che non hanno la possibilità di farsi curare privatamente. “Se nessuno, tra chi ha potere, vuole capire che non si può sottovalutare l’importanza del Melli, allora, forse, l’unica strada giusta da adottare è quella intrapresa dal sindaco di San Pietro: fare ricorso al Tar”. 

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