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“Acque Chiare, illeciti di Comune e Regione: nuova diffida per danni”

I proprietari delle villette tornano a chiedere il risarcimento di mezzo milione a testa: "Evidente responsabilità in solido dei due Enti, mai istituto il Comitato di vigilanza sull'attuazione dell'accordo di programma". Interrotta la prescrizione sul piano civile

BRINDISI – “Esiste una evidente responsabilità del Comune di Brindisi e della Regione Puglia derivante all’espletamento di un’attività amministrativa illegittima nella vicenda Acque Chiare, in conseguenza della quale è stato subito un danno ingiusto, di natura patrimoniale e non, ad oggi quantificabile in misura non inferiore a mezzo milione di euro”.

La protesta dei proprietari delle villette di Acque Chiare

Parte dai legali dei proprietari delle villette all’interno del villaggio costruito in località Torre Testa, una nuova diffida indirizzata ai due Enti locali per ottenere “l’integrale risarcimento in via solidale dei danni patiti e patiendi” da quando il complesso è stato posto sotto sequestro, alla fine del mese di maggio del 2008, su richiesta della Procura di Brindisi, nell’ambito dell’inchiesta sulla lottizzazione abusiva contestata anche agli acquirenti delle unità immobiliari. Le villette, nella prospettazione dell’accusa, non potevano essere residenze da destinare al mercato per la vendita, ma erano state concepite e autorizzate come residence a corredo dell’albergo, stando a quanto previsto nell’accordo di Programma sottoscritto tra Comune di Brindisi e Regione Puglia.

Se sul piano penale si attende la pronuncia della Cassazione, su quello civile gli avvocati hanno scritto ai legali rappresentanti dell’Amministrazione cittadina e della Regione, in modo tale da interrompere la prescrizione visto che la diffida risalente al 2012 “è rimasta a tutt’oggi priva di riscontro”. Silenti, stando a quanto sostengono i legali, sono rimasti sia a Palazzo di città che a Bari. Cinque anni dopo, sono tornati alla carica, con un conto più pesante sul piano economico poiché vanno aggiunti interessi legali e rivalutazione monetaria, alle voci base costituite dal costo a suo tempo sostenuto per l’acquisto degli immobili, dalle spese per la manutenzione, sino ad arrivare all’Ici e alla Tarsu, imposte e tasse regolarmente versate pur in mancanza dell’uso. Le ultime diffide in ordine di tempo sono arrivate a destinazione nei giorni scorsi. Gli importi chiesti in pagamento per singolo proprietario partono da un minimo di 200mila euro e arrivano a un massimo di 600mila.

Al di là della buona fede degli acquirenti, nodo che resta pendente in Appello per lo meno per una parte dei proprietari che attendono una pronuncia nel merito non accontentandosi della prescrizione, quel che evidenziano gli avvocati è che ci sono “pregiudizi patrimoniali riconducibili non solo alla società costruttrice”, vale a dire la Acque Chiare srl, a cui la nuova diffida è stata ugualmente spedita.  “Derivano anche dall’azione illecita di Regione e Comune nell’esercizio delle rispettive funzioni amministrative”, si legge in una delle missive. “E’ indubbio – e la lettura degli atti dell’inchiesta penale lo supporta pienamente – che il rilascio di una serie di provvedimenti autorizzativi poi rilevatisi illegittimi abbia concorso nella verificazione dei danni patiti” dai proprietari.

Secondo i legali i “danni si sarebbero potuti evitare se le Amministrazioni preposte avessero diligentemente espletato le proprie funzioni di controllo, tra cui quella di istituire tempestivamente il Comitato di vigilanza che avrebbe dovuto monitorare annualmente la corretta e legittima attuazione dell’accordo di programma relativo alla costruzione del villaggio Acque Chiare”. Regione e Comune, per questo, sono stati diffidati all’”integrale risarcimento danni in via solidale”. Si aspettano risposte.

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