Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Nuova perizia balistica a Milano per il serial killer di Ceglie

CEGLIE MESSAPICA – La Corte di Assise di Milano ha dato incarico per una nuova perizia balistica sui proiettili utilizzati dal serial killer di Rho per uccidere un dipendente del Petrolchimico di questo centro e ferirne altri quattro (uno rimase paralizzato), e il proiettile con il quale fu ferita ad Ostuni la signora Concetta Andriola. Una vicenda incredibile quella che ruota attorno a Leonardo Tanzarella, 76 anni, nativo di Ceglie Messapica, accusato di essere il killer, il cui avvocato Cesare Cicorella ha chiesto la nuova perizia.

Leonardo Tanzarella

CEGLIE MESSAPICA - La Corte di Assise di Milano ha dato incarico per una nuova perizia balistica sui proiettili utilizzati dal serial killer di Rho per uccidere un dipendente del Petrolchimico di questo centro e ferirne altri quattro (uno rimase paralizzato), e il proiettile con il quale fu ferita ad Ostuni la signora Concetta Andriola. Una vicenda incredibile quella che ruota attorno a Leonardo Tanzarella, 76 anni, nativo di Ceglie Messapica, accusato di essere il killer, il cui avvocato Cesare Cicorella ha chiesto la nuova perizia.

Tanzarella si trasferì a Rho dopo una condanna per un duplice tentato omicidio compiuto in età giovanile a Ceglie Messapica, e tornava in vacanza di tanto in tanto ad Ostuni dove possiede una casa. Questo signore, distinto, taciturno, meticoloso, nel febbraio 2007 a Ostuni esplode un colpo di pistola calibro 7,65 alle spalle della Andriola, sua vicina di casa, con la quale non c'è molto feeling, e la ferisce gravemente. Ma la donna non muore e mentre cade per terra si gira e riconosce il feritore.

Non c'è scampo per l'anziano e distinto cegliese. Dopo alcune ore viene arrestato. La pistola, però, è scomparsa e le ricerche sono vane. Il luogo in cui dice di averla gettata viene setacciato in lungo e largo senza alcun risultato. Il sospetto postumo, quando i poliziotti diretti dall'allora dirigente del commissariato, vicequestore Eliseo Nicolì, è che l'abbia nascosta per magari utilizzarla in altre occasioni.

Per quel tentativo di omicidio Leonardo Tanzarella viene condannato a quattordici anni di carcere nell'ottobre del 2008. Sentenza confermata in Appello lo scorso 13 gennaio. Nel frattempo, però, la vicenda di quest'uomo assume risvolti imprevedibili. Nicolì comincia a scavare nel suo passato. Scopre che a Ceglie, da giovane, tentò di ammazzare la cognata e un'amica. Scopre anche che negli anni di Rho (la sua famiglia, moglie e figlio vivono ancora lì), quando lavorava al Petrolchimico, fu sospettato di essere il serial killer.

Ma non emerse nessun elemento a carico di Tanzarella, e nemmeno il guanto di paraffina diede risultato positivo. Tanto che tutti gli episodi finirono archiviati ad opera di ignoti. Il vicequestore Nicolì però aveva fiutato qualcosa di strano in quell'uomo meticoloso. Si mise a scavare sui fatti di sangue di Rho. Scoprì che la descrizione fatta dai pochi testi era sempre la stessa: una persona magra e longilinea, con un impermeabile, guanti. Agiva sempre di mattina molto presto, quando era ancora buio, o di sera tardi. E colpiva le vittime sempre spuntando dalle loro spalle.

Colpo di fortuna per l'investigatore ostunese fu che tra i reperti erano ancora conservati i bossoli dell'arma cal. 7,65 utilizzata per gli agguati di Rho. La comparazione con quello trovato a Ostuni fu immediatamente fatta. E il perito balistico stabilì che a sparare era stata la stessa arma. Sia a Rho per ammazzare Enrico Melena e ferire quattro colleghi di lavoro, sia a Ostuni per ferire Concetta Andriola. Anche nella Città bianca il killer aveva addosso un impermeabile. Ma mentre a Rho aveva sempre agito con il favore del buio, a Ostuni aveva dovuto sparare con la luce del giorno.

Una piccola leggerezza che ha fatto crollare la perfezione del killer. Del serial killer che aveva sparato per ben cinque volte alla periferia di Milano, al cross killer che si era spostato a Ostuni per tornare a uccidere. Perché Andriola, secondo l'accusa, era destinata a morire. Tanzarella non sparò per ferirla ma voleva uccidere, cosi come a Milano, e solo il caso ha voluto che delle sei potenziali vittime solo una sia morta.

Il movente? Nella mente del killer si accendeva la spia rossa quando riteneva che i colleghi di lavoro, o la vicina di casa (come ad Ostuni) lo deridessero o non avessero rispetto di lui. Con l'Andriola non aveva un buon rapporto perché riteneva che la donna lasciasse i propri rifiuti dinanzi alla porta della sua abitazione. Prescritti i tentati omicidi commessi a Rho, il sostituto procuratore di Milano Francesca Celle ha riaperto il fascicolo per l'omicidio di Melena (reato che non si prescrive) e il processo si sta svolgendo dinanzi alla Corte di Assise (presidente Filippo Grisella), che ha affidato l'incarico per la nuova perizia balistica. Nel processo si è costituita parte civile Norma De Luca, vedova di Enrico Melena, con l'avvocato Manuele Marcassoli.

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