Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Nuova tegola per i lavoratori ex Nubile, chiesto incontro con la sindaca

Ennesima tegola per gli ex dipendenti della ditta Nubile, nei confronti dei quali l'Inps ha sospeso il versamento dell'indennità di disoccupazione Naspi, dopo averla irrogata per le mensilità di aprile e maggio

Foto di repertorio

BRINDISI – Ennesima tegola per gli ex dipendenti della ditta Nubile, nei confronti dei quali l’Inps ha sospeso il versamento dell’indennità di disoccupazione Naspi, dopo averla irrogata per le mensilità di aprile e maggio. Il motivo? La società, da quanto appreso dai lavoratori, non ha versato i contributi previdenziali riguardanti i mesi di gennaio, febbraio e marzo.

Una delegazione composta da 7 dei 41 dipendenti (26 della platea storica legati alla Nubile con contratto a tempo determinato, oltre a 16 colleghi che erano stati assunti con contratto a tempo determinato, di cui 4 licenziati nel luglio 2015 e 12 rimasti a casa lo scorso novembre) stamani si è recata presso la sede dell’ente previdenziale per avere dei chiarimenti.  E la risposta è stata chiara. “Finché l’azienda non si mette in regola con i contributi – spiega un rappresentante dei lavoratori, Bruno Modesto, del sindacato Uil – l’Inps deve tenere in sospeso le indennità di disoccupazione (pari al 60 per cento dello stipendio mensile, ndr)”.

I lavoratori, come previsto dalla normativa vigente, hanno diritto alla Naspi per un paio d’anni, a decorrere dall’interruzione del rapporto lavorativo con l’azienda (avvenuta alla fine di marzo). Dopo aver lasciato l’Inps, la delegazione ha avuto un incontro con il consigliere comunale di maggioranza Pietro Guadalupi (Cor), da sempre vicino alla loro vertenza. Questi a sua volta li ha messi in contatto telefonico con la sindaca Angelo Carluccio. “Il primo cittadino – spiega ancora Modesto – ha dato la propria disponibilità ad incontrarci. Conosce la nostra situazione ma ci ha chiesto un paio di giorni per documentarsi meglio, sentendosi anche con i rappresentanti della ditta alla quale sono stati affidati l’impianto di Cdr e la discarica di Autigno (la partecipata Amiu di Bari, ndr)”.

Il punto è che entrambi i siti, sotto sequestro nell’ambito di due diverse inchieste condotte dalla Procura di Brindisi (quella riguardante l’impianto di Cdr sfociò lo scorso febbraio nell’arresto dell’ex sindaco Mimmo Consales e dell’ex amministratore della Nubile, Luca Screti; quella sulla gestione della discarica di Autigno vede fra gli indagati, oltre allo stesso Screti, per il quale si procede separatamente, anche rappresentanti di Comune, Provincia ed Arpa), sono fermi da mesi.

Va ricordato infatti che lo scorso giugno il Tar ha stoppato la gara per la rimozione del percolato dalla discarica di proprietà del Comune di Brindisi, accogliendo un ricorso presentato dalla società classificatasi seconda, la Ecolservizi di Ostuni, contro la Idrovelox di Carmiano, che chiedeva l’annullamento della gara per la bonifica del sito. annullando l’aggiudicazione per la bonifica del sito. L’impianto di Cdr, invece, di fatto è fermo dallo scorso dicembre e ancora non è chiaro quando partiranno i lavori che dovrebbero renderlo nuovamente operativo.

Lo scenario poi è ulteriormente complicato dall’avviso di garanzia con l’accusa di interruzione di pubblico servizio notificato la scorsa settimana a 14 dipendenti ex Nubile, a seguito di una protesta che ebbe luogo lo scorso 15 gennaio all’esterno dell’impianto di Cdr, al cui interno sarebbero dovuti entrare i mezzi dell’Amiu per intraprendere le operazioni di svuotamento del cantiere da tonnellate di rifiuti. Per i 41 lavoratori, insomma, in gran parte padri di famiglia con affitti, mutui e spese varie da sostenere ogni mese, la situazione è drammatica.

Per questo Bruno Modesto, in  rappresentanza dei suoi colleghi, si appella alla magistratura affinché “prenda in mano questa situazione”. “Non è giusto che i rifiuti prodotti dal capoluogo e dagli altri comuni dell’Aro/Br 2 vadano a finire altrove - afferma Modesto – con gli impianti che abbiamo qui nella nostra provincia. Non è giusto soprattutto nei confronti dei brindisini, costretti a pagare la Tari (Tassa sui rifiuti) più alta d’Italia”. 

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