Cronaca

Nuove case popolari al Paradiso, ricorso al Tar dell’impresa leccese

Mello srl chiede l’annullamento dell’aggiudicazione in favore della società Brindisina New House dell’ex terzino della Nazionale, Antonio Benarrivo. Appalto del valore di oltre cinque milioni di euro, 50 alloggi da costruire distribuiti in due palazzine

BRINDISI – Approda davanti ai giudici del Tar l’appalto del valore di oltre cinque milioni di euro, indetto dal Comune di Brindisi per la costruzione di 50 case popolari nel rione Paradiso: l’impresa Mello di Lecce ha presentato ricorso chiedendo l’annullamento dell’aggiudicazione in favore della New House di Brindisi, dell’ex terzino nella Nazionale Antonio Benarrivo.

La sede del Tar di LecceI legali della srl, sede legale a Lecce, chiedono la sospensione cautelare in modo tale da congelare l’iter prima della discussione nel merito. E l’Amministrazione cittadina, dal canto suo, anche in questo caso è costretta a giocare in difesa, peraltro a 24 ore dall’udienza fissata per la pronuncia sull’istanza cautelare.

La Giunta Carluccio questa mattina ha dovuto deliberare prima di ogni altra cosa la costituzione in giudizio, con affidamento dell’incarico agli avvocati interni Francesco Trane, capo dell’ufficio legale e autore della relazione presentata agli assessori, e Monica Canepa. Domani, quindi, saranno presenti di fronte ai giudici della sezione di Lecce per ribadire la legittimità degli atti assunti dal Comune, alla scadenza del bando indetto il 5 agosto 2015 per realizzare nuovi alloggi popolari nel rione Paradiso, nei pressi della zona commerciale La Torretta, tra via Monti e via Croce, dove si trovano le case Antiracket destinate alle forze dell’ordine. Il progetto prevede due palazzine.

I legali della società Mello, al contrario, censurano le decisioni dell’Ente sostenendo che la srl è stata esclusa senza motivo, dopo essere risultata aggiudicataria in via provvisoria, come risulta dal verbale di gara dell’8 aprile 2016. La decisione di segno opposto, quella cioè dell’esclusione è datata 18 maggio, a seguire la determina di aggiudicazione definitiva in favore della brindisina New House srl, della quale però i legali sostengono di non conoscere né gli estremi né la data (“non noti”, si legge nel ricorso).

In nome e per conto della Mello, quindi, chiedono ai giudici di pronunciare la “declaratoria di inefficacia del contratto d’appalto, nel caso in cui sia stato già stipulato” e la “condanna del Comune a disporre il subentro della ricorrente”. In subordine è stato chiesto il risarcimento del danno per equivalente.

Il Comune di Brindisi punta sul nuovo complesso per ultimare l’operazione di riqualificazione urbana nella zona del rione Paradiso, allo scopo di archiviare una volta per sempre il passato raccontato dalle baracche di Parco Bove. Dal passato rinviene la volontà politica dell’intervento, poiché il primo passo mosso in questa direzione risale niente di meno che a 14 anni addietro, stando agli atti dell’Ente dai quali spunta una delibera del Consiglio del 2002

Il sì alla riqualificazione, infatti, venne espresso dal Consiglio comunale nella seduta del 12 febbraio 2002, quando a Palazzo di città c’era la giunta di centrosinistra – post ribaltone – con fascia tricolore indossata da Giovanni Antonino, e si pensò al cosiddetto piano di zona 167. Tempi della politica in uno con quelli della burocrazia, fatto sta che di quel progetto si è tornati a parlare nel 2009 per una “integrazione”, sempre nell’ottica della promozione di “edilizia residenziale sociale nel Comune di Brindisi” e poi l’anno scorso, quando l’Amministrazione Consales ha approvato lo schema di protocollo d’intesa con la Regione Puglia, in seguito ammesso al “finanziamento nell’ambito del programma coordinato per l’attuazione del piano nazionale di edilizia abitativa. 

Il progetto tecnico ha ricevuto il via libera il 13 novembre 2014, con la previsione di un intervento su un’area di proprietà del Comune di Brindisi, compresa tra via Monti, via Croce e via della Torretta: i 50 alloggi richiedono un investimento complessivo di cinque milioni e 942.627 euro, somma che il Comune è riuscita a reperire seguendo tre strade, innanzitutto quella che ha portato all’accesso ai Fondi Stato-Regione per tre milioni e 639.788 euro, quindi quella che ha garantito un finanziamento integrativo dalla Regione Puglia per un milione e 302.839 e infine quella che ha portato alla richiesta e alla concessione di un mutuo alla Cassa depositi e prestiti  per un milione.

L’importo a base d’asta è di 4.805.129,24 euro a cui devono essere aggiunti 200.407,54 euro per l’attuazione dei piani di sicurezza che non sono soggetti a ribasso. Devono essere considerati gli “allacciamenti ai pubblici servizi per 40mila euro, gli imprevisti, le sistemazioni esterne e la demolizione dei fabbricati di Parco Bove per 211.574,54”, quindi le “spese tecniche di progettazione per 99.962, il collaudo statico e tecnico-amministrativo per 30mila, le spese per denuncia al Nceu per 30mila, altre spese per accertamenti di laboratorio per 20mila, le spese di pubblicità di gara e oneri per cinquemila e infine l’Iva al dieci per cento pari a 500.553,68 euro”. 

Il termine per “l’esecuzione dei lavori è previsto in 490 giorni, naturali e consecutivi decorrenti dalla data del verbale di consegna”. Il ricorso al  Tar potrebbe allungare i tempi.


 

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