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Cronaca

Imprenditori uccisi, la moglie di Spada conferma: "Vidi Enrico Morleo vicino casa"

Nuova udienza del processo. La difesa di Cosimo Morleo propone una pista investigativa alternativa. Respinta la richiesta di confronto fra Enrico e il fratello Massimiliano Morleo, collaboratore di giustizia

BRINDISI – Paola Annicchiarico lo ha ribadito: era Enrico Morleo l’uomo che la sera del 19 novembre 2001 si appostò nei pressi della sua abitazione al rione Casale, poco prima che il marito, Sergio Spada, venisse sequestrato, mentre si accingeva a varcare la soglia del cancello di casa, alla guida della sua auto. La moglie dell’imprenditore è stata ascoltata nuovamente stamattina (martedì 11 giugno) presso l’aula Metrangolo del tribunale di Brindisi. La nuova udienza del processo sugli omicidi degli imprenditori Salvatore Cairo e Sergio Spada è stata dedicata alle richieste di ammissione di prova.

La corte d’assise del tribunale di Brindisi presieduta dal giudice Maurizio Saso (a latere Adriano Zurlo) ha accolto l’istanza di nuovo esame di Paola Annicchiarico formulata dall’avvocato Emanuela Sborgia, legale della medesima parte civile. Respinta la richiesta dell’avvocato Giacinto Epifani, difensore di Enrico Morleo, di un faccia a faccia fra il suo assistito e il collaboratore di giustizia Massimiliano Morleo, che con le sue rivelazioni ha impresso una svolta al cold case, accusando i fratelli. L'unica richiesta accolta, per quel che riguarda il collegio difendivo, è quella dei difensori di Cosimo Morleo (Luca Leoci ed Elvia Balmonte) che hanno chiesto l’esame del vice questore Vincenzo Zingaro, all’epoca dei fatti vice dirigente della Squadra Mobile di Brindisi, per vagliare una pista investigativa alternativa che affiorò 20 anni fa, dopo l’omicidio di Spada, senza avere seguito.

Gli avvocati Leoci, Belmonte ed Epifani

Iniziata intorno alle 10.15, l’udienza è andava avanti fino alle 14.40, quando la corte ha sciolto la riserva sulle istanze delle parti. Cosimo ed Enrico Morleo erano collegati in videoconferenza dalle case circondariali di Voghera e Palermo. Presenti in aula dei parenti di Salvatore Cairo e la moglie e un figlio di Sergio Spada. Le parti civili sono assistite dagli avvocati Karim Pantaleo, Emanuela Sborgia, Maurizio Scardia, Oreste Nastari, Giuseppe Guastella, Giorgia Quarta. 

I due delitti

Cairo e Spada sono stati uccisi rispettivamente il 6 maggio 2000 e il 20 novembre 2001. Secondo l’accusa sostenuta dal pm della Dda di Lecce, Milto Stefano De Nozza, l’esecutore materiale di entrambi i delitti sarebbe Enrico Morleo, che avrebbe agito su commissione di Cosimo. Il motivo? liberarsi di due scomodi concorrenti nel settore dei casalinghi.  Ai due viene contestata anche l’aggravante del metodo mafioso.

Enrico Morleo ha confessato, in aula, di aver fatto a pezzi e gettato in un pozzo il cadavere di Cairo, a suo dire trovato già privo di vita, con un coltello affianco, nel deposito di legna gestito dal fratello Cosimo, ma ha sempre negato di aver ucciso l’imprenditore, dichiarandosi del tutto estraneo all’omicidio di Spada. Lo ha fatto anche stamattina. “Sono innocente – ha dichiarato Enrico, nel rendere dichiarazioni spontanee – sono accusato ingiustamente”. Cosimo professa la sua totale innocenza rispetto a entrambi i delitti e nega anche la sussistenza del movente di tipo economico. “Non è vero – ha dichiarato nel corso dell’udienza dello scorso 16 aprile – che puntavo al monopolio”.

Le produzioni documentali della Procura

L’udienza odierna si è aperta con l’esame di una teste convocata dai difensori di Cosimo Morleo. Si tratta di una donna che ha prestato servizio in un due attività gestite dallo stesso Cosimo Morleo: un bar al rione Commenda, passato di proprietà anni fa, e un distributore di benzina. Poi le parti hanno presentato le loro richieste.

Milto Stefano De Nozza-4

Il Pm De Nozza ha chiesto (e ottenuto) la produzione documentale inerente un sopralluogo della polizia scientifica presso un capannone nella zona industriale di Brindisi, distrutto da un attentato dinamitardo, un paio di giorni prima dell’inaugurazione. L’immobile, già utilizzato da un’azienda di cui era socio Cairo, era stato acquistato da una società di Sergio Spada. L’ordigno fu piazzato dopo l’uccisione dell’imprenditore. Semaforo verde anche ad altre richieste dell’accusa, fra cui la produzione di documenti riguardanti: la cessione del bar di Cosimo Morleo al rione Commenda; una prova relativa alla vendita di un terreno di proprietà di Enrico Morleo, che secondo la tesi difensiva sarebbe all’origine del credito rivendicato dallo stesso Enrico nei confronti del fratello Cosimo, a differenza dell’ipotesi accusatoria, che ha individuato in quella somma il corrispettivo promesso a Enrico, in cambio dell’uccisione dei due imprenditori; il verbale sulla misura di sorveglianza a carico di Massimiliano Morleo, che sconfesserebbe la tesi difensiva secondo la quale il collaboratore di giustizia, all’epoca dei fatti, fosse sempre presente presso la legnaia in cui fu ucciso Salvatore Cairo.

L'esame della moglie di Spada

Sul fronte delle parti civili, l’unica istanza è stata quella dell’avvocato Sborgia, che ha ottenuto, nonostante l’opposizione degli avvocati difensori, un nuovo esame di Paola Annicchiarico.

La moglie di Spada aveva già effettuato un riconoscimento fotografico di Enrico Morleo. Oggi lo ha confermato, sulla base del sopralluogo effettuato lo scorso 21 dicembre fra il vecchio deposito di legna e il pozzo in cui Enrico ha confessato, conducendovi la corte, di aver occultato i resti di Cairo. Dopo averlo osservato in movimento, Annicchiarico ha riferito di essere certa che fosse proprio Enrico Morleo l’uomo che la sera del 19 novembre 2001 notò vicino alla sua abitazione.

Pista investigativa alternativa

L’altra richiesta accolta è quella formulata dall’avvocato Belmonte, che ha chiesto l’esame del vicequestore Zingaro, in riferimento a un possibile collegamento fra l’omicidio di Francesco Macchia, un uomo residente nel Barese il cui cadavere fu rinvenuto a Rosa Marina (Ostuni), e l’omicidio di Spada. “Questa pista investigativa – sostiene l’avvocato Belmonte in aula – non è mai stata coltivata. I due omicidi (quello di Cairo e quello di Spada, ndr) possono essere determinati da cause diverse”. La legale, insomma, chiede che si valutino anche altri scenari.  

No al confronto fra i due fratelli

Bocciata, invece, la richiesta di confronto fra Enrico e Massimiliano Morleo, formulata dall’avvocato Epifani. “L’esame testimoniale di Massimiliano Morleo – sostiene il legale – stride con quanto riferito da Enrico”. Stando alle dichiarazioni di Massimiliano, il fratello Enrico gli avrebbe confidato di aver fatto un “guaio”, riguardo all’omicidio Spada. Il professionista ricorda che il suo assistito si è sempre professato innocente rispetto a questo delitto. “Occorre rispettare che il processo  - sostiene l’avvocato - venga fatto nel pieno rispetto del principio del contraddittorio. Se una persona dovrà essere condannata all’ergastolo, ha diritto di difendersi”.

Il confronto, però, non si farà, così come non è stata accolta la richiesta di esame (formulata sempre dall'avvocato Epifani) di un investigatore privato che ha svolto indagini difensive sullo stato dei luoghi prossimi all’abitazione di Spada, a proposito del riconoscimento di Enrico Morleo effettuato da Paola Annicchiarico. La prossima udienza si svolgerà il 17 settembre. 

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