Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca

Omicidi Scu, ergastoli anche in Appello per Campana, Cantanna e Gagliardi

Sentenza della Corte d’Assise di Lecce: cinque ore di camera di consiglio per confermare il verdetto di primo grado sulle esecuzioni di Toni D’Amico, ucciso sulla diga, e di Tommaso Marseglia

Francesco Campana il giorno dell'arresto

BRINDISI – Carcere a vita confermato dalla Corte d’Assise d’Appello di Lecce per gli imputati Francesco Campana e Carlo Gagliardi, accusati in concorso dell’omicidio di Toni D’Amico, fratello dell’ex “Uomo tigre” della Scu, e per Carlo Cantanna, riconosciuto colpevole dell’esecuzione di Tommaso Marseglia.

Carlo GagliardiIl verdetto con condanna all’ergastolo sui fatti di sangue di stampo mafioso è stato pronunciato nel tardo pomeriggio di oggi, 26 giugno 2017, dopo cinque ore di camera di consiglio, in accoglimento delle richieste di “fine pena mai” consegnate dal procuratore generale in linea con la sentenza di primo grado.

Novanta giorni per il deposito delle motivazioni che i difensori Cosimo Lodeserto per Campana, Raffaele Missere per Cantanna e Massimo Murra per Gagliardi (l'imputato nella foto accanto) hanno già anticipato di voler impugnare con ricorso in Cassazione sostenendo che le dichiarazioni rese in questo processo dai pentiti siano “circolari” e alimentate dalla lettura di provvedimenti di arresto e di articoli di giornale.

Credibili, evidentemente, restano i collaboratori per la Corte d’Assise d’Appello che ha ribadito la colpevolezza dei tre imputati, arrestati nell’inchiesta chiamata Zero, dopo le rivelazioni di ex affiliati del sodalizio di stampo mafioso. Quei verbali, secondo l’accusa, hanno ridotto a zero i segreti della Scu e hanno portato in carcere killer e mandanti sino a diventare motivi di condanna in primo grado.

Determinante, secondo il pg, è stato il contributo offerto dall’ultimo pentito, Sandro Campana, fratello minore di Francesco, passato dalla parte dello Stato nel mese di luglio 2015: in questo processo sono stati l’uno contro l’altro.  Sandro Campana, anche in udienza a Brindisi, nel corso del dibattimento dinanzi alla Corte d’Assise, ha offerto il suo contributo sostenendo che proprio il fratello Francesco sparò con un fucile calibro 12 alle spalle di Toni D’Amico, impegnato a pescare sulla diga di Punta Riso, a Brindisi, la sera del 9 settembre 2001. L’ultimo colpo venne esploso in faccia. Per raggiungere il punto, Campana usò una moto condotta da Gagliardi, accusato dell’omicidio in concorso.

Una vecchia foto di Carlo CantannaDoveva essere una vendetta perché l’Uomo tigre stava “parlando” svelando i nomi degli affiliati alla Scu. Era il periodo iniziale della collaborazione. Massimo D’Amico è parte civile e ha chiesto un euro a titolo di risarcimento danni simbolico. Parte civile è anche il Comune di Mesagne, mentre Brindisi è assente.

 Per l’omicidio di Tommaso Marseglia, unico imputato è Carlo Cantanna (a sinistra in una vecchia foto): per la Dda, per la Corte d’Assise di Brindisi e per il pg di Lecce fu “mandante ed esecutore materiale dell’omicidio” avvenuto il 21 luglio 2001 a San Vito dei Normanni. Il movente: doveva lavare l’onta di uno schiaffo ricevuto durante una lite: gli uomini di Cantanna infatti in precedenza avevano operato a San Vito all'insaputa di "Masino Gioia". Marseglia venne freddato mentre rientrava a casa da Specchiolla. In Appello l’accusa è stata confermata con conseguente condanna. Tutti e tre gli imputati erano presenti in videoconferenza.

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