Cronaca

Omicidio Delle Grottaglie, Appello bis: nuova richiesta di ergastolo per due brindisini

Il Pg: "Antonio Campana e Carlo Gagliardi lo uccisero per favorire la frangia mesagnese della Scu". Incastrati dal pentito Ercole Penna. Il processo a Taranto dopo il rinvio della Cassazione sulla premeditazione. La difesa: "Aggravante da escludere". Agli atti anche intercettazioni con Sandro Campana, ora collaboratore

BRINDISI – Processo bis in Appello per l’omicidio di Massimo Delle Grottaglie avvenuto il 16 dicembre 2001 e nuova richiesta di condanna all’ergastolo per i due imputati: per Carlo Gagliardi e Antonio Campana, fratello di Francesco e del pentito Sandro, stamattina è ripartito il giudizio di secondo grado, dopo l’annullamento della Cassazione sulla premeditazione contestata dalla Dda di Lecce.

Massimo Delle Grottaglie, fu assassinato nel dicembre del 2001Gli Ermellini il 5 febbraio 2015 si sono pronunciati sul ricorso dei difensori Ladislao Massari e Massimo Murra in relazione all’aggravante addebitata agli imputati nella sentenza del gup, confermata in Appello, e disposero un nuovo processo, davanti ad altra Corte, quella di Taranto (dopo quella di Lecce). Saranno, quindi, i giudici tarantini a pronunciarsi sulla premeditazione e sul trattamento sanzionatorio per gli imputati che oggi erano presenti in udienza, in videoconferenza.

Il procuratore generale presso la Corte di Taranto ha chiesto di nuovo la condanna al carcere a vita per entrambi, sulla base dei verbali resi dai pentiti da leggere in abbinamento ad alcune intercettazioni telefoniche ascoltate dagli inquirenti all’indomani della denuncia di scomparsa presentata dalla moglie di Delle Grottaglie. In particolare, quella tra i due fratelli Campana, Antonio e Sandro.

La denuncia risale al 21 dicembre 2001. Tre giorni più tardi gli agenti del commissariato di Mesagne, dove viveva Delle Grottaglie, si presentarono nella sua abitazione per notificargli un’ordinanza di arresto legata all’inchiesta chiamata Mediana, sull’esistenza dell’associazione di stampo mafioso, la Sacra Corona Unita. Da scomparso divenne latitante. In realtà già cadavere, stando a quel che ha sostenuto il collaboratore Ercole Penna e ancor prima Simone Caforio e Fabio Panico, anche questi annoverati nelle fila dei pentiti.

I resti di Delle Grottaglie furono rinvenuti il 16 dicembre 2001, in località Campolisio, sulla strada che conduce Presicce a Lido Marini, nel Salento. Erano stati nascosti sotto una lastra di cemento che per puro caso finì sotto i piedi di un passante che diede immediatamente l’allarme.

 Antonio CampanaPCarlo Gagliardier i pubblici ministeri titolari del fascicolo, Cataldo Motta, Guglielmo Cataldi e Alberto Santacatterina, Antonio Campana e Carlo Gagliardi: “in concorso tra loro, con premeditazione” avrebbero “cagionato la morte di Massimo Delle Grottaglie, avvalendosi della condizioni previste dall’articolo 416-bis (associazione di stampo mafioso, ndr), al fine di agevolare la frangia mesagnese della Sacra Corona Unita capeggiata da Francesco Campana, cui all’epoca tutti appartenevano”. In questa ricostruzione, i due imputati hanno agito “esplodendo nei confronti di Delle Grottaglie numerosi colpi di arma da fuoco e hanno occultato successivamente il cadavere”.

L’accusa, quanto al movente, ritiene possibile la vendetta per due ordini di motivi: innanzitutto per contrasti interni al gruppo nella gestione delle attività, in secondo luogo per punire una volta e per sempre una delle persone che in quel periodo venivano date come “vicine” agli ambienti delle forze dell’ordine. In un caso e nell’altro doveva pagare con la vita. Doveva essere messo a tacere una volta e per sempre.

Si diceva che Delle Grottaglie era confidente degli investigatori e che avrebbe avuto un ruolo nella cattura di Francesco Campana, avvenuta nei primi anni 2000, in una località sul  lago di Garda. E si diceva anche che doveva del denaro al clan Campana, debito mai estinto.

Ercole PennaCos’ha detto Penna? Nel verbale è scritto quanto segue: "Dell'omicidio Delle Grottaglie mi ha parlato anche Sandro Campana successivamente alla sua scarcerazione avvenuta fra il maggio 2006 e l'inizio del 2007. In tale occasione mi manifestò di essere preoccupato poiché in occasione del ritrovamento del cadavere aveva parlato imprudentemente al telefono facendo cenno a tale avvenimento e dimostrando così di esserne a conoscenza, avvisando qualcuno del ritrovamento”. Ancora: “Non so chi fosse l'interlocutore di tale telefonata perché Sandro non me lo disse, ma fece cenno al fatto di avere parlato di cozze, o qualcosa di simile, termine che evidentemente costituiva un codice per evitare di fare cenno direttamente all'omicidio. Sandro mi disse di avere commesso in tale occasione una leggerezza...".

E’ possibile che dell’omicidio Delle Grottaglie abbia parlato anche Sandro Campana, l’ultimo dei pentiti della Scu, per il quale il periodo delle dichiarazioni è in dirittura d’arrivo. Ma al momento i verbali del collaboratore sui fatti di sangue sono tutti secretati.

Quanto alle intercettazioni, quella ritenuta di rilievo venne ascoltata il giorno successivo al ritrovamento del cadavere, il 17 dicembre 2001, intorno alle 17. Sandro chiama Antonio: “Là dove non prende il telefono, sono andate le visite, sai”. Ma l’interlocutore non capisce e viene rimproverato: “Tu, ci vuole parecchio a capire. E come devo spiegartelo che là i cardetti, là li hanno zappati, hai capito?Hanno trovato le cozze”.

ladislao massari-2Gli avvocati Ladislao Massari e Massimo Murra, allora come ora respingono l’accusa spiegando che in realtà i “cardetti” siano altra cosa: “Armi nascoste in un borsone, poi effettivamente trovato nel territorio di San Vito dei Normanni, per il quale è stato condannato in via definitiva Antonio Campana”.

Oggi in udienza hanno chiesto l’esclusione della premeditazione e dell’ergastolo.

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