Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca San Vito dei Normanni

“L’omicidio Marseglia fu opera di Carlo Cantanna e di un suo parente”

Il pentito Sandro Campana precisa: “Avevano contrasti su San Vito dei Normanni”. Mai indagato l’altro uomo. La difesa dell’imputato: “Movente non ancora chiaro, dalle intercettazioni droga ed estorsioni”. Respinta la richiesta di abbreviato per Ronzino De Nitto accusato del ferimento di Greco

BRINDISI – “Era opinione comune all’interno del nostro ambiente che gli autori dell’omicidio di Tommaso Marseglia fossero Carlo Cantanna e un suo parente per via dei contrasti sorti a San Vito dei Normanni, tanto che Marseglia lo schiaffeggiò e per questo fu ucciso”. Il nuovo collaboratore di giustizia, Sandro Campana, ha ricordato quel che sapeva dell’eliminazione di Marseglia, avvenuta nel 2001, nel primo verbale reso davanti al sostituto procuratore della Dda di Lecce, Alberto Santacatterina, e ha fatto anche il nome del familiare di Cantanna, imputato nel processo incardinato davanti alla Corte d’Assise di Brindisi.

Non risulta, invece, mai essere stato indagato l’altro uomo indicato da Campana che, sempre nello stessa occasione, ha precisato: “Non ho conoscenze dirette della sua morte e ha poi ammesso di aver confuso il nome del secondo uomo, facendo quello giusto”.

In altro termini, l’aspirante pentito sostiene di sapere non già sulla base di notizie di prima mano, ma de relato. In ogni caso, il verbale è stato acquisito al fascicolo del dibattimento: entrambi, Cantanna e il parente, “erano affiliati a Massimo Pasimeni”, si legge. “Il litigio che poi fu cagione dell’omicidio avvenne in un bar a San Vito ed era riconducibile a contrasti insorti nell’ambito di attività illecite nel paese sul quale Cantanna ha sempre rivendicato il ruolo di responsabile e una specie di esclusiva”.

Tommaso MarsegliaMarseglia era tornato libero dopo dieci anni in carcere. Venne raggiunto mentre in moto percorreva la San Vito-Specchiolla, il colpo di grazia, dritto alla testa, fu esploso quando giaceva a terra. La difesa di Cantanna, affidata all’avvocato Raffaele Missere, ha chiesto l’ascolto dell’allora comandante della stazione carabinieri di San Vito dei Normanni per riferire su eventuali altri moventi, fra droga ed estorsioni.

Secondo il penalista si tratta di piste battute inizialmente anche sulla base del contenuto di alcune intercettazioni ambientali, come quella disposta in caserma, dopo la scoperta del cadavere, da cui sarebbe emersa l’offerta di cento milioni di lire per uccidere Marseglia. La corte ha respinto l’istanza. Ha ammesso solo la richiesta di acquisizione delle copie dei giornali di quel periodo.

Respinta anche la richiesta di abbreviato avanzata dall’avvocato Pasquale Annicchiarico per conto di Ronzino De Nitto, imputato nel tentato omicidio di Vincenzo Greco, avvenuto a Mesagne il primo luglio 2010. Il difensore ha chiesto il giudizio con rito alternativo dopo che i pm, in occasione della scorsa udienza, avevano modificato il capo di imputazione sulla base dell’ascolto di Sandro Campana, indicando De Nitto e Francesco Campana non già come esecutori materiali, ma mandanti.

Ad agire sarebbero stati altri, ancora in libertà: si tratta di due uomini di San Donaci secondo il collaboratore, probabilmente mai messi in relazione alla Sacra Corona Unita, sui quali si stanno concentrando le indagini. “Furono Floriano e Benito, erano affiliati a Pietro Soleto: il primo guidò una moto, una Kawasaki mille di colore nero, e l’altro sparò. Quel giorno successe che persero l’orientamento, non ricordarono più quale fosse il portone di Greco e girarono per le strade di Mesagne, poi videro Greco che si era affacciato perché aveva sentito il rumore.

Il motivo dell’azione, sempre secondo il pentito: “Vincenzo Greco alzò le mani a Benito e quella fu la goccia che fece traboccare il vaso già pieno perché dopo la scarcerazione dei Greco, nativi di San Donaci, c’erano problemi sul territorio”.

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