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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca Cellino San Marco

Omicidio di Cellino: quattro colpi a segno, uno solo mortale. Al cuore

CELLINO S. MARCO - Una raffica di colpi, quattro in tutto. Ma se l’anziano Salvatore Renna, 65 anni, si fosse fermato appena un attimo primo di esplodere l’ultimo colpo mortale, quello al cuore, forse Renato Maizza sarebbe ancora vivo. Lo dice l’autopsia effettuata sul corpo dell’operaio, alla presenza del medico legale Marcello Invidia, al quale è toccato la conta dei colpi esplosi contro la vittima. Il primo al collo, il secondo alla spalla, il terzo all’addome, tutti miracolosamente fuoriusciti. Se la mano dell’assassino reo-confesso si fosse fermata a questo punto, Renato sarebbe ancora vivo, avrebbe avuto trentotto anni e una lunga vita da vivere accanto alla moglie e al figlio 17enne. E invece no, è morto per una bolletta d’acqua non pagata.

CELLINO S. MARCO - Una raffica di colpi, quattro in tutto. Ma se l'anziano Salvatore Renna, 65 anni, si fosse fermato appena un attimo primo di esplodere l'ultimo colpo mortale, quello al cuore, forse Renato Maizza sarebbe ancora vivo. Lo dice l'autopsia effettuata sul corpo dell'operaio, alla presenza del medico legale Marcello Invidia, al quale è toccato la conta dei colpi esplosi contro la vittima. Il primo al collo, il secondo alla spalla, il terzo all'addome, tutti miracolosamente fuoriusciti. Se la mano dell'assassino reo-confesso si fosse fermata a questo punto, Renato sarebbe ancora vivo, avrebbe avuto trentotto anni e una lunga vita da vivere accanto alla moglie e al figlio 17enne. E invece no, è morto per una bolletta d'acqua non pagata.

Totò Pesante, così lo chiamano a Cellino San Marco, ha sparato ancora, e ha ucciso, mentre il figlio dell'operaio tentava disperatamente di difenderle il padre, trattenuto da una vicina che ha cercato di proteggerlo dalla follia omicida del vecchio signore. Una tragedia assurda, della quale il 65enne non ha saputo spiegare perché, se non in un crescendo di rabbia folle e cieca, di cui ha preso consapevolezza solo dopo, solo troppo tardi. Lo ha detto in lacrime nel corso dell'interrogatorio di garanzia di fronte al gip Paola Liaci, chiedendo perdono alla famiglia della vittima, e alla sua.

Al termine del confronto con il gip, che ha confermato la necessità della misura cautelare, l'avvocato Gianvito Lillo ha chiesto una perizia medica per accertare la compatibilità del regime carcerario con le gravi condizioni di salute del pensionato, da tempo sottoposto a dialisi. L'accusa della procura è fra le più gravi contemplate dal codice penale: omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. In altre parole, ergastolo.

La tragedia è andata in scena in strada, di fronte all'uscio del condominio in piazza del Popolo, intorno alle 20 del 7 febbraio scorso. Il servizio idrico era infatti stato interrotto per procedere all'installazione di contatori individuali. Al colmo dell' esasperazione, dopo una violenta lite col vicino, l'anziano ha impugnato una pistola, svuotando il caricatore dei quattro colpi rimasti. Per il 38enne non c' è stato nulla da fare, è morto sul colpo. Subito dopo, l' assassino ha chiamato la polizia dichiarandosi colpevole del delitto: "Venitemi a prendere, non scapperò, anche perché sono una persona malata", pare che abbia detto agli agenti. Gli agenti della squadra mobile di Brindisi e i carabinieri del comando provinciale sono immediatamente giunti sul posto.

Quando le forze dell' ordine sono arrivate, il 70enne si è consegnato senza opporre resistenza ai poliziotti. Ha fatto invece trovare ai militari l' arma del delitto, immediatamente posta sotto sequestro. Si tratta di una pistola con la matricola abrasa, una vecchia Beretta calibro 6,35. Trovata nei campi, ha detto Totò Pesante, per caso. Perché non l'abbia mai consegnata ai carabinieri, non ha saputo dirlo. Balbettando dei perché che pare non abbiano convinto la magistratura.

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