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Omicidio di Natale, l'indagato: "Ho sparato per difendermi, non volevo uccidere"

"Non ho sparato per uccidere, solo per difendermi”. Il 45enne Patrizio Laveneziana, cedendo a tratti alla commozione, ha ribadito al gip Paola Liaci la stessa versione dei fatti già fornita nel pomeriggio di Natale ai carabinieri, subito dopo essersi costituito presso la stazione dell’Arma di Ceglie

CEGLIE MESSAPICA – “Non ho sparato per uccidere, solo per difendermi”. Il 45enne Patrizio Laveneziana, cedendo a tratti alla commozione, ha ribadito al gip Paola Liaci la stessa versione dei fatti già fornita nel pomeriggio di Natale ai carabinieri, subito dopo essersi costituito presso la stazione dell’Arma di Ceglie Messapica. Il bracciante agricolo, difeso dagli avvocati Cosimo De Leonardis e Giovanni Mucci, ha spiegato che non aveva alcuna intenzione di ferire mortalmente il cognato Giancarlo Zaccaria, 30 anni, con il suo revolver calibro 38 legalmente detenuto in casa.

L’indagato è stato ascoltato stamani presso la casa circondariale di Brindisi, nell’ambito dell’interrogatorio di convalida del fermo disposto nella serata di venerdì dal pm Valeria Farina Valaori. Il giudice ha convalidato l’arresto, riqualificando il reato contestato da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale. Decisiva per un’eventuale attenuazione della misura restrittiva potrà risultare la perizia sui risultati dell'autopsia effettuata sabato pomerigio Patrizio Laveneziana 2-2dal medico legale Antonio Carusi.

Da quanto appreso, il proiettile esploso dalla pistola di Laveneziana avrebbe frantumato il ginocchio sinistro della vittima per poi lacerare l’arteria femorale, provocando un’emorragia che non lasciato scampo a Zaccaria. Il 30enne stava scontando in carcere la parte residua di un cumulo di condanne per spaccio di droga. Il 24 dicembre aveva ottenuto un permesso premio di 3 giorni da trascorrere presso l’abitazione dei sui genitori. Fra il detenuto e il marito della sorella, Laveneziana appunto, i rapporti erano tesi (a destra, Patrizio Laveneziana). 

Da quanto appurato dai carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni al comando del capitano Diego Ruocco, Zaccaria lo scorso anno aveva inviato una lettera intimidatoria alla sorella. “Digli a tuo marito – era scritto sulla missiva – che quando esco dal carcere gliela faccio pagare”. Le forze dell’ordine stanno indagando per risalire all’origine di tale rancore. Dai primi elementi raccolti, sembra che le divergenze siano scaturite da una serie di incomprensioni riguardanti l’assistenza a un congiunto.

Giancarlo ZaccariaNel primo pomeriggio di venerdì, subito dopo il pranzo natalizio, Zaccaria, accompagnato da un altro cognato e forse anche dal figlioletto di 3 anni nato dalla relazione con la ex convivente, è uscito dalla casa dei genitori in via San Lorenzo Da Brindisi e si è diretto verso quella in via Foggia dove risiede la sorella, per un chiarimento col cognato (a sinistra, Giancarlo Zaccaria).

Zaccaria è stato accolto proprio dalla sorella, alla quale ha chiesto con insistenza di incontrare Laveneziana. Questi si trovava al piano superiore quando ha sentito le urla della moglie. A quel punto il 45enne ha prelevato la pistola dalla cassaforte della camera da letto e ha affrontato Zaccaria. Il bracciante ha riferito di aver sparato dopo aver ricevuto un paio di ceffoni dal cognato. “Ma non volevo ammazzarlo”; ha ribadito più volte Laveneziana.

Alla scena hanno assistito i figli minorenni dei coniugi Laveneziana e un altro cuginetto che si trovava in casa. Il 30enne è sceso sanguinate in strada, dove si è accasciato. Al momento dell’arrivo del personale del 118, le sue condizioni erano gravissime. Intorno alle ore 17, i medici dell’ospedale Perrino hanno constatato il decesso. Una volta eseguito l’esame autoptico, il corpo è stato restituito ai famigliari. Alle ore 15 di oggi, presso la chiesa di San Lorenzo da Brindisi, Zaccaria verrà accompagnato nel suo ultimo viaggio. 

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