Omicidio di Natale: la vittima un anno fa inviò una lettera di minacce al cognato

“Digli a tuo marito che quando esco dal carcere gliela faccio pagare”. Questo è il contenuto di una lettera che circa un anno fa venne inviata dal carcere di Brindisi alla moglie di Patrizio Laveneziana, il 45enne di Ceglie Messapica che il pomeriggio di Natale ha ucciso con un colpo di pistola alla coscia il cognato Giancarlo Zaccaria, 30 anni, anche lui di Ceglie. Era stato lo stesso Zaccaria a scrivere quel messaggio intimidatorio

CEGLIE MESSAPICA – “Digli a tuo marito che quando esco dal carcere gliela faccio pagare”. Questo è il contenuto di una lettera che circa un anno fa venne inviata dal carcere di Brindisi alla moglie di Patrizio Laveneziana, il 45enne di Ceglie Messapica che il pomeriggio di Natale ha ucciso con un colpo di pistola alla coscia il cognato Giancarlo Zaccaria, 30 anni, anche lui di Ceglie. Era stato lo stesso Zaccaria a scrivere quel messaggio intimidatorio.

Fra Zaccaria e Laveneziana non correva buon sangue. Da quanto appurato dai carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni al comando del capitano Diego Ruocco, la vittima ce l’aveva con il cognato per delle incomprensioni riguardanti l’assistenza famigliare a un congiunto diversamente abile, mentre Laveneziana, impiegato presso un’azienda agricola del posto, non voleva avere rapporti con il fratello della consorte, per i precedenti Giancarlo Zaccariapenali che gravavano sul suo conto.

Zaccaria stava infatti scontando la parte residua di un cumulo di condanne per spaccio di droga. Il 30enne, difeso dall'avvocato Aldo Gianfreda, avrebbe finito di saldare il debito con la giustizia non prima del 2017. Per le festività di Natale aveva ottenuto un permesso premio di 3 giorni da trascorrere presso l’abitazione dei genitori in via San Lorenzo da Brindisi, nella zona 167 di Ceglie. Il 24 dicembre è uscito dalla casa circondariale di Brindisi. Nel primo pomeriggio di ieri, finito di pranzare, si è diretto verso l’appartamento della sorella situato in via Foggia, sempre nella zona 167, per un chiarimento. Insieme a lui c’erano un altro cognato e forse anche, da quanto riferisconi i famigliari di Zaccaria, il figlioletto di 3 anni nato dalla relazione con la sua ex convivente (a destra, Giancarlo Zaccaria).

Una volta a casa della sorella, la situazione è precipitata. Laveneziana, stando alla ricostruzione delle forze dell’ordine, si trovava al piano superiore. Quando ha sentito le urla della moglie, ha prelevato un revolver calibro 38 legalmente detenuto nella cassaforte della camera da letto ed è sceso giù per affrontare Zaccaria.

Patrizio Laveneziana 2-2Il figlio neonato della coppia era in braccio alla madre. Nell’appartamento c’erano anche gli altri figli minorenni dei coniugi Laveneziana e almeno un cuginetto. Il 45enne ha riferito ai carabinieri di essere stato colpito con un paio di ceffoni da Zaccaria. A quel punto ha reagito, azionando il grilletto.

Il proiettile ha reciso l’arteria femorale del 30enne. Questi è sceso in sulle sue gambe, ma nel giro di pochi minuti si è accasciato al suolo a causa della copiosa emorragia. Quando il personale del 118 è giunto sul posto a bordo di un’ambulanza, le sue condizioni erano disperate. Intorno alle ore 17, i medici dell’ospedale Perrino di Brindisi non hanno potuto far altro che constatarne il decesso (a sinistra, Patrizio Laveneziana).

Nel frattempo Laveneziana si era costituito presso la stazione dei carabinieri di Ceglie. “Ho fatto una fesseria”, ha detto il 45enne ai militari. Nel corso dell’interrogatorio svoltosi in presenza del pubblico ministero di turno del tribunale di Brindisi, Valeria Farina Valaori, il cegliese, difeso dall’avvocato Giovanni Mucci, è scoppiato più volte in lacrime. La sua fedina penale era immacolata. Non aveva mai avuto problemi con la giustizia. Conoscenti e parenti lo descrivono come un umile lavoratore dedito alla famiglia. Adesso si trova in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale.

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Stamani, intanto, il magistrato ha conferito al medico legale Antonio Carusi l’incarico per l’autopsia, che inizierà intorno alle ore 15 di oggi. Per uno strano scherzo del destino, sono trascorsi esattamente 5 anni dall’ultimo omicidio che si consumò per le vie di Ceglie. Era il 24 dicembre del 2010, infatti, quando l’elettricista Giuseppe Gioia, 44 anni, venne accoltellato mortalmente al culmine di una violenta lite scoppiata all’esterno di un bar

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