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Domenica, 5 Dicembre 2021
Cronaca

Omicidio, droga e armi: blitz all'alba contro la Scu, 50 arresti dopo le scarcerazioni

Seguito del blitz Omega. I carabinieri di Brindisi hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 50 persone residenti in diversi Comuni delle province di Brindisi, Lecce e Taranto

Articolo in aggiornamento

BRINDISI - Blitz all'alba contro la Scu. I carabinieri del comando povinciale di Brindisi hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 50 persone residenti in diversi Comuni delle province di Brindisi, Lecce e Taranto, responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, concorso in omicidio, con l’aggravante del metodo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegali di arma da fuoco, nonché spaccio di sostanze stupefacenti. Nel corso delle indagini sono state intercettate frasi connesse al rituale di affiliazione alla Sacra Corona Unita.

Il provvedimento restrittivo è stato firmato dal gip del tribunale di Lecce, Vincenzo Brancato, su richiesta del sostituto procuratore della Dda di Lecce, Alberto Santacatterina. 

Gli investigatori e il corpo della vittima, Antonio Presta

La scarcerazione del presunto killer dell'omicidio Presta

L'inchiesta trae origine da un blitz, ribattezzato "Omega", che nel dicembre del 2016 portò all'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare a carico di decine di indagati. Gran parte questi, però, tornò successivamente in libertà per un vizio di forma che nel gennaio del 2017 fu al centro di una ispezione ministeriale. Tra i capi di imputazione anche l'omicidio, avvenuto a San Donaci, di Antonio Presta, il figlio di un collaboratore di giustizia.

Blitz Omega, la chiusura delle indagini

I dettagli dell'operazione Omega Bis

L'operazione odierna, denominata Omega Bis, vede il coinvolgimento di 51 indagati, di cui uno deceduto pochi giorni fa. Sono circa 300 i carabinieri entrati in azione per dare esecuzione all'ordinanza. I dettagli del blitz sono stati illustrati dal comandante provinciale dell'Arma, il colonnello Nicola Conforti, dal comandante del Reparto Operativo, il tenente colonnello Cristiano Tomassini, e dal comandante del Nucleo investigativo, il maggiore Pasquale Ferrari, nel corso di una conferenza stampa.

A carico degli indagati sono stati ravvisati gravi indizi ed esigenze. Cinque sono allo stato irreperibili. Si tratta di Cosimo Vitale, Francesco Giannotti  e tre persone che risiedono all'estero: Matteo Moriero, Sergio Dell'Anna e Annunziato Cristian Vetrugno. Momenti di tensione si sono registrati al campo nomandi Panareo (Lecce) durante l'esecuzione di un arresto.

Il reato associativo è contestato a 20 persone, accusate di essere affiliate alla frangia mesagnese della Scu. Ad alcuni indagati è stato nuovamente contestato l'attentato dinamitardo ai danni della villetta del maresciallo Lazzari, comandante della stazione di San Donaci. 

Sequestri di droga. Nel corso del blitz, a casa di Pietro Solazzo, in contrada Paoli, a Cellino San Marco, i carabinieri hanno trovato 300 grammi di cocaina nascosta sotto terra, in giardino, chiusa in un barattolo di vetro, oltre a 50 grammi hascisc custoditi all'interno dell'abitazione. A Ostuni, in casa di Antonio Brando Lutrino, sono stati recuperati altri 50 grammi di cocaina. 

Sequestro droga operazione Omega bis-2

I nomi degli arrestati

Gli arrestati sono: Salvatore Arseni, 43 anni, Di San Pietro Vernotico; Claudio Bagordo, 44 anni, di San Pietro Vernotico; Vito Braccio, 35 anni, di Mesagne; Cristian Cagnazzo, 39 anni, di Copertino (Lecce), Floriano Chirivì, 36 anni, di Mesagne, Benito Clemente, 38 anni, di San Pietro Vernotico, Vito Conversano, 46 anni, di San Donaci, Antonio Corbascio, 44 anni, di San Donaci, Onofrio Corbascio, 49 anni, di San Donaci, Daniele D’Amato detto “Cacanachi”, 39 anni, di San Donaci, Giuseppe D’Errico, 35 anni, di Mesagne, Antonio Francesco De Luca, detto "ticitone", 26 anni, San Pietro Vernotico, Sergio Dell’Anna, 40 anni, di San Pietro Vernotico, Marco Ferulli, 44 anni, di Catania, Francesco Francavilla, 37 anni, di San Pietro Vernotico, Cosimo Fullone, 40 anni, di Mesagne, Cristian Gennari, 30 anni, di Mesagne, Francesco Giannotti, 30 anni, di Mesagne, Giuseppe Giordano, 46 anni, di San Pietro Vernotico, Hajdari Gennaro, 34 anni, di Palermo. 

Blitz Omega Bis: le foto degli arrestati

E poi: Davide Goffredo, 36 anni, di San Pietro Vernotico, Luca Goffredo, 38 anni, di San Pietro Vernotico, Paolo Gollia, 34 anni, di San Pietro Vernotico, Stefano Immorlano, 36 anni, di Campi Salentina, Gabriele Ingusci, 37 anni, di Nardò, Fausto Lamberti, 38 anni, di Campi Salentina, Gabriele Leuzzi, 38 ani, di Campi Salentina, Antonio Brando Lutrino, 39 anni, di Ostuni; Gionatan Manchisi, 36 anni, residente in Germania, Cosimo Mazzotta, 54 anni, di Cellino San Marco, Matteo Moriero, 24 anni, di San Pietro Vernotico.

E poi ancora: Umberto Nicoletti, 40 anni, di Lecce, Massimiliano Pagliara, 40 anni, di San Pietro Vernotico, Marco Pecoraro, 37 anni, residente in Germania, Cosimo Perrone, 34 anni, di San Pietro Vernotico, Giuseppe Perrone detto “Barabba”, 45 anni, di San Pietro Vernotico, Daniela Presta, 40 anni, di Mesagne, Raffaele Renna, 48 anni, di Mesagne, Daniele Rizzo, 40 anni, di San Pietro Vernotico, Saverio Rizzo, 51 anni, di Cellino San Marco, Giuseppe Saponaro, 35 anni, di Mennigen (Germania), Antonio Saracino, 41 anni, di Mesagne, Valtere Scalinci, 42 anni, di Albstad-Ebingen (Gernamia), Carlo Solazzo, 41 anni, di San Pietro Vernotico, Pietro Solazzo, 38 anni, San Pietro, Pietro Soleti, 52 anni, di San Pietro Vernotico, Nicola Taurino, 25 anni, di San Pietro Vernotico, Andrea Vacca, 42 anni, di San Pietro Vernotico, Annunziato Cristian Vedruccio, 39 anni, di Mesagne,  Cosimo Vitale, 28 anni di Campi Salentina.

L'inchiesta Omega

L’inchiesta partì a seguito dell’omicidio di Antonio Presta, verificatosi in San Donaci il 5 settembre 2012, figlio di Gianfranco Presta, già collaboratore di giustizia, esponente, negli anni ’90, di spicco della “Sacra Corona Unita”. Sin dalle prime fasi delle indagini è risultato evidente che l’omicidio era da ricondurre alla gestione delle attività illecite, in particolare la piazza di spaccio, perpetrate nei territori di San Donaci e Cellino San Marco.

Sulla base di quanto appurato dai carabinieri, infatti, Antonio Presta, unitamente alla sorella Daniela, e con l’avallo dell’allora convivente di quest’ultima, Pietro Solazzo, in quel periodo detenuto, stavano assumendo il predominio per la gestione del traffico di sostanze stupefacenti a Cellino San Marco tentando di scalzare Carlo Solazzo, fratello di Pietro, convivente della donna, all’epoca a capo di una compagine criminale dedita allo spaccio di stupefacenti in quel comune.

In tale contesto, è stato accertato che il 15 agosto 2012, Antonio Presta, unitamente alla sorella Daniela, avevano incendiato un’abitazione di Carlo Solazzo, approfittando di un periodo di assenza di questo e della sua famiglia. Proprio in conseguenza di questo incendio, Carlo Solazzo, il 5 settembre successivo, unitamente ad altro individuo, che non è stato possibile individuare, avrebbe commesso l’omicidio di Antonio Presta.  

Due sodalizi criminali. Le successive indagini hanno consentito di individuare gli esponenti di due gruppi criminali inseriti in contesti mafiosi, operanti nei comuni di San Donaci e Cellino San Marco, facenti capo rispettivamente a Piero Soleti ed ai fratelli Carlo e Pietro Solazzo, detti cacafave, operanti nel settore del traffico e spaccio di sostanze stupefacenti e che si avvalevano anche della disponibilità di armi da fuoco per imporre la loro egemonia in quei territori.

In realtà, Pietro Solazzo, dopo la sua scarcerazione avvenuta nel febbraio 2013, era entrato inizialmente in contrasto col fratello Carlo per poi riappacificarsi e rientrare a pieno titolo nella compagine criminale. I gruppi sandonacese e cellinese, attraverso i rispettivi capi, i luogotenenti ed i gregari operavano in simbiosi e nel pieno rispetto territoriale, evitando pericolose sovrapposizioni e sconvenienti disaccordi. Si era creato, anzi, una sorta di mutuo soccorso – tra essi – nella gestione delle illecite attività, ma anche nel commettere atti intimidatori, come quello ai danni dell’abitazione del Comandante della Stazione Carabinieri di San Donaci (commesso da Benito Clemente e Antonio Saracino) sia che trattasse di approvvigionare droga per le rispettive piazze di spaccio.

Lo spaccio di droga. I due gruppi criminali concentravano le loro energie nell’espansione dei propri interessi attraverso nuove alleanze e canali di approvvigionamento di sostanze stupefacenti in particolare per l’acquisto della cocaina, da immettere sul mercato con enormi vantaggi economici per entrambi. L’assenza di lotte intestine favoriva lo sviluppo delle attività criminali dei due gruppi consentendo agli appartenenti di trarne agevole sostentamento, anche per quelli detenuti e per i loro nuclei familiari. Pietro Soleti, ritenuto il capo del sodalizio di San Donaci, si sarebbe avvalso dei suoi luogotenenti Floriano Chirivì (poi detenuto e sostituito dal suo fedele Antonio Saracino) e Benito Clemente. Questi, attraverso un club di San Donaci, avrebbero gestito il mercato dello spaccio di sostanza stupefacente. Proprio a di fronte al dal club, luogo di incontro e di spaccio, è stato consumato l’omicidio di Antonio Presta.

Altro interesse del gruppo di San Donaci erano le armi, reperite per il tramite del cittadino slavo Gennaro Hajdari, alias “Tony Montenegro”, che le faceva giungere dall’Est Europa.

Il gruppo di Cellino San Marco, come detto guidato dai fratelli Solazzo, si avvaleva dell’operato dei propri luogotenenti Marco Pecoraro e Saverio Elia e di una capillare rete di spacciatori, che spacciavano cocaina sia nel centro abitato di Cellino San Marco (per le vie del paese, presso la sala giochi denominata e presso altri esercizi pubblici) e sia nei paesi limitrofi (Guagnano). La droga veniva approvvigionata da vari canali, naturalmente Torchiarolo, ma anche Oria, Brindisi e Lecce.

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