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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca

Caso Ferrarese, 15 anni ad Antonacci

TARANTO - L'ex vice-questore vicario di Brindisi, e a lungo anche capo della Squadra mobile, Pietro Antonacci, è stato riconosciuto colpevole dell'omicidio volontario del contrabbandiere Vito Ferrarese avvenuto nella notte tra il 14 e il 15 giugno del 1995. La Corte d'Assise di Appello di Taranto ha condannato il funzionario a 15 anni e 6 mesi di reclusione, e a poco meno di 10 anni l'allora capo della sezione catturandi della Mobile, Pasquale Filomena.

TARANTO - L'ex vice-questore vicario di Brindisi, e a lungo anche capo della Squadra mobile, Pietro Antonacci, è stato riconosciuto colpevole dell'omicidio volontario del contrabbandiere Vito Ferrarese avvenuto nella notte tra il 14 e il 15 giugno del 1995. La Corte d'Assise di Appello di Taranto ha condannato il funzionario a 15 anni e 6 mesi di reclusione, e a poco meno di 10 anni l'allora capo della sezione catturandi della Mobile, Pasquale Filomena.

Resterà fuori da ogni forma di giudizio, perchè si trova in una condizione di declino cognitivo grave e irreversibile il principale imputato, il questore dell'epoca, Francesco Forleo il quale a bordo di un elicottero del nucleo di volo di Bari della Polizia di Stato, assieme ad Antonacci, guidò la caccia dall'alto allo scafo blu pilotato da Vito Ferrarese.

Dall'elicottero partirono numerosi colpi d'arma da fuoco e furono lanciate anche alcune granate. Ferrarese fu colpito mortalmente da una pallottola, e quando lo scafo fu rimorchiato a terra, qualcuno sistemò a bordo un'arma da fuoco automatica per dimostrare che i contrabbandieri erano armati e per avvalorare la tesi che avessero aperto il fuoco per primi, allo scopo di ingannare il pm che salì a bordo, Cosimo Bottazzi.

La famiglia Ferrarese, parte civile nel processo, è rappresentata dall'avvocato Vito Lanzalone. Il processo era stato rinviato a Taranto dalla Corte di Cassazione, solo per la parte relativa all'omicidio, dalla Corte di Cassazione. Il filone originario comprendeva anche numerosi reati commessi all'epoca da rappresentanti delle forze dell'ordine collusi con la criminalità ed i vertici del contrabbando, e vari esponenenti della malavita inclusi alcuni noti pentiti.

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