Omicidio in via Bastioni: dovevano sposarsi, lite per squilli sul telefono

Movente forse legato alla gelosia. La ragazza, 23 anni, resta in carcere: versione confusa. Arma non trovata, probabilmente un coltello

BRINDISI – Prima avrebbe negato, poi avrebbe ammesso di aver aggredito il fidanzato nell’alloggio in via Bastioni Carlo V in cui convivevano in vista delle nozze. Non voleva ucciderlo. Erano destinati a sposarsi Callistus Imoyera e Mariat Okoro: lui è morto, aveva 24 anni; lei, 23 anni da compiere, è in carcere a Lecce con l’accusa di omicidio volontario.

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La convalida del fermo

Cosa sia successo esattamente nella notte tra domenica e lunedì scorso, è ancora in fase di accertamento da parte degli agenti della Mobile di Brindisi. L’arma usata per l’aggressione diventata tragedia non è stata trovata e il movente non è chiaro. Anche perché la giovane, assistita dall’avvocato Luigi D’Arpe del foro di Brindisi, avrebbe fornito al gip che l’ha interrogata per la convalida del fermo, versioni confuse.

La giovane è stata sentita nel carcere di Lecce, in cui è ristretta dal pomeriggio dello scorso lunedì, dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di salentino, Stefania de Angelis che ha convalidato il fermo con l'emissione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Ha risposto, ma in un primo momento avrebbe negato di aver aggredito il compagno, subito dopo invece avrebbe ammesso dicendo però di non ricordare né cosa abbia usato per colpirlo, né tanto meno il motivo alla base della lite. Tutto messo a verbale, previa traduzione di un interprete di lingua inglese.

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Il litigio in strada e il telefonino

Prima della tragedia, secondo gli investigatori e lo stesso avvocato penalista che difende l’indagata, ci sarebbe stata una litigata tra i due giovani. A quanto si apprende, lei sarebbe stata promessa in sposa a lui. Anche questo aspetto da appurare. Secondo la ricostruzione, i giovani avrebbero iniziato a parlare in maniera animata lungo la strada, facendo ritorno a casa. Non è escluso che alla base del diverbio ci sia stato il telefonino in uso al ragazzo: probabilmente delle chiamate o degli squilli. Risulterebbero, infatti, telefonate in entrata sul cellulare della vittima. Con questi presupposti, si delinea il movente di natura passionale, legato cioè alla gelosia. Ma tale aspetto non è stato evidenziato nell’ordinanza di custodia cautelare di convalida del fermo. L’arma potrebbe essere un coltello, compatibile con i fendenti sul cadavere. Uno dei fendenti ha perforato il polmone

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