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Cronaca

Omicidio di Irene Margherito, l'indagato aveva confessato le sue intenzioni dopo i fatti

Mercoledì l'autopsia sul corpo della 47enne uccisa sulla complanare fra Brindisi e Mesagne, a seguito di una lite familiare. Adamo Sardella avrebbe voluto uccidere anche il compagno della donna

BRINDISI - In attesa dell'autopsia, prevista per domani (mercoledì 5 giugno 2024), gli investigatori provano a completare il quadro e la cornice relativi alla morte di Irene Margherito. La donna, il 26 maggio, era stata colpita da un proiettile alla testa. Il giorno dopo è spirata. I famigliari hanno acconsentito alla donazione degli organi, come da sua volontà espressa in vita. Si scava nei rancori famigliari, gli agenti del commissariato di Mesagne al comando del vicequestore Giuseppe Massaro, delegati dal pm Paola Palumbo, e i colleghi della squadra mobile di Brindisi continuano a indagare. E a proposito di indagini, per l'omicidio (volontario) il cognato della vittima, il 55enne Adamo Sardella, è tuttora recluso presso la casa circondariale di Brindisi. Nell'immediatezza dei fatti ha ammesso di aver voluto uccidere la donna. E anche il compagno di quest'ultima. Durante l'interrogatorio di convalida, assistito dall'avvocato Vito Epifani, Sardella farà una parziale retromarcia.

Irene Margherito

Nell'ordinanza di convalida del fermo, eseguito dai poliziotti del commissariato, la gip del tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis, ha messo in fila gli elementi raccolti nell'immediatezza dei fatti. A Sardella vengono contestate, dalla pm Palumbo, quattro condotte. L'omicidio di Irene Margherito, il tentato omicidio del compagno della donna, il porto abusivo di arma da fuoco (una pistola calibro 7.65 con matricola abrasa, quella con cui ha sparato) e la ricettazione della stessa arma. Quanto accaduto sulla complanare, è stato già ricostruito in più sedi: qui Irene Margherito si era data appuntamento con il cognato, arrivato poi a bordo di una Volkswagen Golf grigia, in compagnia di un suo parente. Sardella avrebbe esploso almeno tre colpi di arma da fuoco. Uno di questi ha rotto il finestrino anteriore destro e ha centrato Irene Margherito, seduta sul sedile passeggero, alla testa. Poi vi sarebbe stata una colluttazione con il compagno della vittima, nel frattempo sceso dalla macchina. Quest'ultimo se la caverà con poche ferite e rimedierà una denuncia a piede libero per porto abusivo di oggetti atti a offendere, in quanto trovato in possesso di una spada modello katana, con relativo fodero.

Per la gip i gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Sardella sono evidenti. L'uomo è stato fermato dagli agenti sul luogo del delitto, mentre la cognata veniva portata via in ambulanza. Avrebbe ammesso l'intenzione di uccidere la donna. E anche il compagno di lei. Non ci sono solo le ammissioni, dettate nell'immediatezza dei fatti, ma anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza. Il gip evidenzia che l'uso della pistola, che sarebbe stata estratta prima che gli altri due potessero scendere dall'auto, l'esplosione dei colpi e la direzione degli stessi fanno pensare a una palese intenzione omicida. Sempre per la giudice De Angelis, ricorre anche l'aggravante dei futili motivi. Tutto sarebbe nato da un litigio, non meglio precisato, tra un parente e il nuovo compagno della donna (il marito era morto improvvisamente dieci anni addietro). E lo stesso indagato non ha saputo precisare una ragione seria che avesse potuto portare a una tale reazione.

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