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Cronaca Mesagne

Omicidio Moro: missione punitiva

ASTI – Un’esecuzione che sa tanto di missione punitiva. Proseguono a pieno ritmo le indagini sull’omicidio di Nicola Moro, il 53enne commerciante mesagnese, residente a San Paolo Solbrito (in provincia di Asti) ferito a morte con un colpo di pistola alla gola, partito da distanza ravvicinata, e sepolto vivo nelle prime ore del mattino di sabato scorso in un boschetto nelle campagne di Villanova d'Asti, a due passi dall'uscita dell'autostrada Torino-Piacenza.

ASTI - Un'esecuzione che sa tanto di missione punitiva. Proseguono a pieno ritmo le indagini sull'omicidio di Nicola Moro, il 53enne commerciante mesagnese, residente a San Paolo Solbrito (in provincia di Asti) ferito a morte con un colpo di pistola alla gola, partito da distanza ravvicinata, e sepolto vivo nelle prime ore del mattino di sabato scorso in un boschetto nelle campagne di Villanova d'Asti, a due passi dall'uscita dell'autostrada Torino-Piacenza.

L'uomo era quasi del tutto coperto da una montagna di rami e foglie, quando i primi soccorritori, attirati dai suoi lamenti, ne hanno scorto la sagoma, sollecitando l'intervento dei carabinieri e degli operatori del Servizio 118.

Con un filo di voce avrebbe raccontato ai miliari di essere stato aggredito da persone a lui sconosciute. Poi il suo cuore ha ceduto, a seguito delle gravissime ferite riportate. Al termine dei rilievi la salma della vittima è stata trasferita presso la camera mortuaria dell'Ospedale di Asti in attesa dell'esame autoptico.

I carabinieri del reparto operativo del comando di Asti, con il capitano Angelo Lano e il comandante della compagnia di Villanova Dario Ragusa, non escludono alcuna ipotesi nell'ambito dell'attività di indagine, anche se appare sempre più probabile che Moro sia rimasto vittima di un crudele regolamento di conti. Il medico legale avrebbe confermato la presenza di fratture varie sul corpo, insieme ai segni evidenti del colpo di pistola: una ferita nella regione superiore destra del torace, all'altezza del collo. Prova che prima di essere ammazzato, il commerciante mesagnese sarebbe stato selvaggiamente picchiato.

Il resto lo dirà l'autopsia, disposta dal pubblico ministero di turno, la dottoressa Chiara Blanc, sostituto procuratore presso il Tribunale di Asti. Gli inquirenti, intanto, stanno continuando a raccogliere informazioni sull'attività professionale e sul passato dell'uomo, per fare luce sull'efferato omicidio.

I carabinieri del reparto operativo del comando di Asti, con il capitano Angelo Lano e il comandante della Compagnia di Villanova, Dario Ragusa, anche oggi hanno ascoltato alcuni testimoni, nel tentativo di aggiungere qualche fondamentale tassello in più all'azione investigativa.

Fino a pochi mesi fa Nicola Moro, già pregiudicato per traffico di sostanze stupefacenti, lavorava in un supermercato di Villanova come addetto alla vendita di prodotti ittici. Rimasto disoccupato, aveva iniziato la vendita in proprio all'ingrosso di pesci provenienti dal sud d'Italia. Secondo una prima ricostruzione resa dagli inquirenti, Moro sarebbe stato aggredito dai suoi assassini nei pressi del casello dell'autostrada, colpito da una pistolettata e poi trascinato nel boschetto. Creduto morto è stato coperto con tronchi e rami trovati sul posto.

Quanto c'entrino o meno con l'agguato mortale i traffici che anni fa gli costarono l'arresto, saranno le indagini a dirlo. Quei fatti risalgono a 14 anni fa.

Moro finì in carcere nell'ambito di una operazione condotta nel bergamasco contro il narcotraffico nel Nord Italia.

Teatro del blitz, nel gennaio del 1997, un'anonima villetta di Ghisalba, nella Bassa Bergamasca, utilizzata come base d'appoggio di un vasto traffico di stupefacenti con ramificazioni in tutto il Nord Italia. Nicola Moro (all'epoca 39enne) finì in cella insieme a Salvatore Staiti (all'epoca 37 anni, di Africo). I due furono colti in flagrante dagli uomini delle squadre mobili di Bergamo e Padova. Nella villetta di via Alfieri, passata minuziosamente al setaccio, gli agenti trovarono un chilo di eroina e oltre mezzo chilo di cocaina.

La droga era stata nascosta in una poltroncina della taverna ed era contenuta in cinque sacchetti di cellophane. Nel corso della perquisizione, oltre a oggetti legati all'uso della droga (per esempio un bilancino di precisione), furono rinvenuti alcuni libretti di circolazione in bianco risultati rubati alla Motorizzazione civile di Genova nell'autunno precedente. Moro e Staiti furono rinchiusi nel carcere di Bergamo con l'accusa di detenzione e traffico di stupefacenti e di ricettazione.

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