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Omicidio Presta: “Vidi un uomo sparare dall’auto, era incappucciato”

In udienza sentito un testimone oculare: la sera del 5 settembre 2012 era nella sala giochi davanti alla quale avvenne il fatto di sangue. Unico imputato, Carlo Solazzo. Disposto l’ascolto di Gianfranco Presta, padre della vittima, già collaboratore di giustizia

BRINDISI – “Quella sera ero nella sala giochi e dalla vetrata vidi un’auto di colore bianco arrivare a velocità, rallentò quasi davanti all’ingresso del locale: dal finestrino del lato passeggero un uomo incappucciato iniziò a sparare. Ci fu un fuggi fuggi generale”.

La testimonianza

Carlo Solazzo-2La testimonianza sull’omicidio di Antonio Presta, avvenuto a San Donaci, in via Tobagi, la sera del 5 settembre 2012, è stata resa in aula da uno dei testimoni oculari, nel processo dinanzi alla Corte d’Assise del Tribunale di Brindisi, presieduta da Domenico Cucchiara. Unico imputato per quel fatto di sangue è Carlo Solazzo, 41 anni, di Cellino San Marco,  indicato come il killer dai pm del pool Antimafia di Lecce (difeso dall’avvocato Pasquale Annicchiarico del foro di Brindisi).

L’imputato

Secondo l’accusa, sarebbe stato lui l’uomo incappucciato che uccise Presta per contrasti nella gestione dello spaccio di droga. Omicidio premeditato, aggravato da modalità mafiose, stando al capo di imputazione. Non è mai stato identificato il complice, vale a dire l’uomo che guidava la Lancia Delta di colore bianco usata per raggiungere la sala giochi dove si trovava Presta.

Solazzo, ristretto in carcere, ma presente in occasione di ogni udienza del processo, è stato condannato a 25 anni di reclusione in primo grado, con l’accusa di aver diretto l’associazione di stampo mafioso, attiva anche nel traffico di droga, a conclusione dell’inchiesta della Dda di Lecce, chiamata Omega bis.

Il movente

l fatto di sangue, secondo la ricostruzione dell’Antimafia, sarebbe maturato in seno alla frangia della Sacra Corona Unita che operava nel settore della droga, tra i comuni di San Donaci e Cellino San Marco. Antonio Presta, come già evidenziò il risultato dell’autopsia, morì “a causa di un violentissimo trauma cranico”: venne prima raggiunto da “numerosi colpi di pistola calibro 38”, poi finito con il calcio di un fucile calibro 12 che, stando alla ricostruzione, si sarebbe inceppato.

Quanto al movente, l’accusa sostiene che Presta avesse “sfidato  Carlo Solazzo nel ruolo di vertice, entrando in contrasto nella gestione del traffico di sostanze stupefacenti, essendo per di più il figlio di Gianfranco, collaboratore di giustizia”.

La Lancia Delta usata dai killer di Antonio Presta

Il padre della vittima

In occasione della prossima udienza, prevista per la fine dell’anno, il rappresentante della pubblica accusa ha disposto la citazione di Gianfranco Presta, padre della vittima, costituitosi parte civile con l’avvocato Francesco Maria De Giorgi. L’esame era stato previsto per ieri, ma l’autorizzazione a raggiungere il Tribunale di Brindisi, firmata dal magistrato di sorveglianza, è arrivata solo il giorno precedente. Parte civile è anche l’Amministrazione comunale di San Donaci, rappresentata in giudizio dall’avvocato Vincenzo Pennetta. In entrambi i casi, è stata rimessa alla valutazione della Corte, la quantificazione della somma.

 



 

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