Cronaca

Omicidio Semeraro, ergastolo per Chirico: arrestato in aula

La Corte d'Assise d'Appello di Lecce riconosce la colpevolezza del titolare del vivaio come unico autore del delitto di Capellone: l'imputato era stato assolto in primo grado. La difesa annuncia ricorso in Cassazione. Al centro del processo il Dna ricavato dal lembo di un guanto

BRINDISI – Condannato al carcere a vita, in Appello, per l’omicidio di Cosimo Semeraro, alias Mimmo Capellone: Nicola Chirico, 49 anni, unico imputato, è stato riconosciuto colpevole dai giudici della Corte d’Assise di Lecce dopo essere stato assolto in primo grado ed è stato arrestato in aula, subito dopo la lettura del dispositivo della sentenza.

Le motivazioni saranno depositate nei prossimi giorni e solo allora sarà possibile conoscere sulla base di quali elementi la Corte ha ribaltato le conclusioni a cui erano arrivati un anno fa i giudici togati e popolari del Tribunale di Brindisi, secondo i quali non era possibile affermare la responsabilità di Chirico al di là di ogni ragionevole dubbio di fronte a una serie di dubbi sollevati dall’avvocato Ladislao Massari, difensore dell’imputato assieme all'avvocato Paolo Barone del foro di Roma. I penalisti faranno ricorso in Cassazione.

La sentenza è stata emessa nella serata di oggi, 6 marzo, al dopo quasi cinque ore di camera di consiglio. Il procuratore generale aveva chiesto la condanna al carcere a vita ritenendo provata la colpevolezza, partendo dalla validità della prova genetica: al centro del processo per il delitto avvenuto a colpi di fucile l’8 novembre 2007 c’era il Dna estratto dal lembo di un guanto di lattice trovato poco distante dal cadavere di Semeraro. Il corpo senza vita di Capellone fu in un'auto rinvenuta nelle campagne sulla Ceglie Messapica-Cisternino.

Quel Dna ritenuto attribuibile a Nicola Chirico, originario di  San Michele Salentino, fu alla base dell’ordinanza di arresto chiesta dalla Procura di Brindisi ed eseguita il 31 gennaio 2014. In carcere Chirico è rimasto sino al 23 febbraio 2016, giorni in cui  la Corte d’Assise del Tribunale di Brindisi ha pronunciato sentenza di assoluzione disponendone la scarcerazione. Oggi l’arresto, subito dopo che il presidente della Corte d’Assise d’Appello di Lecce ha terminato la lettura del dispositivo: l’imputato era presente in aula. Ha sempre voluto partecipare alle udienze.

La settimana scorsa, nel corso della sua arringa, Massari aveva evidenziato una serie di dubbi arrivando alla conclusione che l’imputato non fosse neppure presente sulla scena del delitto. In particolare, aveva riportato i i risultati della consulenza chiesta al genetista di fama mondiale, Adriano Tagliabracci, nome legato al caso dell’omicidio di Meredit Kercher, essendo stato chiamato dai difensori di Raffaele Sollecito, poi assolto in via definitiva. Secondo il medico legale non risultano esserci tracce di Dna dell’imputato sui jeans della vittima, peraltro piegati e sistemati in una busta non sigillata.

Per l’avvocato Massari, inoltre, c’era un secondo elemento che da censurare:  l’assoluta mancanza di movente, poiché non sono stati provati, ad avviso del difensore, rapporti tra la vittima e Chirico. Rapporti che secondo l’accusa sono da cercare in affari per droga. Chirico continua a sostenere di non aver mai conosciuto Semeraro. Ma per la giustizia merita l’ergastolo. Fine pena mai in attesa della Cassazione.

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