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Martedì, 25 Giugno 2024
Cronaca Ceglie Messapica

Omicidio Sonia Nacci, il 18 maggio a Lecce comincia il processo d'appello

La 43enne di Ceglie Messapica morì il 22 dicembre 2020 per le lesioni riportate dopo un pestaggio. In tre sono stati condannati in primo grado per omicidio aggravato

CEGLIE MESSAPICA - Si svolgerà il 18 maggio prossimo, a Lecce, la prima udienza del processo d'appello per l'omicidio di Sonia Nacci, 43enne di Ceglie Messapica morta il 22 dicembre 2020 in seguito alle lesioni riportate durante un pestaggio. I tre imputati - condannati in primo grado per omicidio aggravato in concorso - saranno giudicati dalla corte d'assise d'appello del capoluogo salentino, presidente Vincenzo Scardia. Il 5 ottobre 2022 la corte d'assise di Brindisi (presidente Genantonio Chiarelli) aveva condannato a 23 anni e 8 mesi di carcere Giovanni Vacca e l'ex compagna Daniela Santoro, nonché Cristian Vacca, 21 anni (figlio di Giovanni) a 14 anni di reclusione. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Danilo Cito, Giuseppe Deleonardis e Cosimo Deleonardis.

Secondo quanto ricostruito, subito dopo il delitto, dai carabinieri del Norm della compagnia di San Vito Dei Normanni, la notte dell'aggressione, il 21 dicembre 2020, Sonia Nacci sarebbe andata in casa di due imputati per comprare droga ma a causa di un pregresso debito che avrebbe accumulato coi Vacca, sarebbe stata aggredita con una "mazzetta in ferro". Sbattuta violentemente con la testa contro il muro, colpita a calci e pugni e ancora con il martello di ferro, Sonia Nacci riuscì tuttavia a ritornare a casa, distante circa 200 metri dall'abitazione. Una volta rientrata le sue condizioni si aggravarano fino al trasporto presso l'ospedale di Francavilla Fontana intorno alle 2:30.

La donna morì il 22 dicembre nel reparto di rianimazione dell'ospedale Santissima Annunziata di Taranto per "shock traumatico a larga componente emorragica". Giovanni e Cristian Vacca vennero arrestati dai carabinieri al culmine dell'attività di indagine, nel gennaio 2021. I tre imputati hanno sempre respinto gli addebiti. I loro legali avevano annunciato ricorso in appello, dopo la sentenza di primo grado. Per Daniela Santoro la Procura di Brindisi aveva chiesto la misura cautelare del carcere, richiesta rigettata dalla corte d'assise d'appello di Lecce.

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