Cronaca

Omicidio Tedesco, condanna all’ergastolo per i tre imputati

I brindisini Andrea Romano, 29 anni, Alessandro Polito, 31, e Francesco Coffa, 34, riconosciuti colpevoli del delitto avvenuto nel rione Sant'Elia il primo novembre 2014: tensione in aula al momento della lettura della sentenza. Ucciso per futili motivi, esclusa la premeditazione

BRINDISI – Carcere a vita per i tre brindisini imputati per l’omicidio di Cosimo Tedesco, avvenuto il primo novembre 2014 in una palazzina di piazza Raffaello, rione Sant’Elia: Andrea Romano, 29 anni, Alessandro Polito, 31, e Francesco Coffa, 34, sono stati condannati all’ergastolo al termine del processo con rito abbreviato.

cosimo tedesco-2La sentenza è stata pronunciata nella mattinata di oggi (venerdì 22 luglio) dal gup del Tribunale di Brindisi Paola Liaci, alla presenza degli imputati, tutti detenuti, e di diversi familiari.Al momento della lettura del dispositivo c’è stata tensione in aula, con alcuni parenti dei detenuti che hanno alzato la voce sino a coprire quella del giudice nel momento in cui si riferiva alle aggravanti contestate nel capo di imputazione (nella foto accanto, Cosimo Tedesco).

Il rappresentante della pubblica accusa aveva sottolineato la premeditazione, sostenendo che tutti e tre gli imputati fossero armati quel giorno, e dei futili motivi perché, nella ricostruzione dei fatti, l’omicidio sarebbe avvenuto il giorno successivo alla festa per bambini organizzata in occasione di Halloween, durante la quale alcuni dei piccoli invitati avrebbero litigato per un vestitino sporco di panna. Ventiquattro ore, ci sarebbe stato l’invito al chiarimento, finito in tragedia. Il gup ha escluso la premeditazione e ha invece confermato i futili motivi.

Il pm Jolanda Daniela Chimienti, la scorsa udienza, nelle repliche alle arringhe dei difensori aveva confermato  la premeditazione, anche dopo aver riconosciuto come testimone credibile Luciano Tedesco, figlio della vittima, nonché fratello di Luca, rimasto ferito nella stessa circostanza. I tre imputati quel giorno si presentarono armati all’appuntamento con Cosimo Tedesco, confronto che doveva avvenire a casa di Romano dal momento che la lite della sera precedente aveva visto coinvolte una delle figlie minorenni di Romano.

“In seguito al diverbio, i tre si sarebbero adoperati per convocare Cosimo Tedesco e all’appuntamento”, sempre secondo l’impostazione accusatoria, si sarebbero fatti “trovare armati, mentre una quarta persona faceva da palo”. E’ scritto nel capo di imputazione.  Quest’ultima è stata identificata in un ragazzo che all’epoca non aveva ancora compiuto i 18 anni e per questo motivo nei suoi confronti si procede separatamente, essendo competenza  della Procura per i minorenni di Lecce.

Tedesco aveva 52 anni. Venne raggiunto da sei colpi di pistola e morì in ospedale a distanza di poche ore dall’arrivo in condizioni già disperate. Nella stessa circostanza rimase ferito il figlio, Luca, e per questo i tre sono accusati anche di tentato omicidio, che riportava ferite da arma da fuoco all’addome e alla mano sinistra.

Il primo a impugnare l’arma fu Romano, come peraltro lui stesso ammise confessando di aver sparato più di una volta temendo una reazione di Tedesco. Prese l’arma dalla cappa della cucina e il primo colpo raggiunse Cosimo Tedesco alle gambe. Arma che consegnò ai militari quando lo arrestarono il 25 febbraio, mettendo fine alla latitanza.

Tedesco dopo il primo colpo corse per il corridoio dell’abitazione di Romano, poi giù per le scale incrociandosi con il figlio Luca. La ricostruzione è basata anche sui ricordi consegnati ai carabinieri da Luciano Tedesco, il primo a soccorrere il padre e il fratello, la cui attendibilità era stata messa in discussione dai difensori degli imputati nel corso delle arringhe che hanno poi reso necessaria la replica del pm Chimienti. Sul figlio della vittima, il pubblico ministero si è espresso in termini di “insindacabile credibilità”.

Per Romano, i difensori Cinzia Cavallo e Ladislao Massari avevano chiesto la derubricazione del reato da omicidio volontario in premeditazione sostenendo che l’imputato ha sì sparato, ma non voleva uccidere. Per Polito, difeso da Cinzia Cavallo e Giuseppe Corleto, era stata chiesta l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Richiesta identica era stata avanzata per Francesco Coffa, difeso dagli avvocati Massimo Murra e Agnese Guida.

Romano risponde anche di evasione dagli arresti domiciliari perché in quel periodo era ristretto nella sua abitazione di residenza, per effetto dell’ordinanza del gip presso il Tribunale di Forlì: dopo aver commesso l’omicidio, si sarebbe allontanato  allo scopo di procurarsi l’impunità, rendendosi irreperibile sino al 25 febbraio, quando venne arrestato dai carabinieri a San Vito dei Normanni. Il giovane è accusato anche di aver detenuto una pistola semiautomatica calibro nove con sei proiettili, di ricettazione dell’arma e di aver formato un documento di identità falso. La carta d’identità era valida per l’espatrio, era stata rilasciata dal Comune di Latiano e riportava il nome di un ragazzo del posto.

Nel processo si sono costituiti parte civili i familiari di Cosimo e Luca Tedesco, con l’avvocato Paolantonio D’Amico: il legale ha chiesto la somma complessiva di un milione e mezzo di euro a titolo di risarcimento dei danni patiti per il figlio della vittima, Luca, a sua volta rimasto ferito nell’agguato, per la mamma Marta Capozza e per la nonna Anna Maria Morciano.Nessuna richiesta, invece, da parte del fratello della vittima, Giuseppe Tedesco, condannato in via definitiva all’ergastolo per tre omicidi ricostruiti dal pentito Vito Di Emidio, alias Bullone.

Con la sentenza è stata riconosciuta una provvisionale di trentamila euro per ciascuna parte civile costituita. Le motivazioni saranno depositate fra novanta giorni. La difesa ha già anticipato che presenterà ricorso in Appello.


 

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