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La palazzina in cui avvenne l'omicidio di Cosimo Tedesco a Brindisi

La palazzina in cui avvenne l'omicidio di Cosimo Tedesco a Brindisi

“Omicidio Tedesco: gli imputati dicano la verità, rischiano l’ergastolo”

La requisitoria del pg nel processo d'Appello in cui sono imputati Andrea Romano, Alessandro Polito e Francesco Coffa: il procuratore generale chiede anche l'ascolto del teste indicato dalla difesa. "Fu l'unico ad assistere alla sparatoria". Per l'accusa sono da contestare i futili motivi, ma non la premeditazione chiesta dal pm

BRINDISI – “Gli imputati dicano la verità prima di lasciare la parola ai giudici sull’omicidio di Cosimo Tedesco: la vita è la vostra, rischiate la conferma dell’ergastolo”. Nel processo d’appello sulla sparatoria costata la vita Tedesco, in una palazzina del rione Sant’Elia di Brindisi, la mattina del primo novembre 2014, oggi il procuratore generale si è rivolto direttamente alle coscienze dei tre che rischiano il carcere a vita, nel caso in cui dovesse essere affermata anche in secondo grado la loro responsabilità penale, dopo la pronuncia in primo grado: gli imputati sono Andrea Romano, Alessandro Polito e Francesco Coffa, tutti e tre di Brindisi,  riconosciuti colpevoli nella sentenza del processo con rito abbreviato dell’omicidio volontario, aggravato dai futili motivi, e del tentato omicidio di Luca Tedesco, figlio della vittima.

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I futili motivi sono legati, stando alla sentenza di primo grado, alla festa dei bambini che si svolse la sera del 31 ottobre 2014 in un locale del quartiere Bozzano: era il compleanno di una bambina di tre anni e c’era anche il nipote neonato di Tedesco. Nella ricostruzione agli atti, la bimba avrebbe cercato di toccare il piccolino con le mani sporche di panna o gelato. I genitori si sarebbero infastiditi e da qui ci sarebbe stato un diverbio tra gli adulti delle famiglie Tedesco e Romano. Nella requisitoria è stata esclusa la premeditazione contestata dal pubblico ministero che ha impugnato il primo verdetto.

Il pg ha preso la parola in mattinata per la requisitoria davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Lecce presieduta Vincenzo Scardia, nella quale siedono i giudici popolari, per ricostruire il delitto: “A noi interessa la verità dei fatti, per cui sedetevi e riferite come andarono esattamente le cose, dite cosa successe, cosa avvenne quella mattina, chi c’era e chi sparò. Solo dopo i giudici decideranno, valutando tutti gli elementi”.

Gli imputati, presenti in udienza, sono rimasti in silenzio. Hanno tempo per decidere cosa fare. Non è escluso che prendano la parola in occasione della prossima udienza, calendarizzata prima della pausa estiva, quando sono previste le discussioni dell’avvocato di parte civile, Paolantonio D’Amico, e dei difensori Ladislao Massari, Cinzia Cavallo, Agnese Guido, Massimo Murra e Giuseppe Corleto.

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Il rappresentante della pubblica accusa ha anche aperto alle richieste dei penalisti, ritenendo necessario ascoltare il testimone indicato dai difensori come l’unico teste oculare dell’omicidio, il solo ad aver visto la sparatoria costata la vita al brindisino: il nome del super teste è leggibile nei motivi d’appello depositati nei tempi previsti, si tratta di un parente di Cosimo Tedesco e Luca Tedesco, un familiare acquisito, finito lui stesso nel registro degli indagati per favoreggiamento dopo aver reso tre interrogatori, l’ultimo dei quali reso il 26 gennaio 2016, in contraddizione rispetto ai precedenti. In questa sede riferì ai carabinieri (e non al pm né al gup) che solo Andrea Romano era armato, mentre non lo erano gli altri due. Romano ha sempre ammesso di aver sparato. Impugnò la pistola che teneva nascosta nella cappa della cucina nel timore che accadesse qualcosa alla moglie e alla sua bambina, presenti in casa quando arrivò Tedesco. Polito e Coffa hanno sempre respinto l’accusa.  

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