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Il condominio in piazza Raffaello in cui avvenne l'omicidio di Cosimo Tedesco

Il condominio in piazza Raffaello in cui avvenne l'omicidio di Cosimo Tedesco

“Omicidio Tedesco: sparò solo Romano, Coffa e Polito non erano armati”

Ascoltato l’unico teste oculare, Daniele De Leo, genero della vittima, come chiesto dai difensori degli imputati: sono stati condannati all’ergastolo

BRINDISI – “Quando entrai in cucina, vidi Andrea Romano che aveva una pistola in mano e a terra Cosimo Tedesco ferito. Francesco Coffa non era armato, così come non lo era Alessandro Polito. Cercai di soccorrerlo, mentre scendevo le scale arrivò Luca Tedesco e sentii altri spari, quando mi girai vidi che anche lui era stato colpito”.

Il testimone oculare

cosimo tedesco-2E’ stato interrogato questa mattina l’unico teste oculare dell’omicidio di Cosimo Tedesco, Daniele De Leo, genero della vittima, il cui nome come “spettatore del tragico evento” avvenuto la mattina del primo novembre 2014 è stato presentato alla Corte d’Assise d’Appello di Lecce, con richiesta di rinnovazione dibattimentale, dai difensori degli imputati Andrea Romano, reo confesso, Alessandro Polito e Francesco Coffa, tutti e tre condannati all’ergastolo in primo grado – con rito abbreviato – dell’omicidio, ritenuto aggravato dai futili motivi, di Cosimo Tedesco e del ferimento del figlio, Luca.

Secondo la ricostruzione del pm, l’omicidio consumato in un appartamento del rione Sant’Elia, è da considerare conseguenza di un diverbio avvenuto nel corso della festa per bambini, la sera precedente. Il 31 ottobre 2014 in un locale del quartiere Bozzano era in corso la festa di compleanno di una bimba di tre anni e tra gli invitati c’era anche il nipotino di Tedesco. La bimba avrebbe cercato di toccare il piccolino con le mani sporche di panna o gelato. I genitori si sarebbero infastiditi e da qui ci sarebbe stato uno scontro verbale tra gli adulti delle famiglie Tedesco e Romano. Lite che, nella sentenza del gup di fronte al quale si è svolto il processo a Brindisi, è stata qualificata come base per il riconoscimento dell’aggravante dei futili motivi.

De Leo è stato indicato dai difensori Cinzia Cavallo, Agnese Guido, Massimo Murra, Pasquale Corleto e Ladislao Massari, i quali nei motivi alla base del ricorso, accolto dalla Corte presieduta da Vincenzo Scardia, hanno riportato alcuni stralci dell’interrogatorio reso da De Leo davanti al pm. L’esame è durato quasi un’ora. De Leo è stato sentito alla presenza di un difensore d’ufficio, l’avvocato Francesca Cisternino, poiché è sotto inchiesta per favoreggiamento personale, proprio in relazione alle dichiarazioni rese dopo l’omicidio, le ultime delle quali datate 21 novembre 2014. Rischia di finire sotto processo ora che gli è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini.

omicidio tedesco bis-2

“Andai a casa di Romano (che in quel periodo era ai domiciliari, ndr) per seguire Cosimo Tedesco”, ha detto il teste. “Presi il mio scooter”. Non ha chiarito però il motivo per il quale decise di seguire Tedesco. “Quando entrai, vidi Romano armato e Tedesco per terra, era vivo, mi precipitai a soccorrerlo e poco dopo arrivò Luciano Tedesco (figlio di Cosimo, ndr). Lo sollevammo da terra per portarlo in ospedale e scendemmo la prima rampa di scala: in quel momento vidi salire Luca Tedesco (l’altro figlio di Cosimo), dopo poco sentii degli spari, mi girai e vidi che anche lui era ferito. A quel punto andammo tutti in ospedale”.

Secondo questa versione, De Leo riprese il suo scooter, mentre Luciano Tedesco guidò l’auto per portare i feriti Cosimo e Luca Tedesco al pronto soccorso. Non ci fu nulla da fare per il capofamiglia. Il teste, inoltre, ha ribadito di non aver visto altre persone armate: “Solo Romano aveva la pistola, non Coffa e neppure Polito”, ha detto confermando le versioni date dai tre imputati.

L'esame del Dna

L’ascolto del testimone oculare è stato considerato determinante dal procuratore generale nonché dall’avvocato che in giudizio rappresenta la famiglia della vittima, il penalista Paoloantonio D’Amico. Il procuratore generale, inoltre, ha fatto propria un’altra richiesta avanzata dai difensori degli imputati: ha chiesto alla Corte di disporre la prosecuzione dell’indagine genetica avviata dopo il delitto che portò alla definizione di dieci Dna da tracce ricavate da alcuni reperti trovati nell’abitazione di Romano e nel condominio. Quei Dna non vennero comparati e per questo è stato chiesto il confronto con quelli di Luca Tedesco, figlio della vittima, rimasto ferito nella sparatoria, nonché con il profilo genetico di Francesco Coffa e dello stesso testimone oculare. La discussione riprenderà a fine novembre.

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