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Omicidio Tedesco, spunta un testimone: “Vide chi fu a sparare”

Nel processo d'appello che inizia oggi la difesa chiede l'ascolto di un familiare della vittima, indagato per favoreggiamento: "Accompagnò Cosimo Tedesco nell'abitazione di Andrea Romano, era presente alla festa dei bambini diventata futile motivo alla base della tragedia". Interrogato a gennaio ritrattò e disse: "Polito e Coffa non erano armati"

BRINDISI – Spunta un testimone chiave nell’omicidio di Cosimo Tedesco, il cui ascolto nel processo d’appello che inizia oggi è ritenuto dai difensori dei tre imputati condannati in abbreviato all’ergastolo, fondamentale per chiarire cosa successe effettivamente la mattina del primo novembre 2014: quel teste sostiene di aver visto chi era presente e chi era armato nell’abitazione di Andrea Romano, dove si consumò la tragedia.

cosimo tedesco-2“Ad avere la pistola era solo Romano, non erano armati Alessandro Polito e Francesco Coffa”, ha detto da ultimo il 26 gennaio scorso il brindisino che tra l’altro è parente acquisito della stessa vittima. E’ indagato per favoreggiamento e le sue dichiarazioni tanto per il pm titolare del fascicolo che per il primo giudice, di fronte al quale è stato incardinato il processo, sono state menzognere. Motivo per il quale sono rimaste fuori.

Diversa la lettura data dai difensori, in particolare dall’avvocato Cinzia Cavallo nell’interesse di Alessandro Polito e degli avvocati Agnese Guido e Massimo Murra per Francesco Coffa: vero che quel teste nel corso del procedimento ha fornito più versioni dei fatti, ma proprio per questo sarebbe stato assolutamente necessario riascoltarlo nel momento in cui intendeva rendere altre dichiarazioni.

L’ultima volta che è stato sentito risale al 26 gennaio 2016 e disse di aver accompagnato Cosimo Tedesco da Romano e ancor prima a casa di Alessandro Polito, cognato di Romano, per parlare della sera precedente, della festa di Halloween per i più piccoli, a cui anche lui avrebbe preso parte essendo il papà di uno degli invitati. E’ stata questa la terza volta, dopo quelle del 21 novembre 2014 e ancor prima dell’1 novembre.

La festa per i bimbi  si svolse la sera del 31 ottobre 2014 in un locale del rione Bozzano e tanto per l’accusa, che per il gup, costituisce il futile motivo del delitto, mentre per i difensori rappresenta solo l’antefatto storico della vicenda. Era il compleanno di una bambina di tre anni e c’era anche il nipote neonato di Tedesco: nella ricostruzione agli atti, la bimba avrebbe cercato di toccare il piccolino con le mani sporche di panna o gelato. I genitori si sarebbero infastiditi e da qui ci sarebbe stato un diverbio tra gli adulti delle famiglie Tedesco e Romano.

Il pm ha appellato la sentenza per chiedere il riconoscimento dell’aggravante della premeditazione, sottolineando  il dopo festa e la fase delle telefonate con la ricerca di un incontro. Sarebbe stata una trappola, in questa ricostruzione, respinta dai difensori secondo i quali non ci sarebbe stata alcuna iniziativa da parte di Romano che pure ha confessato di aver sparato nel timore che succedesse altro ai danni della moglie e della figlia presenti a casa. Né tanto meno armati erano Polito e Coffa. Tutti e tre sono stati condannati al carcere a vita.

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