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“Opera mia un omicidio della guerra di mala a Brindisi e quello in un market”

Il nuovo pentito Montedoro confessa fatti di sangue per i quali non è mai stato indagato: “Nella bottega c’era anche la moglie”. Verbali secretati

BRINDISI – Non è mai stato indagato per quei due omicidi che ha confessato di aver commesso a Brindisi. Il collaboratore di giustizia salentino, Tommaso Montedoro, ha ammesso di essere stato “coinvolto direttamente” in uno dei fatti di sangue più cruenti avvenuti alle porte della città, legati alla guerra di mala sul finire degli anni Novanta, periodo della sua frequentazione con il brindisino, Vito Di Emidio, alias Bullone, autore di oltre 23 omicidi. Sua sarebbe stata anche la mano dietro l’uccisione di un uomo avvenuta “in un supermercato, una bottega nel Brindisino”.

I verbali del pentito

TOMMASO MONTEDORO-2Potrebbero contribuire a svelare alcuni dei delitti mai risolti le primissime dichiarazioni rese ieri da Montedoro (nella foto accanto), 42 anni, da una località protetta. E’ stato interrogato in videoconferenza, nel corso della prima udienza del processo in abbreviato pendente davanti al Tribunale di Lecce, a conclusione dell’inchiesta chiamata Diarchia. I pm della Direzione distrettuale antimafia lo hanno ritenuto capo indiscusso della frangia di stampo mafioso che, secondo questa impostazione, avrebbe operato soprattutto nel territorio di Casarano.

Non ha ancora ottenuto la patente di credibilità, la stessa di cui gode il pentito della Scu Ercole Penna, per anni a capo della cosiddetta frangia mesagnese. La stessa riconosciuta dai Tribunali a Di Emidio: dopo essere stato arrestato dai carabinieri il 28 maggio 2001, al termine di un inseguimento in auto, disse di voler parlare. Montedoro è  ancora nella fase delle dichiarazioni. Periodo che per legge non può superare i 180 giorni a far data del primo verbale.

L’omicidio a Brindisi e la guerra di mala

Di pagine il salentino ne avrebbe riempito diverse. Tutte, al momento, coperte da omissis con riferimento a omicidi e altri fatti di sangue. Secretati anche quelli nei quali Montedoro ha fatto riferimento a due omicidi avvenuti a Brindisi, dei quali ha genericamente parlato ieri in udienza, assumendosene la responsabilità, sebbene non sia mai finito sotto inchiesta.

Di un omicidio, quello avvenuto a Brindisi città, l’aspirante pentito ha fatto il nome. Nome di un uomo che sul finire degli anni Novanta, i più sanguinosi nella storia della Sacra Corona Unita, era considerato di spicco. Ucciso nel momento in cui era diventato di intralcio per altri.

L’omicidio nel supermercato

Vito Di Emidio, BulloneSempre nel corso della stessa udienza, ha affermato di essere stato coinvolto direttamente in un secondo omicidio, avvenuto nel “Brindisino”, ma in questo caso il nome dell’uomo ammazzato non lo ricordava. Ricordava che in questo caso l’uomo venne ucciso “in supermercato, una bottega”. E ha aggiunto un particolare: “C’era pure la moglie”. Forse la donna è stata testimone involontaria. (Nella foto accanto Vito Di Emidio, in una foto prima dell'arresto)

Gli omissis

Non è al momento ancora chiaro cosa Montedoro abbia precisato dopo aver ammesso il suo coinvolgimento diretto: di quei due omicidi è stato esecutore materiale, il killer che ha materialmente eseguito le sentenze di condanna a morte? Oppure è stato mandante, colui il quale li ha ordinati, commissionandoli ad altri? E, in questo caso, chi sono i complici? Tutto secretato, di fronte alla necessità di verificare le affermazioni.

Montedoro sarà interrogato ancora, assistito dall’avvocato Sergio Luceri del foro di Lecce, lo stesso penalista che segue Ercole Penna. Penna, all’inizio della collaborazione, ammise l’omicidio di Ezio Pasimeni, dal quale era stato assolto in primo e secondo grado. La confessione arrivò prima della pronuncia della Cassazione, per dimostrare la genuinità della sua volontà di passare dalla parte dello Stato e rompere con la Scu in maniera definitiva.

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