Lunedì, 17 Maggio 2021
Cronaca

Operaio morì lavorando nella villa, proprietario condannato

FASANO - Il procuratore generale aveva chiesto l'annullamento della sentenza di condanna del fasanese nella cui villetta stava lavorando l'operaio che, cadendo dall'impalcatura, batté la testa sul terreno e morì. La quarta sezione della Cassazione invece ha rigettato il ricorso confermando gli otto mesi di reclusione cui fu condannato in primo grado Orazio Angiulli di 73 anni, proprietario della villa sulla Selva di Fasano nella quale si verificò l'incidente mortale.

FASANO - Il procuratore generale aveva chiesto l'annullamento della sentenza di condanna del fasanese nella cui villetta stava lavorando l'operaio che, cadendo dall'impalcatura, batté la testa sul terreno e morì. La quarta sezione della Cassazione invece ha rigettato il ricorso confermando gli otto mesi di reclusione cui fu condannato in primo grado Orazio Angiulli di 73 anni, proprietario della villa sulla Selva di Fasano nella quale si verificò l'incidente mortale. Era il 31 aprile del 2001 quando cessò di battere il cuore di Marcantonio Fiume, operaio edile fasanese. Fiume stava lavorando ad alcuni metri di altezza, su una impalcatura predisposta dallo stesso. Si trattava di un lavoretto di poco conto: sistemare una piccola tettoia. Una distrazione e l'operaio cadde battendo la testa. Se avesse avuto la cintura di sicurezza e, quindi, fosse stato agganciato all'impalcatura, non sarebbe morto, sostenne la pubblica accusa. Angiulli fu accusato di omicidio colposo per non essersi assicurato che l'operaio che stava lavorando per suo conto avesse predisposto le misure di sicurezza necessarie.

La condanna emessa dalla Corte di Appello di Lecce è stata impugnata dal difensore dell'imputato, avvocato Carlo Tatarano, il cui compito sembrava assai facilitato dalla richiesta di assoluzione avanzata dal procuratore generale. Il difensore, così come il procuratore generale, ha puntato sulla mancanza di qualsiasi responsabilità da parte del proprio assistito. La quarta sezione, invece, è stata di parere contrario, ed ha respinto il ricorso. La condanna a otto mesi ora è ora definitiva. Per conoscere quali siano stati i meccanismi giuridici che hanno portato a tale decisione, bisognerà attendere il deposito delle motivazioni.

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