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Il luogo dell'esplosione alla Sanofi Aventis

Il luogo dell'esplosione alla Sanofi Aventis

Operaio morto, la terza gli è stata fatale: Manfreda aveva rischiato la vita altre due volte

BRINDISI – La terza volta gli è stata fatale. Già in passato Cosimo Manfreda, l’operaio 45enne morto giovedì mattina a seguito dell’esplosione di un serbatoio presso la Sanofi Aventis, aveva rischiato di perdere la vita sul posto di lavoro. Ma per due volte il destino aveva fatto che ne uscisse quasi indenne.

BRINDISI - La terza volta gli è stata fatale. Già in passato Cosimo Manfreda, l'operaio 45enne morto giovedì mattina a seguito dell'esplosione di un serbatoio presso la Sanofi Aventis, aveva rischiato di perdere la vita sul posto di lavoro. Ma per due volte il destino aveva fatto che ne uscisse quasi indenne.

Situazioni, beninteso, che possono accadere e che fanno parte dei rischi di un mestiere come il suo, che dal 1995 lavorava per conto di una ditta subappaltatrice, che garantisce lavori di manutenzione ad aziende come la stessa Sanofi-Aventis. Ma i pericolosi precedenti non significano che fosse un lavoratore inesperto o incauto, anzi. Tutti coloro che conoscevano "Coco", così come lo chiamavano amici e colleghi di lavoro, ne ricordavano anche sabato mattina ai funerali soprattutto il grande senso di responsabilità di un padre di famiglia - era sposato e aveva due bimbe piccole - e la sua dedizione al sacrificio per portare lo stipendio a casa.

Qualche tempo fa, era stato davvero il fato ad evitare che in maniera del tutto fortuita, per una banalissima perdita di equilibrio mentre lavorava, un pezzo di ferro appuntito gli si conficcasse nella spina dorsale. La scampò bella, Manfreda, e raccontò a qualche amico anche la sua più che umana paura dopo lo scampato pericolo.

Circa un anno fa, invece, rimediò un'ustione - comunque lieve - al braccio. Tipiche situazioni, appunto, in cui può incappare chi dalla mattina alla sera si occupa di lavori manuali, nella fattispecie di manutenzione. Ma finora era riuscito a cavarsela. Giovedì scorso no: assieme ad altri tre colleghi della Cof e ad un altro della Sanofi Aventis, stava occupandosi di lavori di saldatura sui serbatoi dello stabilimento. Lui si trovava sopra il coperchio di uno dei serbatoi, gli altri gli stavano dando una mano da sotto. Ecco perché lui è morto e gli altri sono rimasti feriti. Perché l'esplosione - che ancora non si capisce da cosa possa essere stata generata, visto che i serbatoi contenevano solo acque di scarico e cloroformio, che non è nemmeno infiammabile - lo ha fatto sbalzare via, facendogli compiere un tragico volo che non gli ha lasciato scampo. Sabato mattina, presso la chiesa Santissima Resurrezione del quartiere Cappuccini, in tanti gli hanno reso omaggio partecipando ai funerali. C'erano anche numerosi rappresentanti delle istituzioni e quelli della Sanofi Aventis, ditta che da subito ha confermato la propria disponibilità e volontà a fare chiarezza su quanto accaduto.

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