Operazione antimafia della Polizia di Taranto: arresti anche nel Brindisino

Sono 23 le persone accusate di associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e altri delitti

BRINDISI - Arresti anche nel Brindisino nell'ambito dell'operazione antimafia della polizia denominata "Cupola" che all'alba di oggi, mercoledì 14 ottobre, si è conclusa con 23 arresti per associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e altri gravissimi delitti contro la persona ed il patrimonio, tra cui rapine, estorsioni, tutti aggravati dal metodo mafioso. Si tratta di un oritano Pierluigi Chionna 41 anni, un calabrese Antonio Pangallo, 48 anni residente a Oria con alle spalle condanne passate in giudicato per associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacentim armi e altro e un manduriano catturato a Brindisi. 

Gli arresti sono stati eseguiti da personale della Squadra Mobile di Taranto, che hanno operato in collaborazione con il Servizio centrale operativo della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato, a seguito di indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce dirette dal sostituto procuratore Milto Stefano De Nozza.

Altre 27 persone sono indagate nell’ambito dello stesso procedimento penale e destinatarie di avviso di conclusione delle indagini preliminari.

"Con l’operazione di questa mattina è stato disarticolato un  sodalizio criminale armato, che, dopo il blitz “Impresa” del luglio 2017, era riuscito a riorganizzarsi sul territorio di Manduria ancora interessato dal fenomeno mafioso e governato da frange della Sacra corona unita, sempre più orientate ad attuare una strategia di potenziamento del proprio prestigio criminale".

Dalle indagini è emerso che sin dalla scarcerazione di Nazareno Malorgio, nipote del boss storico della Scu Vincenzo Stranieri (avvenuta il 03/02/2018) si è dato corso a un nuovo assetto organizzativo dell’associazione mafiosa operante nel territorio di Manduria in cui, in assenza dei capi storici, sono state ridisegnate le posizioni di vertice.  

L’organizzazione criminale, negli ultimi anni, è stata in grado di rigenerarsi mediante la costituzione di un direttivo – una vera e propria “Cupola” – i cui indiscussi esponenti sono Giovanni Caniglia, Walter Modeo, Nazareno Malorgio ed Elio Palmisano i quali, "ricorrendo all’intimidazione, ovvero sfruttando il vincolo associativo, hanno assoggettato l’intero territorio di Manduria, addivenendo al pieno controllo del traffico illecito di sostanze stupefacenti, delle attività estorsive (anche nella forma  della c.d. estorsione "ambientale") e delle rapine". Si legge in una nota della Questura. 

"L’associazione  mafiosa individuata rappresenta  il “congiungimento” di due gruppi criminali un tempo in conflitto tra loro e, tuttavia, entrambi riconducibili, come anticipato, alla Scu. Pur risultando diretta prosecuzione dei clan (dai quali mutua la fama mafiosa e la conseguente forza di intimidazione), il sodalizio in questione risulta caratterizzato da elementi di novità: esso si avvale di una nuova forma di intimidazione, non soltanto predatoria e violenta, ma anche silente e simbiotica rispetto al contesto sociale di riferimento, preservando e finanche rafforzando l’egemonia dell’associazione mafiosa originaria anche attraverso alleanze e patti siglati con i gruppi criminali di territori limitrofi".

"L’indagine ha dimostrato l’ evoluzione del “metodo mafioso”, riducendo il ricorso all’ “azione manifesta” e normalmente cruenta, univoco segno della forza di intimidazione,  privilegiando invece la minaccia velata di violenza. Ne discende che oltre alle scorribande armate, l’indagine ha registrato l’esistenza delle “estorsioni ambientali” nelle cui forme emerge quella “evocativa” nella quale l’estortore non si serve della minaccia esplicita, ma di quella derivante dall’appartenenza o dal legame con noti malavitosi".

"Il materiale indiziario complessivamente acquisito consente di contestare una numerosa serie di reati posti in essere dall’organizzazione mafiosa, la quale si prefigge, fra le altre cose, il raggiungimento del totale controllo del mercato illecito degli stupefacenti, con una marcata propensione pure a contaminare l’economia legale, riciclandone i proventi. Notevole la disponibilità di armi da parte dell’associazione mafiosa, anche micidiali, custodite dai membri del clan ed  oggetto dei numerosi sequestri operati". 

Hanno partecipato all’operazione i Reparti Prevenzione Crimine della Polizia di Stato di Bari e Lecce, le unità cinofile antidroga ed antiesplosivo che ed il 9° reparto Volo di Bari nonché le Questure nei cui territori di competenza dimoravano alcuni altri soggetti destinatari dei provvedimenti restrittivi. 

Pierluigi Chionna

Pierluigi Chionna, ritenuto fornitore abituale con il compito di curare la cessione di cocaina, è accusato di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Delitto pluriaggravato dall'avere i partecipi Ia disponibilita di armi, dall'essere stato commesso avvalendosi delle condizioni previste dall'art. 416 bis ed al fine di agevolare l'attivita della associazione. 

"Per avere fatto parte, nei modi e con i ruoli di seguito specificati, di un'associazione finalizzata alla cornmissione di piu delitti tra quelli previsti dall' art. 73 del medesimo decreto, nei modi e con i ruoli di seguito specificati; segnatamente di una associazione costituita ed operante in Manduria (Ta),con lo scopo di approvvigionarsi di ingenti quantitativi di diverse tipologie di sostanza stupefacente da destinare alia rivendita in Italia presso le piazze di spaccio di Manduria, Sava, Copertino, Trepuzzi e Nardo ed altre". 

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