Operazione “Cupola”, la pax mafiosa con i brindisini

Gli arrestati durante l'operazione del 14 ottobre sono del Tarantino. Hanno stretto rapporti con i “cugini”, in particolar modo con Donatiello di Mesagne

La Dda di Lecce

I sodali tarantini si sarebbero messi d'accordo anche con i “cugini” della Sacra corona unita del Brindisino, in particolare con Giovanni Donatiello, il mesagnese “cinque lire”. E' quanto emerge dall'ordinanza di custodia cautelare dell'operazione “Cupola”, che ha portato al blitz di ieri (mercoledì 14 ottobre) all'alba, ai 23 arresti per associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e altri delitti contro la persona e il patrimonio, tutti aggravati dal metodo mafioso. Le indagini degli uomini della questura di Taranto, coordinati dal pm della Direzione distrettuale antimafia di Lecce Milto Stefano De Nozza, hanno fatto emergere la presenza di un direttivo – da qui il nome “Cupola” – operante nel Tarantino, in particolar modo a Manduria. Alla città è legato Vincenzo Stranieri, detto “stellina”. In carcere dai primi anni '80, è un nome pesante della Scu. Suo nipote è tra i 23 arrestati di ieri. Si tratta di Nazareno Malorgio, scarcerato nel febbraio 2018. Dalle indagini emerge che quest'ultimo, insieme ad altri sodali, non ha perso tempo e ha riorganizzato la frangia manduriana del sodalizio criminale, concentrandosi in particolar modo sul traffico di sostanze stupefacenti.

Pax mafiosa

“Da tener presente – sempre a dimostrazione che il clan voglia continuare a mantenere il controllo del territorio In Manduria – i legami che Walter Modeo è riuscito a intrattenere, nell'ambito dell'organizzazione mafiosa, con Giovanni Donatiello (non indagato nell'ambito di questa inchiesta, ndr), alias 'cinque lire', noto esponente mesagnese della Sacra corona unita, già affiliato al noto Pino Rogoli”. Questo passaggio dell'ordinanza è molto importante. Per poter operare liberamente sul territorio e condurre i propri affari è necessario mantenere rapporti di buon vicinato. In particolar modo con “cinque lire”, scarcerato nel 2018 e nuovamente arrestato nel settembre 2020 nell'ambito dell'operazione “Old Generation”. Ci sono delle intercettazioni in cui due indagati – Walter Modeo e lo zio Biagio Rizzo – discutono proprio di Donatiello. In una telefonata del 28 giugno 2019 Modeo chiama Rizzo e gli chiede se conosca “cinque lire”: “Allorquando ottiene conferma – si legge nell'ordinanza –, chiede a Rizzo se possa spendere il suo nome. Costui gli dice di sì precisando di dirgli di 'Biagio' e allorquando viene a sapere che si trova nel luogo in cui è al momento Walter Modeo, dice di passarglielo al telefono. Modeo fa capire che in quel memento ciò non e possibile, al che Biagio Rizzo gli chiede se il 'cinque lire' sia venuto a nome del 'vecchio di là', cioè di Mesagne – l'allusione non può che propendere sul fondatore Giuseppe Rogoli, pure costui, infatti, di Mesagne. Ma Modeo smentisce dicendogli che 'cinque lire' ha messo avanti solo la sua persona”.

“Casa nostra è casa nostra”, si dicono al telefono zio e nipote, per rimarcare la propria indipendenza dai brindisini. Ma la pace è sempre preferibile allo scontro, se si vogliono fare affari. Così si limitano a inviare i propri “saluti”, affinché Donatiello “capisca”. Cosa che deve essere avvenuta, visto che la pax mafiosa non è stata intaccata.

Il ruolo degli oritani

Tra gli arrestati c'è anche un oritano, il 41enne Pierluigi Chionna,  e un calabrese, Antonio Pangallo di 48 anni, residente a Oria con alle spalle condanne per associazione di tipo mafioso. Un uomo, originario di Manduria, è stato preso a Brindisi. L'oritano 41enne per gli inquirenti non fa parte della cupola, ma riveste comunque un ruolo strategico nell'organizzazione, costituita e operante in Manduria, del traffico di sostanze stupefacenti, principalmente marijuana (da canali baresi), eroina e cocaina, da spacciare a Manduria, Sava, Copertino, Trepuzzi e Nardò. Pierluigi Chionna avrebbe rivestito il ruolo di fornitore abituale di cocaina, con il compito anche di immetterla sul mercato. Non solo, si legge nell'ordinanza che Chionna avrebbe aiutato Walter Modeo a commettere atti intimidatori. Avrebbero esploso colpi di arma da fuoco contro alcune abitazioni, come “avvertimento”. Per un caso, Chionna venne arrestato dai carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana. Era la sera del 27 maggio 2019. Alcune telecamere di video-sorveglianza inquadrano un'autovettura. I carabinieri così risalirono a Chionna.

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Più defilato, invece, il ruolo di Pangallo, calabrese di nascita e oritano d'azione. Per gli investigatori, avrebbe in più occasioni acquistato da Walter Modeo e Gregorio Destradis (altro indagato) alcuni chili di eroina già tagliata per un controvalore di 8mila euro al chilo da destinare alla successiva rivendita.

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