Cronaca

Operazione "Faust", il brindisino in silenzio davanti al gip

Il 33enne accusato di spaccio di stupefacenti si è avvalso della facoltà di non rispondere. E' coinvolto nel blitz anti-'ndrangheta

BRINDISI - Ha preferito non rispondere alle domande del gip. Il 33enne brindisino Teodoro Montenegro, assistito dall'avvocato Vincenzo Lanzilotti, è stato coinvolto nel blitz del 18 gennaio, l'operazione "Faust", che ha portato all'arresto di 49 persone. Montenegro si trova detenuto nel carcere di Brindisi. E' accusato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L'interrogatorio di garanzia si è svolto ieri, 20 gennaio 2021. 

Gli indagati sono ritenuti responsabili, in particolare, di associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, traffico di stupefacenti, detenzione illegale di armi, tentato omicidio, usura e procurata inosservanza di pena. I soggetti coinvolti sono perlopiù calabresi. Al centro delle indagini ci sono gli uomini della cosca Pisano, conosciuti come i "diavoli di Rosarno". Montenegro deve rispondere di alcuni episodi di cessione di sostanze stupefacenti. In almeno un'occasione sarebbe stato lui a cedere la droga ai calabresi. 

Nel blitz è finito ai domiciliari anche il sindaco di Rosarno, perché le indagini, condotte dai carabinieri e partite nel 2016, hanno gettato luce non solo sul narcotraffico, ma anche su indicibili accordi tra politica e 'ndrine. Con i proventi del traffico di droga, poi, le cosche si buttavano nell'usura. L'economia legale veniva inquinata, tanto che alcuni indagati controllavano realtà imprenditoriali. Nel corso delle indagini sono state appurate le convergenze criminali tra la cosca e altre 'ndrine della provincia di Reggio Calabria. I loro affari e le loro conoscenze spaziavano fuori dalla Calabria, andando a toccare anche Campania e Puglia, stringendo rapporti con la Sacra Corona.

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