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Lunedì, 15 Aprile 2024
Cronaca Mesagne

Da Mesagne l'asse della droga per le piazze di spaccio del Nord Est

Camionisti compiacenti avrebbero trasportato carichi di marijuana destinati al Veneto per conto del sodalizio sgominato dai carabinieri, ma la qualità della sostanza stupefacente era scarsa

MESAGNE – Da Mesagne al Veneto, la droga viaggiava a bordo di autoarticolati condotti da camionisti compiacenti. Sono due le spedizioni di marijuana che sarebbero state orchestrate fra novembre 2019 e gennaio 2020 da alcuni componenti del presunto sodalizio malavitoso sgominato dai carabinieri attraverso l’operazione “Fire”. Nel secondo caso la merce sarebbe tornata indietro, a causa della scarsa qualità. Le due operazioni di rifornimento di piazze di spaccio nel Nord Italia sono state monitorate dai militari del Norm della compagnia di San Vito dei Normanni al comando del capitano Antonio Corvino del tenente Alberto Bruno, nell’ambito dell’inchiesta che ieri mattina (lunedì 30 gennaio) è sfociata in un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 11 indagati, accusati a vario titolo del reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. 

Le due partite di marijuana, rispettivamente di quattro e tre chilogrammi, sarebbero state cedute dal 52enne Roberto Carbone, ritenuto promotore del sodalizio, ad A.L, mesagnese residente in provincia di Verona, ed un uomo di un'altra provincia veneta. Quest’ultimi, indagati a piede libero in quando il gip non ha ravvisato la sussistenza di esigenze cautelari a loro carico, sono ritenuti dei broker. Da quanto accertato dagli investigatori avrebbero infatti acquistato la droga per spacciarla sulla piazza di Verona. 

La prima cessione da quattro chili sarebbe giunta a destinazione, ma il presunto broker mesagnese, a giorni di distanza dall’arrivo del carico, si sarebbe lamentato della scarsa qualità della droga. Problematica analoga sarebbe stata sollevata in maniera ancor più stringente nel gennaio 2020, quando in Veneto, tramite un corriere, sarebbe arrivato un pacco contenente tre chilogrammi di marijana. Il broker veneto., interfacciandosi con A.L, avrebbe infatti rimarcato, con un colorito epiteto, la pessima qualità della droga, per il cui invio erano stai inutilmente percorsi mille chilometri. 

Stavolta dunque la marijuana, anziché finire nelle piazze di spaccio del Nord Est, viene rispedita al mittente, sempre con l’ausilio di un camionista compiacente. La cosa avrebbe creato dei dissapori fra i fornitori mesagnesi e il brooker veneto, successivamente superati, data la difficoltà a reperire altri canali. Da quanto appurato dagli investigatori, anzi, sarebbero stati pianificati ulteriori approvvigionamenti, ma con l’arrivo del Covid e il conseguente lockdown quel canale si sarebbe prosciugato. 

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