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Domenica, 28 Novembre 2021
Cronaca

Operazione Last Minute, si costituisce al carcere anche il latianese D'Errico

BRINDISI - Si è costituito lunedì pomeriggio il terzo dei sei introvabili. Vito Antonio D'Errico, 42 anni, di Latiano. Irreperibile all'alba del blitz scattato il 28 dicembre scorso, messo a segno dalla squadra mobile di Brindisi e dal commissariato di polizia di Mesagne contro i 28 presunti affiliati alla Scu segnati a dito da Ercole Penna nelle sue memorie, il 42enne ha scelto di ritornare su suoi passi, presentandosi volontariamente alle porte della casa circondariale di Brindisi. Con l’arresto del latianese scende a tre il numero degli irreperibili.

BRINDISI - Si è costituito lunedì pomeriggio il terzo dei sei introvabili. Vito Antonio D'Errico, 42 anni, di Latiano. Irreperibile all'alba del blitz scattato il 28 dicembre scorso, messo a segno dalla squadra mobile di Brindisi e dal commissariato di polizia di Mesagne contro i 28 presunti affiliati alla Scu segnati a dito da Ercole Penna nelle sue memorie, il 42enne ha scelto di ritornare su suoi passi, presentandosi volontariamente alle porte della casa circondariale di Brindisi. Con l'arresto del latianese scende a tre il numero degli irreperibili.

Ventiquattro ore dopo il blitz si era consegnato alla questura di Siena, il presunto capozona di Cellino San Marco, Alessandro Monteforte, 36 anni, originario di San Pietro Vernotico, rimesso in libertà subito dopo l'interrogatorio di fronte al gip Valerio Fracassi, che non ha convalidato il fermo. Subito dopo è toccato all'imprenditore brindisino Antonio Centonze, 42 anni, che resta in carcere per effetto della misura cautelare disposta dal gip del tribunale di Bari, Anna Polemio, malgrado la scelta di Centonze di costituirsi volontariamente nel carcere del capoluogo.

Dopo la cattura di D'Errico, restano tre gli introvabili: Francesco Campana, 37 anni, scomparso da maggio e formalmente indagato per il tentato omicidio del mesagnese Vincenzo Greco, deve scontare una condanna definitiva a nove anni per 416 bis; Oronzo De Nitto, 35 anni, di Mesagne e Gaetano Leo, 45 anni, di Francavilla Fontana.

D'Errico, già condannato a undici anni di reclusione per 416 bis, è uno dei protagonisti dei primi blitz contro la Sacra corona unita. Il nome del latianese figura nel maxi processo numero uno, firmato dagli allora sostituti procuratori Nicola Piacente e Michele Emiliano. Torna nel mirino dell'antimafia per effetto delle dichiarazioni dell'ultimo pentito, secondo il quale l'uomo sarebbe il referente di zona del clan capeggiato da Salvatore Buccarella e Francesco Campana, a Latiano. Secondo il collaboratore di giustizia il legame con il clan torrese dei Bruno sarebbe qualche cosa di più del legame per affinità. Non solo il suocero di Vito D'Errico porta il nome eccellente di Andrea, fratello di Ciro Bruno - pluriergastolano accusato di due omicidi, già ristretto in regime di 41 bis -, mentre la sorella di Vito Antonio D'Errico è moglie di Antonio Bruno (donne estranee alle accuse di affiliazione, ndr).

La laison c'entra con il sangue, dice Penna, tributo versato in uno con il pronunciamento delle formule sacramentali: "Oltre al nostro gruppo, però, su quel territorio di Francavilla Fontana, aveva influenza anche un gruppo di Latiano costituito dalla famiglia D'Errico, Pasquale, il figlio Vito, che è colui che tiene in mano la situazione, e l'altro fratello Giuseppe che più facilmente degli altri fa ricorso all'uso delle armi. Tale gruppo era ben collegato con quello dei fratelli Bruno di Torre Santa Susanna nel cui ambito gravitavano essendo con loro tutta una cosa".

Le affermazioni di Penna trovano riscontro in quelle di un altro collaboratore di giustizia, Caforio, secondo il quale "In Torre Santa Susanna opera il clan Bruno, gestito dai fratelli Vincenzo e Andrea. Questo gruppo, siccome è stato sempre vicino a Giuseppe Rogoli, non si è mai allontanato da questi ed a loro è riconosciuta l'esclusiva sulle attività criminali in quel territorio che gestiscono a compartimento stagno. Il gruppo ha un affiliato a Latiano, Vito D'Errico, cognato di Andrea, il quale si occupa di droga ed estorsioni in quel territorio".

Intanto continua il pressing contro il pentito Ercole Penna: dopo la bomba del 31 dicembre all'abitazione dei suoceri, ieri sera è stata data alle fiamme a Mesagne l'auto della cognata Valentina Biondi, nipote della moglie di Giuseppe Rogoli.

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