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Dopo gli arresti, il silenzio: solo Liardi respinge le accuse

Interrogatori di garanzia oggi per i brindisini coinvolti nel blitz Last Travel: facoltà di non rispondere per Teodoro Montenegro, Orlando Carella, Pietro Corsano e Domenico De Leo

BRINDISI – Dopo gli arresti nel blitz Last Travel, gli indagati accusati di spaccio di droga hanno scelto il silenzio, fatta eccezione per Alessandro Liardi che ha respinto gli addebiti: Teodoro Montenegro, Orlando Carella, Pietro Corsano e Domenico De Leo si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al gip.

Gli interrogatori si sono svolti nella mattinata di oggi dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis, che ha firmato il provvedimento di arresto eseguito dai carabinieri del Norm, su richiesta del sostituto procuratore Valeria Farina Valaori.

Alessandro Liardi-2Solo Liardi ha voluto rispondere alle domande, alla presenza del suo difensore, Daniela d’Amuri, precisando di non aver avuto contatti con nessuno degli arrestati per questioni di droga, dopo essere stato fermato dai carabinieri il 17 gennaio scorso. In quella occasione venne trovata droga nella sua abitazione e per quell’episodio il 22 aprile ha patteggiato la pena a tre anni di reclusione. Al gip, Liardi ha ricordato le circostanze dell’arresto, ha precisato di essere stato sotto stretta osservazione successivamente: “Dopo quella volta, non ho fatto niente”, ha detto. E ha aggiunto: “Ho incontrato Carella solo una volta, quando lui venne a trovarmi al lavoro. Ma non parlammo di droga”. La penalista presenterà ricorso al Riesame.

Non è escluso che gli altri penalisti ricorrano al Tribunale del Riesame o che chiedano interrogatorio al pm titolre del fascicolo: Orlando Carella è assistito da Giuseppe Guastella,  Pietro Corsano da Andrea D'Agostino; Domenico De Leo e Teodoro Montenegro sono difesi da Daniela d’Amuri.  Interrogatorio per rogatoria, a Torino, per Giovani Cannalire, difeso da Ladislao Massari. Per Daniele Camon, arrestato nella notte dai carabinieri, l’interrogatorio dovrebbe svolgersi nella giornata di domani.

Nell’inchiesta chiamata “Last travel”, ultimo viaggio, i gravi indizi di colpevolezza sono le intercettazioni telefoniche e ambientali e le scoperte fatte dai carabinieri. Ascoltando le conversazioni, i militari hanno avuto la certezza che la Fiat Croma usata per il trasporto dei carichi da Torino a Brindisi, era stata modificata perché era stato creato un doppiofondo con delle lastre.

L’ascolto delle conversazioni e la lettura dei messaggi ha permesso di avere anche la conferma al sospetto di un pagamento ingente, come quello avvenuto il 31 luglio scorso. “Si apprendeva che Di Giovanni aveva consegnato ai fornitori la somma di 99mila euro in due tranche: 64mila euro quale acconto e 35mila a saldo dello stupefacente ricevuto il 23 luglio”, si legge nell’ordinanza di arresto.

Il successivo 9 agosto 2016, l’arresto di Antonio Di Giovanni partito da Torino e intercettato nei pressi del centro commerciale Ipercoop di Brindisi. In quella occasione, sarebbe riuscito a fuggire Giovanni Cannalire, il suocero: a bordo di una Fiat Croma c’erano 85 kg di hashish suddivisi in panetti. Nell’auto furono trovate undici  banconote false del taglio di 50 euro ciascuna, per un valore complessivo di 550 euro.

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