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La polizia davanti all'armeria

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Operazione Malavita: tutti i colpi della banda

BRINDISI – In progetto anche un attentato dimostrativo davanti alla questura, una tentata rapina un incendio doloso e più di dieci i furti contestati tra i quali quello all’armeria Calì a Santa Chiara. Questi gli addebiti per i brindisini arrestati stamani dagli agenti della Squadra mobile.

BRINDISI - In progetto anche un attentato dimostrativo davanti alla questura, una tentata rapina un incendio doloso e più di dieci i furti contestati tra i quali quello all'armeria Calì a Santa Chiara. Questi gli addebiti per i brindisini arrestati stamani dagli agenti della Squadra mobile, nell'ambito dell'operazione Malavita.

Fra i capi di accusa contenuti nell'ordinanza firmata dal gip Maurizio Saso, su richiesta del pm Daniela Chimienti, figurano infatti un attentato dinamitardo ai danni del furgoncino intestato alla società di un ex contrabbandiere, il tentativo di rapina alla gioielleria Della Rocca di viale Porta Pia, vari danneggiamenti, diversi episodi di ricettazione e la detenzione abusiva di ordigni e armi da fuoco. Non si realizzò, invece, il progetto di far esplodere un ordigno artigianale di fronte alla questura.

Tutti gli indagati, sulla base di quanto appurato dagli inquirenti, erano legati dal vincolo associativo. Tale "banda di balordi" (così si è espresso il procuratore capo di Brindisi, Marco Dinapoli, nel corso della conferenza stampa svoltasi stamani presso la procura di Brindisi) agiva secondo una strategia stabilita a tavolino. Ogni colpo veniva pianificato nei dettagli. Al vertice del sodalizio c'era il 24enne Tiziano Cannalire, personaggio di spicco della malavita locale, nonostante la sua giovane età.

In manette sono finiti inoltre Andrea Ostuni detto Malavita o Malox di 27 anni, Gianmarco Leto di 27 anni, Simone Brigida di 21 anni (già detenuti per altro), Luca Carriero di 22 anni, Francesco Ruggiero detto Pumillo di 30 anni, Diego De Giorgi di 29 anni, Diego Catucci di 24 anni, Gaetano Aggiano detto Coca Cola di 20 anni, e Marco Curto di 30 anni. E ci sono poi tre indagati a piede libero: Alessio Curto di 20 anni, Maurizio Cannalire di 54 anni e Davide Daniel Bombacigno di 24 anni.

Le indagini sono partite proprio dall'arresto di Bombacigno, che nel novembre del 2012 venne sorpreso in un nascondiglio al Perrino con due pistole con matricola abrasa. Una volta risaliti alla matricola, gli agenti della mobile guidati dal vicequestore Alberto Somma rintracciarono anche il luogo dal quale l'arma era stata rubata: l'armeria Calì di piazza Sapri.

Tale furto venne perpetrato nell'agosto del 2012. Approfittando della chiusura per ferie dell'attività commerciale, Luca Carriero rimase al lavoro per due giorni in un box che si trovava esattamente sotto il negozio. Da lì riuscì ad aprirsi un varco attraverso il quale i banditi penetrarono nell'armeria, rubando varie decine di armi da fuoco (45 per la precisione). Gli investigatori sono risaliti alla dinamica e agli autori del raid grazie a una rete di intercettazioni telefoniche e ambientali nei confronti di diversi soggetti frequentati da Bombacigno.

I sodali avevano infatti l'abitudine di commentare i furti ancora in cantiere e di vantarsi per le imprese già compiute. Preziosissime, in particolare, si sono rivelate le conversazioni captate in una Renault Clio. Grazie anche a una serie di appostamenti e pedinamenti effettuati dagli uomini della Sezione antirapina diretti dall'ispettore Giancarlo Di Nunno, i poliziotti sono arrivati al punto di ritrovo dell'organizzazione: un bar di Brindisi in cui Tiziano Cannalire, sottoposto ad obblighi di sorveglianza per altri fatti, lavorava come dipendente.

Tassello dopo tassello, dunque, è stata ricostruita la rete di furti perpetrati dal gruppo. Il più eclatante, come detto, è quello all'armeria. Passò sotto silenzio, invece, il furto con la tecnica del buco di una radiotrasmittente custodita presso la delegazione del comando di polizia municipale del rione Casale (fra la fine del 2012 e i primi mesi del 2013). C'è poi una lunga catena di furti messi a segno presso gli appartamenti ubicati nelle seguenti vie: via Duca Degli Abruzzi (monili d'oro, denaro contante, un televisore Samsung), via Legnago (videocamera, macchina fotografica, orologi, monili d'oro), piazza Pirandello (monili d'oro, un barattolo contenente monete antiche), via Solferino (macchina fotografica, monili d'oro, penna Moncler, orologi da uomo e da donna, portafoto con penna usb, computer, orologio Rolex falso), via Baracca (monili d'oro e orologi).

Cannalire & Co avevano messo le mani anche su uno scooter Aprilia Scarabeo, varie attrezzature da lavoro depositate in un garage in via Appia e due automobili: una Bmw e una Fiat Bravo. La merce rubata veniva depositata in un vecchio casolare diroccato situato lungo la litoranea Sud, ribattezzato "La Tenuta". I poliziotti seguivano gli indagati passo dopo passo. E il 19 gennaio 2013, grazie all'enorme mole di materiale investigativo acquisito, gli agenti riuscirono a fermare Antonio Caforio, armato di pistola, pochi istanti prima che rapinasse la gioielleria Della Rocca.

I banditi si chiesero come avessero fatto, gli agenti, ad anticipare le loro mosse. E così scoprirono la microspia piazzata nella Clio. Ma gli inquirenti, ormai, avevano acquisito elementi tali da ricollegare al gruppo anche l'attentato dinamitardo al furgoncino parcheggiato nel rione Paradiso di un ex contrabbandiere (la notte fra il 31 dicembre del 2012 e l'1 gennaio del 2013) e vari danneggiamenti. Gli indagati sono stati incastrati anche dalla loro vanità.

Nel corso di una conversazione telefonica intercettata, infatti, due di essi rimarcavano la sfrontatezza con cui caricarono sul sellone di uno scooter una cassaforte appena trafugata dall'appartamento svaligiato in via Maddalena. "Siamo stati pazzi", disse uno di loro. Adesso, difesi dagli avvocati Giuseppe Guastella, Daniela D'Amuri, Ladislao Massari, Luca Leoci e Laura Beltrami i banditi dovranno dare conto di tanta spregiudicatezza. (Foto Gianni Di Campi)

 

 

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