Lunedì, 25 Ottobre 2021
Cronaca

Operazione Uragano: indagati davanti al gip. La zia di "Puffo" nega le accuse

Solo in tre hanno chiarito la loro posizione. Gli altri hanno fatto scena muta. Sedici delle 29 persone arrestate nell'ambito dell'operazione "Uragano" si sono presentate stamani davanti al gip, per l'interrogatorio di garanzia. Maria Carmela Rubini, 42 anni, zia di Raffaele Renna detto Puffo, presunto capo del sodalizio dei sampietrani, ha negato gli addebiti

BRINDISI – Solo in tre hanno chiarito la loro posizione. Gli altri hanno fatto scena muta. Sedici delle 29 persone arrestate nell’ambito dell’operazione “Uragano” si sono presentate stamani davanti al gip, per l’interrogatorio di garanzia. Maria Carmela Rubini, 42 anni, zia di Raffaele Renna detto Puffo, presunto capo del sodalizio dei sampietrani, è stata interrogata a Lecce (insieme ad altri sei indagati detenuti presso la locale casa circondariale) dal gip che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare eseguita ieri dalla guardia di finanza di Brindisi, Simona Panzera. 

La donna, difesa dall’avvocato Cosimo Lodeserto, ha negato di aver mai ricoperto un ruolo nell’associazione dedita al traffico di sostanze Maria Carmela Rubini-2stupefacenti che secondo gli inquirenti era diretta dal nipote. La Rubini, da quanto si legge nell’ordinanza, avrebbe fatto da cassiera del clan e da portavoce degli ordini impartiti da Puffo dal carcere di Castrovillari (Cosenza), nel corso di alcuni colloqui intercettati dai finanzieri. 

Ma la Rubini ha riferito di non aver mai gestito nulla nell’ambito della presunta organizzazione, rispetto alla quale si è professata estranea. Ha spiegato di aver vissuto da sempre insieme al nipote, prendendosene cura. Nulla a che fare, però, con presunte attività illecite (nella foto a destra, Maria Carmela Rubini). 

Anche il presunto braccio destro di Renna, Maurizio Screti, 29 anni, difeso da Francesco Pietro De Luca ed Ernesto Licci, ha chiarito la sua posizione davanti al gip. L’altro luogotenente di Puffo, il 35enne Danilo Versienti, difeso da Antonio Savoia, si è avvalso della facoltà di non rispondere.  Per quanto riguarda il versante brindisino dell’inchiesta (secondo la quale vi era una sorta di join venture fra il clan di Renna e due organizzazioni brindisine riconducibili rispettivamente alla famiglia Baglivo e alle figure di Cosimo D’Alema, Jury Rosafio, Vincenzo D’Ignazio) l’unico che ha parlato, rigettando le accuse, è stato Alfredo Zecca, 29 anni, difeso dall’avvocato Anna Cavaliere. 

Hanno fatto scena muta: Maurizio Baglivo (recluso in regime di domiciliari), 47 anni, difeso da Laura Beltrami; Consiglia Baglivo, 44 anni, sorella di Maurizio, difesa anche lei da Laura Beltrami; Cristina Palano (legata da vincoli di parentela ai Baglivo), 37 anni, difesa sempre da Laura Beltrami; Luigi De Simone, 38 anni, nato nel Leccese e residente a Santarcengelo di Romagna (Rimini); Andrea Gubello, 33 anni, di Lecce; Luigi Iurlo (detenuto ai domiciliari), 49 anni, di Brindisi, difeso dall’avvocato Cinzia Cavallo; Giuseppe Perrone, 43 anni, di San Pietro Vernotico, difeso da Ladislao Massari; Roberto Calò, 32 anni, di San Vito dei Normanni; Adriano Gialluisi, 31 anni, residente a San Pietro Vernotico, difeso da Antonio Savoia; Cosimo Saccomanno, 46 anni, di Oria, difeso da Pasquale Annicchiarico; Andrea De Mitri, 34 anni, di Mesagne, difeso da Giampiero Iaia. 

Domani (8 maggio), ci sarà una seconda tranche di interrogatori. Raffaele Renna, difeso da Cosimo Greco, verrà interrogato per rogatoria presso il carcere di Secondigliano (Napoli) dove si trova detenuto. Poi, fra gli altri, sarà il turno anche di: Andrea e Michele Baglivo (rispettivamente padre e figlio, ritenuti i capi del clan riconducibile alla loro famiglia), difesi da Giampiero Iaia; Marco Baglivo (figlio di Maurizio Baglivo); Cosimo D’Alema, difeso da Giacomo Serio, ritenuto insieme a Juri Rosafio e Vincenzo D’Ignazio (difesi da Giuseppe Guastella, Danilo Di Serio e Cinzia Cavallo) il capo di uno dei clan attivi a Brindisi; Andrea Sgura, 22 anni, difeso da Laura Beltrami. Martedì prossimo (12 maggio) verranno infine interrogati gli indagati reclusi in regime di domiciliari.

Sono in tutto 44 le persone arrestate. Altre 11 sono indagate a piede libero. Le accuse contestate sono a vario titolo di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti ed estorsione. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto della Dda di Lecce, Alessio Coccioli, e dal sostituto procuratore di Brindisi, Nicolangelo Ghizzardi, si sono concentrate fra il gennaio del 2011 e il settembre del 2013. 

Da quanto appurato dalle forze dell’ordine, il sodalizio di San Pietro e le due organizzazioni di Brindisi gestivano il traffico di eroina, hascisc, cocaina e marijuana, seguendo consolidati canali di rifornimento: il clan Renna riforniva di eroina i Baglivo; gli stessi Baglivo procuravano a Renna la cocaina; D’Alema, Rosafio e D’Ignazio acquistavano la droga pesante da Renna e vendevano cocaina ai Baglivo.

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