Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

"La colpa del capretto è solo mia" e confida alla madre una nuova azione: "Sarà un ambaradam"

I retroscena nell'ordinanza di custodia cautelare eseguita oggi su Pancrazio Carrino, responsabile di numerose minacce di morte ai danni delle due magistrate leccesi

LECCE/BRINDISI - Nel piano di Pancrazio Carrino, arrestato oggi per ripetute minacce di morte e violenza, aggravate dal metodo mafioso (come riportato in un precedente articolo), indirizzate alle magistrate Maria Francesca Mariano e alla pm Carmen Ruggiero e in una circostanza anche al direttore di Telenorba Vincenzo Magistà, c’era un’altra azione criminale per la quale aveva conferito mandato e che avrebbe dovuto compiersi.

Fu lo stesso ad annunciarlo, durante il colloquio in carcere avuto il 17 febbraio scorso con la madre, visibilmente provata dalla diffusione della notizia della testa di capretto con un coltello trovata, insieme a un foglietto con su scritto “così”, sotto casa della giudice Maria Francesca Mariano, per la quale fu poi potenziata la scorta e rafforzato il sistema di videosorveglianza della zona in cui dimora.

“Non ti do più problemi quindi se la prossima settimana succede ‘l’ambaradam’ sappi che era già partita e che mi dovevo prendere certe responsabilità che mi dovevo prendere, punto e basta” confidò alla donna che pur non comprendendo il significato del termine “ambaradam” capì che non si trattava certo di nulla di buono, tant’è che pianse.

Per il sostituto dell’Antimafia di Potenza Vincenzo Montemurro e il gip Antonello Amodeo, queste affermazioni dimostrano le capacità organizzative criminali di Carrino, nonostante il suo stato di custodia in carcere.

Le scuse alla madre e l'ammissione di colpa

E’ sempre in questa circostanza che il 42enne si attribuì anche la responsabilità dell’episodio, avvenuto quindici giorni prima, facendosi le sue ragioni con il genitore che cercò di fargli comprendere l’errore: “…E perché il gesto che hanno fatto a me, è una bella cosa?”;  “…il fatto del capretto… il fatto del capretto l’hanno fatto ricadere sulle indagini della custodia cautelare che ha fatto Francesca Mariano in merito all’operazione “The Wolf”… il capretto è sempre per la stessa motivazione… La colpa la tengo io e basta”. Così a voler escludere da ogni responsabilità il sodalizio e precisando che la ragione delle sue azioni fosse connessa esclusivamente alla vicenda dello stupro richiamata nell’ordinanza, senza fosse di fatto contestata tra le accuse: “Mi hanno rovinato l’immagine… mi hanno rovinato… mi hanno etichettato…. Mi hanno rovinato”; “Mi hanno accollato reati che non ho fatto”.

Mesi prima, il furto di un lampione: Era un avvertimento?

Qualche mese prima di trovare la testa di un capretto fuori casa, la giudice Mariano manifestò agli inquirenti preoccupazione per il furto di un lampione (denunciato il 12 settembre del 2023) avvenuto proprio nei pressi della sua abitazione. Le perplessità erano legate al fatto che chi agì impiegò una scala, svitò bulloni piuttosto saldi e asportò una pesante boccia di vetro col rischio quindi di essere facilmente scoperto. Insomma, che si trattasse già quello di un avvertimento? Come per dire: “Possiamo arrivare facilmente vicino casa tua”.

Le valutazioni del gip nell'ordinanza

“La platealità delle condotte del Carrino appare, sotto il profilo logico-indiziario, orientata a riabilitarsi e a non aggravare tale “discredito”, a tal fine cercando di orientare la condotta processuale dei predetti magistrati attraverso minacce reiterate di morte, poste in essere non soltanto di persona e in forma verbale, ma anche con l’ausilio di altri soggetti, allo stato ignoti, e in forma simbolica, evocativa delle capacità organizzative e della forza di intimidazione tipiche dei gruppi criminali di tipo mafioso. Capacità organizzative tali da escludere categoricamente che possa trattarsi di minacce iperboliche e quindi non concretamente offensive, tanto che gli emissari del Carrino riuscivano a raggiungere l’abitazione della giudice Mariano”, spiega il giudice a pagina 15 dell’ordinanza di custodia cautelare. Per il gip Amodeo, tale circostanza è allarmante e altresì indicativa della sussistenza di “pressanti, concrete e attuali esigenze cautelari”.

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