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Sabato, 2 Luglio 2022
Cronaca

Presunta violenza sessuale: "Haggis incapace di contenere i propri istinti"

L'ordinanza del gip: "La versione difensiva offre numerosi spunti investigativi ma non demolisce ex sé il quadro investigativo". Tre i presunti episodi di violenza sessuale contestati al regista, che si professa innocente

BRINDISI - La versione difensiva “offre numerosi spunti investigativi” ma non demolisce “ex sé” il quadro investigativo. Sussistono gravi indizi di colpevolezza a carico del regista Paul Haggis, alla luce della denuncia sporta dalla straniera di 30 anni che in più occasioni sarebbe stata violentata dal regista canadese e sulla scorta dell’attività investigativa condotta dai poliziotti della squadra mobile di Brindisi al comando del vicequestore Rita Sverdigliozzi, coordinati dai pm Antonio Negro e Livia Orlando. E’ quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata nella serata di ieri (mercoledì 22 giugno) a carico del 69enne, dal gip del tribunale di Brindisi, Vilma Gilli. Dopo aver ascoltato la versione dei fatti fornita dall’indagato nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia che si è svolto ieri mattina, il giudice non ha convalidato il decreto di fermo di indiziato di delitto notificato domenica scorsa (19 giugno) al regista, escludendo la sussistenza del pericolo di fuga. 

Il 69enne è infatti rimasto a Ostuni, dove avrebbe dovuto partecipare con un ruolo di primo piano all’Allora Fest, anche dopo aver appreso dalla proprietaria del b&b in cui alloggiava del sopralluogo effettuato dalla polizia, a seguito della denuncia di stupro sporta dalla vittima. Lo stesso ha inoltre dato la disponibilità a consegnare il proprio passaporto all’autorità giudiziaria a garanzia della volontà di restare in Italia e di partecipare al processo. L’indagato resta però recluso in regime di domiciliari presso il suo attuale alloggio nella Città Bianca.  In sette pagine di ordinanza, il gip ha fatto una sintesi della denuncia sporta dalla 30enne e della ricostruzione fornita da Haggis, difeso dall'avvocato Michele Laforgia, che ha professato la sua innocenza, dichiarando di aver avuto dei rapporti consensuali con la donna. 

I due si erano conosciuti nei mesi scorsi, in occasione di un festival cinematografico. Dopo la kermesse, la 30enne pubblicò su un suo profilo social una foto di Haggis. Da qui scaturì uno scambio di messaggi tramite i quali concordarono un incontro in provincia di Brindisi. Il regista, vincitore di due premi Oscar con i film “Million dollar Baby” e“Crash-Contatto fisico”, di recente aveva realizzato il cortometraggio sulla candidatura di Mesagne a capitale della cultura 2024. A Ostuni stava invece collaborando con gli organizzatori dell’Allora Fest, rassegna internazionale di arte, cinema e cultura che si sta svolgendo in questi giorni nella Città Bianca, con la presenza di Marisa Tomei, Jeremy Irons, Edward Norton, Mat Dillon e altri volti noti di Hollywood. 

I presunti episodi di violenza 

La mattina di domenica 12 giugno Haggis sarebbe andato a prendere la 30enne presso l’aeroporto del Salento, per poi accompagnarla presso la struttura ricettiva in cui Haggis già alloggiava. E’ in quel b&b che si sarebbero verificati tre episodi di violenza sessuale. Il primo al momento dell’arrivo, quando la 30enne avrebbe respinto le avances di Haggis, dicendogli di non avere intenzione di consumare rapporti sessuali. Poco dopo, però, l’indagato “con un approccio più invadente”, si legge nell’ordinanza, sempre sulla base del racconto della presunta vittima, avrebbe abusato sessualmente della ragazza sul letto, fino a quando questa non sarebbe riuscita a sottrarsi. Il secondo episodio si sarebbe verificato il pomeriggio di domenica 12 giugno. Il terzo, sempre nel b&b, la notte del 14 giugno, quando la 30enne avrebbe subito una violenza sessuale mentre dormiva. 

Lunedì 13 giugno, dopo i primi, presunti, episodi di violenza, la 30enne è stata accompagnata presso l’ospedale di Ostuni dallo stesso Haggis. Fra il 13 e il 14 giugno, spinta dal regista, ha trascorso delle giornate lontano da Ostuni. La mattina del 14 giugno, prima di prendere un treno per Lecce, si sarebbe confidata con la dipendente di una farmacia, “la quale più tardi si era premurata di chiederle se fosse tutto a posto”. Successivamente la ragazza si sarebbe confidata anche con due suoi amici, uno dei quali le avrebbe consigliato di lasciare al regista una sorta di messaggio di commiato. Tutto questo fino alla notte di mercoledì 15 giugno, quando Haggis, dopo aver aiutato la 30enne “a vestirsi in tutta fretta raccattando sommariamente i suoi effetti personali”, la accompagna presso l’aeroporto di Brindisi, dove arrivano intorno alle ore 5. Poi il regista torna a Ostuni, mentre la ragazza, in attesa del volo di ritorno in programma per le ore 15, viene notata da personale della Polizia di Frontiera mentre vaga in precarie condizioni psico fisiche. Da lì viene accompagnata presso l’ospedale Perrino di Brindisi, dove si svolge una visita medica. Sempre nella giornata del 15 giugno, in questura,  la formalizzazione della denuncia. 

La versione di Haggis

Haggis, nel memoriale depositato in udienza e nel corso dell’interrogatorio, ha respinto le accuse. Il regista ha infatti asserito che “era stata la donna a cercarlo e recarsi da lui a Ostuni” e che con la 30enne vi sarebbero stati solo dei rapporti consensuali, per cui non sapeva spiegarsi le accuse rivolte. “Specificava, poi – si legge nell’ordinanza – che l’assenza di violenza, sessuale e psicologica, poteva ricavarsi dalla scelta della donna di alloggiare e permanere nella sua stessa stanza sino alla data di partenza” e da altri elementi come: “lo scambio di messaggi durante le tre giornate di incontri (al  fine di ragguagliarsi sui rispettivi impegni), sintomatico di una serenità fra loro”; “la sua disponibilità ad assecondare le richieste di lei (accompagnarla in ospedale, prelevarla e portarla in aeroporto e prelevarla alla stazione ferroviaria) significativa di  una relazione priva di conflittualità, brutalità o anche solo di indelicatezza, pur se non si trattava, chiarendolo alla parte offesa, di una relazione sentimentale auspicata dalla donna”. 

Il referto dell'ospedale 

Ma tale versione dei fatti, pur offrendo, come detto, numerosi spunti investigativi, “non è allo stato idonea ex sé a demolire il quadro indiziario”. Il gip infatti ritiene che “i fatti attribuiti ad Haggis, quanto ad almeno i primi due episodi, possono dirsi  integranti il delitto contestato posto che, seppur la condotta della parte offesa avrebbe potuto indurre l’uomo a nutrire e coltivare aspettative di natura sessuale, avendo per esempio la parte offesa accettato di alloggiare nella stessa stanza con lui piuttosto che trovare altro alloggio, risulta esservi stato un dissenso esplicito e chiaro da parte della denunciante, evidentemente non ascoltato”. 
Agli atti vi è inoltre un referto medico dell’ospedale Perrino di Brindisi con diagnosi di sospetta violenza sessuale e violenza psicologica che segue a una visita ginecologica e a quella psichiatrica. La prima, però, “non acclara la presenza di lesioni – scrive il giudice – così imponendosi sin d’ora la necessità di una precisazione della contestazione provvisoria” di lesioni personali giudicate guaribili in 30 giorni (il secondo dei due capi di imputazione contestati all’indagato). 

Le esigenze cautelari

Quanto alle esigenze cautelari, viene ravvista la sussistenza del pericolo di inquinamento delle prove (“la parte offesa potrebbe essere indotta, proprio mediante contatti diretti o indiretti con Haggis o con terzi a lui vicini, a ritrattare, modificare, inficiare la genuinità delle dichiarazioni rese”) e del “rischio di reiterazione”.  A tal proposito “appare sussistente alla luce delle modalità del fatto, per come descritto, che sono sintomatiche di assoluta incapacità dell’indagato di controllare i propri istinti e di desistere dai propri propositi, in un contegno di prevaricazione e dominanza”. Sul rischio di reiterazione pesa anche la causa civile che anni fa, negli Usa, è stata promossa contro Haggis per fatti analoghi a quelli odierni. Questo viene considerato “segnale di possibile inclinazione a delinquere in ambito sessuale da parte dell’indagato”. 

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