Sabato, 15 Maggio 2021
Cronaca

Ordine architetti: "Troppi segni sbagliati su beni e monumenti"

Riceviamo dall'Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Brindisi, attraverso il suo presidente Maurizio Marinazzo, un documento sulla tutela dei beni culturali nel territorio

BRINDISI - Riceviamo dall'Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Brindisi, attraverso il suo presidente Maurizio Marinazzo, un documento sulla tutela dei beni culturali nel territorio, e sui casi che stanno segnando in maniera indelebile alcuni monumenti e alcuni siti. Un discorso di metodo, un richiamo agli enti pubblici, e la disponibilità più ampia alle forme di collaborazione.

Quanto si sta determinando nell’area circostante la Fontana Tancredi di Brindisi appare un chiaro ed inequivocabile segnale di come ancora nel nostro Paese sia poco tutelato il patrimonio culturale. Da ultimo, la recente norma sul silenzio assenso contenuta nel disegno di legge Madia o la riforma del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con la sostanziale cancellazione, fra l’altro, di una effettiva politica di salvaguardia della cd. archeologia preventiva, non possono che rafforzare questo timore.

La Fontana di Tancredi restaurataIl tema, tanto auspicato, della semplificazione è assolutamente condivisibile, ma purchè, ad esempio, tutte le cd “opere minori” vengano contenute entro regole chiare e linee guida, senza il bisogno di ricorrere alle procedure della autorizzazione paesaggistica o della verifica di compatibilità da parte delle Commissioni locali per il Paesaggio. Commissioni, queste ultime, delle quali auspichiamo una formazione realmente qualificata.

Accade, così, che, da una parte, si assista a procedimenti istruttori complessi e lunghi (anche a causa delle perduranti carenze di organico delle Soprintendenze) e, dall’altra, non si concretizzi una efficace azione di vigilanza sul territorio, anche al fine che non abbiano a determinarsi episodi come quello della Fontana Tancredi o, più recentemente sempre a Brindisi, del Faro sull’Isola di Sant’Andrea.

Partendo da questo convincimento e condividendo i rilievi mossi da varie Associazioni Culturali locali, questo Ordine aveva voluto segnalare alcune considerazioni, tese a riaffermare il rispetto di norme e regole certe e garantire la tutela del nostro patrimonio culturale.

In tal senso abbiamo subito richiamato quanto previsto dalle Norme Tecniche di Attuazione del PRG della Città di Brindisi, alla cui stesura finale questo Ordine, in una fase (anche quella) di grande complessità della nostra vita amministrativo-urbanistica, intese dare un contributo franco e fattivo.

il faro di forte a mare messo in sicurezza per il restauro-2In particolare, con l’art. 5, co 4, delle citate norme, si sottolinea la necessaria salvaguardia della integrità delle cose immobili vincolate, riportando la definizione di altezza: Il limite di altezza degli edifici è determinato come segue: dall'altezza degli edifici di carattere storico artistico, che costituirà limite non superabile per gli edifici realizzabili su aree immediatamente contigue o in diretto rapporto visuale, salvo il rispetto dei vincoli imposti ai sensi delle leggi 1. 6.1939 n.1089 e 29.6.1939 n.1497.

Non crediamo che si tratti di una norma casuale, né giova discettare sul significato di edificio, ben sapendo che, letteralmente, per edificio si intende una qualsivoglia “struttura o costruzione architettonica destinata ad attività umane”, significato che non può che rafforzarsi in presenza di monumenti che rappresentano un elemento di identità civica e di bene comune.

L’art. 45 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, approvato con D. Lgs. N. 42/2004, sottolineando che un bene di interesse culturale non possa essere avulso rispetto all’ambito entro cui vive, recita che :”Il Ministero ha facoltà di prescrivere le distanze, le misure e le altre norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro. Le prescrizioni di cui al comma 1, adottate e notificate ai sensi degli articoli 46 e 47, sono immediatamente precettive.

Maurizio Marinazzo-2Gli enti pubblici territoriali interessati recepiscono le prescrizioni medesime (immediatamente ed indipendentemente dalla apposizione del vincolo indiretto) nei regolamenti edilizi e negli strumenti urbanistici”. La Pubblica Amministrazione aveva il dovere di far rispettare le norme, evitando di vedere riproposti i temi, annosi, della contrapposizione fra esigenze collettive (quindi preminenti) ed esigenze personali (pure legittime), ben sapendo che esiste il dovere fondamentale della protezione e della conservazione ed il diritto, altrettanto fondamentale, della pubblica fruizione e della valorizzazione.

Da un lato, gli strumenti urbanistici avrebbero dovuto prevedere norme di rispetto del bene monumentale, dall’altro, gli organi competenti avrebbero dovuto non solo annunciare ma apporre per tempo misure a tutela di quella integrità dei beni culturali immobili, secondo un concetto ripreso dall’attuale Codice. E’ inutile ricordare che inseriamo segni pesanti ed irreversibili in un territorio già colpevolmente “danneggiato” e questo è sempre stato il senso del richiamo in tanti interventi dell’ Ordine, aderendo lealmente e scientemente a quel concetto di co-pianificazione che è alla fondamenta della nuovo legislazione urbanistica pugliese.

Le città non sono terreno di sperimentazione personale, senza una cultura preventiva della programmazione, della strategia complessiva di riqualificazione, all’interno di un dibattito teso ad assoggettare gli interessi particolari alle prospettive generali. Il confronto ingenera, anche ed evidentemente, posizioni diverse, come è logico, ma le critiche espresse ancora di recente con riferimento alla costruzione del ponte pedonale lungo Via del Mare o quelle precedenti con riferimento alla ripavimentazione del Lungomare Regina Margherita devono essere ascoltate nel merito e nel metodo.

Le palme sul lungomareMerito e metodo impongono che ogni scelta che si va a fare, proprio nella consapevolezza che si traduce in segni che restano sul territorio, preveda conoscenza dei contesti, rispetto del preesistente, sostenibilità ambientale ed economica. L’assenza di tutto questo determina fallimenti e spreco di risorse e consumo ulteriore di suolo, con la cancellazione di identità e prospettive di sviluppo.

Si legano, in questo modo, come è giusto che sia (in questa fase di riaffidamento del Piano Urbanistico Generale del Comune di Brindisi), le materie della pianificazione territoriale e dei beni culturali, nel convincimento (che, evidentemente, ancora non abbiamo) che la tutela di questi beni, come del paesaggio, è un principio fondamentale ed irrinunciabile (appunto immediatamente precettivo) nelle politiche urbane.

In questo momento di perdurante “disattenzione” nei confronti di un patrimonio fragile e insostituibile, qualcuno ha ricordato che, negli Statuti della Municipalità di Siena (1309), si leggeva che «chi governa la città deve in primo luogo assicurare la sua bellezza e il suo ornamento, essenziali alla felicità e alla gioia dei forestieri, ma anche all’onore e alla prosperità dei cittadini». (Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Brindisi)

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