Cronaca

“Ospedali e riordino, puntiamo su medici e infermieri”

Il Cobas di Brindisi stamattina a Bari alla presentazione del piano della Regione Puglia. “Non basta parlare di posti letti, servono le professionalità”

BRINDISI – Anche i rappresentanti della sigla sindacale Cobas Brindisi saranno presenti nella  delegazione regionale che questa mattina, sabato 27 Febbraio, partecipano all’incontro per la presentazione del Piano di riordino ospedaliero  della Regione Puglia che si terrà al Policlinico di Bari.

“Saremo lì ad ascoltare, ma intanto abbiamo realizzato tra operatori sanitari, cittadini un focus per fare il punto della situazione e per uscire dalle secche della discussione tra chiusura sì e chiusura no di alcuni ospedali”, dice Roberto Aprile, portavoce della sigla sindacale.

Bobo Aprile in testa al corteo“Il riordino ospedaliero che la Giunta Regionale pugliese si appresta a varare soddisfa principalmente gli accordi Stato-Regione e rientra nelle politiche di austerity e anti sociali imposte dalla Comunità Europea e dalla Troika  ed accettate dal Governo italiano e pugliese. Per intenderci, non si tratta di una calamità naturale”, continua.  

“Il Servizio Sanitario pugliese, nelle classifiche redatte da diversi centri studi e dallo stesso Ministero, è agli ultimi posti quanto a gradimento ed efficienza. E ciò nonostante i pugliesi negli ultimi 15 anni abbiamo sopportato sacrifici e tassazioni che non hanno prodotto quel miglioramento annunciato. Non ha senso parlare di solo ospedali se si vuole davvero migliorare la sanità”.

“La distinzione ospedale territorio è funzionale solo agli interessi delle corporazioni mediche per stabilire posti di potere. A noi interessano i problemi di salute della popolazione. Noi pensiamo che non sono i posti letto a produrre assistenza sanitaria ma le equipe professionali, multiprofessionali, orientate ai problemi, alle malattie o ai rischi per la salute, le quali devono operano intorno al paziente ovunque esso sia, dentro e fuori l'ospedale”, spiega Aprile.

“Sappiamo che in Puglia ci sono pochi infermieri, tecnici, fisioterapisti, psicologi, tecnici della prevenzione rispetto al resto del Paese. Come si può pensare di affrontare le malattie dei pugliesi e fare prevenzione con questi numeri?”, chiede.

 “Sebbene la mortalità generale in tutta la Puglia sia in linea con quella nazionale, la mortalità per alcune cause è in eccesso: diabete, malattie del sistema nervoso, malattie respiratorie, malattie dell'apparato digerente, malattie epatiche croniche, malattie genito-urinarie”.

Stando ai dati raccolti dal Cobas, la mortalità nel primo anno di vita nel 2010 supera il 3 per mille, agli ultimi posti in Italia. A Foggia la mortalità 0-15 anni è più alta che altrove. La mortalità generale nelle donne della provincia di Taranto e BAT negli anni 2011-2013 è più alta della media nazionale. “Come si risponde a questi problemi? Come si fa a tutelare la salute dei lavoratori e dei cittadini se negli Spesal da decenni c'è un numero risibile di operatori anche nelle città più industrializzate della regione?”, chiede Roberto Aprile.

 “Quando i pugliesi, quelli che se lo possono permettere, hanno un problema serio di salute fuggono e sono sempre fuggiti verso altri servizi sanitari. Questo ha accresciuto il loro impoverimento e l'impoverimento del nostro servizio sanitario regionale. Infatti la mobilità passiva è di 200 milioni l'anno. E questo avveniva anche quando i posti letto ero molti  più di oggi. Quindi il problema non sono i posti letto. E invece chissà perché si parla solo di posti letto. Se i posti letto sembrano troppi al Governo nazionale e regionale, i professionisti sono pochi. Come si risponde a questo problema e soprattutto perché si affronta il problema salute come uno spezzatino?”.

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