Cronaca

Cgil: "Oss precari respinti all'ingresso dell'ospedale Perrino"

Interviene la Digos. Il sindacato: "L'Asl lede la dignità dei lavoratori". Da domani 141 operatorio socio sanitari senza lavoro

BRINDISI – Ancora tensione fra la Cgil Fp e l’Asl Brindisi, riguardo al mancato rinnovo dei contratti di 141 operatori socio sanitari, in scadenza nella giornata odierna (domenica 31 gennaio). Nuovi attriti si sono verificati ieri mattina presso l’ospedale Perrino di Brindisi, dove gli Oss in agitazione si erano recati per “evadere le ultime pratiche prima di abbandonare il posto di lavoro secondo quanto previsto dagli accordi in scadenza domani , ma non hanno potuto sbrigare le proprie faccende all'interno della struttura poiché respinti con decisione all'entrata della portineria esterna dal personale in servizio nel presidio, tanto dal chiedersi  - si legge in una nota di Antonio Macchia, segretario generale della Cgil Brindisi, e Pancrazio Tedesco, segretario della Fp Cgil - se tale comportamento possa configurarsi in una condotta penalmente rilevante”.

Sul posto è intervenuta la Digos di Brindisi. Nei giorni precedenti la Cgil aveva già attaccato la direzione dell’azienda sanitaria di Brindisi per non aver concesso l’autorizzazione ad accedere nell’area perimetrale della sede di via Napoli, dove il sindacato intendeva istituire un presidio permanente degli Oss precari. L'Asl di Brindisi, fra l'altro, insieme a quella di Bat, è l'unica pugliese a non aver prorogato i contratti degli oss: una decisione definita "incompensibile", dai consigieri regionali Bruno e Vizzino. 

L'appello dei sindaci: "Prorogate i contratti"

Tornando ai fatti di ieri, “la gravità dell'accaduto  - denunciano Macchia e Tedesco - trova la sua origine, ma non certo la sua dimensione finale, nel fatto che fino  ieri, 30 gennaio 2021, i 141 operatori sociosanitari erano ancora a tutti gli effetti dei dipendenti dell'Asl e che, quindi, per colpe che andranno ricercate nelle sedi opportune, avevano il sacrosanto diritto di accedere alle strutture aziendali, a maggior ragione alla luce del fatto che entro oggi avrebbero dovuto sgomberare le loro postazioni e richiedere gli ultimi atti burocratici e amministrativi che riguardano le loro posizioni". 

“Questo non è stato possibile e, ancora una volta – proseguono i sindacalisti - il comportamento dei responsabili aziendali nei confronti di questi lavoratori che per mesi hanno lavorato senza sosta ci risulta tanto inspiegabile quanto lesivo dei più elementari principi del diritto sociale: gli Oss, arrivati alla spicciolata dalle proprie abitazioni hanno trovato la strada sbarrata all'ingresso dell'ospedale da parte del personale addetto al controllo degli accessi. Nonostante le spiegazioni offerte e i reclami inoltrati, non è stato possibile ribaltare la posizione degli addetti all'entrata tanto che, alla fine, è intervenuta la Digos che ha effettuato i rilievi del caso: gli agenti hanno raccolto le varie testimonianze e siamo sicuri che faranno il massimo per ricostruire e ripristinare la realtà dei fatti”.

"Atteggiamenti ostili dell'Asl contro sindacato e lavoratori"

Fra le persone respinte, anche la dirigente sindacale della Fp Cgil, Chiara Cleopazzo, responsabile del coordinamento regionale della Fp Cgil Puglia del personale Oss. “È questa l’idea di ‘porte aperte’ – si chiedono Macchia e Tedesco -  che il direttore generale dell’Asl Giuseppe Pasqualone intende perseguire nei nostri confronti? Non è ledendo la dignità dei lavoratori, del sindacato della Cgil  e dei suoi rappresentanti che si costruiscono rapporti costruttivi e indispensabili per concorrere al bene comune ma, evidentemente, qualcuno pensa che usare l’autorità in mancanza di autorevolezza sia la risposta a ogni problema”.

Il sindacato parla di “chiare e precise responsabilità da parte della direzione dell'Asl e dell'ospedale che continuano ad assumere atteggiamenti ostili contro una forza sociale come la Cgil ma anche, cosa ancor più grave, nei confronti di tanti lavoratori, donne e uomini, che hanno contribuito a far girare il sistema e a garantire il servizio nei mesi più difficili che la Sanità abbia conosciuto negli ultimi decenni. Non ci si può lamentare della carenza di personale (forse per nascondere deficienze organizzative la cui responsabilità va cercata in cima alla catena di comando) e non fare nulla e anzi ostracizzare i 141 Oss che hanno solo l'aspirazione di poter continuare a prestare la propria opera alla causa, garantendo un futuro più stabile alle loro famiglie”. 

"A rischio livelli essenziali di assistenza"

Ma al di la della vertenza lavorativa, il sindacato solleva anche una questione non secondaria: “Il rischio concreto è che l’1 febraio il sistema sanitario provinciale non potrà assicurare i livelli essenziali di assistenza e ciò accadrà in piena emergenza sanitaria così come il presidente Emiliano ha comunicato, affermando che ‘… la variante inglese del coronavirus ha il 70 per cento di velocità del contagio e di pericolosità rispetto a prima’”. “I fatti di lunedì e quelli di stamattina, con buona probabilità – concludono Macchia e Tedesco - rappresentano uno dei punti più bassi nella gestione della Asl Br, che tuttavia fanno riemergere tutte le gravi criticità determinate dal management in questi anni sul nostro sistema sanitario provinciale: riordino ospedaliero che ha interessato soprattutto la parte in cui si prevedono dismissioni; lunghe liste d’attesa; gestione inadeguata e pericolosa dell’emergenza sanitaria in termini di sicurezza per i lavoratori tanto che, in termini percentuali, i maggiori contagi sono avvenuti nelle strutture ospedaliere; mobilità passiva; infezioni ospedaliere. Nei prossimi giorni rappresenteremo dettagliatamente tutte le criticità gestionali anche in termini di spesa pubblica, ma intanto è giunto il momento che la regione adotti finalmente le necessarie determinazioni nei confronti del management”. 

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