Omicidio Mimmo Capellone: maxi perizia sul Dna per 'congelare' la prova regina

Una maxi perizia per “congelare” la prova regina: l’esame del Dna che in fase di indagini ha incastrato Nicola Chirico, 44 enne di San Michele Salentino arrestato nel febbraio scorso con l’accusa di aver fatto parte del gruppo di fuoco che ha ucciso a colpi di fucile, la notte tra l’8 e il 9 novembre 2007, l’ostunese Cosimo Semeraro

BRINDISI - Una maxi perizia per “congelare” la prova regina: l’esame del Dna che in fase di indagini ha incastrato Nicola Chirico, 44 enne di San Michele Salentino arrestato nel febbraio scorso con l’accusa di aver fatto parte del gruppo di fuoco che ha ucciso a colpi di fucile, la notte tra l’8 e il 9 novembre 2007, l’ostunese Cosimo Semeraro, detto Mimmo Capellone.

E’ stato infatti chiesto dal pm inquirente, Marco D’Agostino l’incidente probatorio che consisterà proprio nell’esecuzione della consulenza, affidata a Baldassarre Lonero, dell’istituto di Medicina legale di Bari, che dovrà nuovamente raffrontare il codice genetico ricavato dalla saliva di Chirico con le tracce rilevate sul corpo di “Capellone”.

Nicola ChiricoSecondo i carabinieri del Nucleo investigativo di Brindisi e dei militari del Ris di Roma che hanno condotto le indagini non ci sarebbero dubbi che il 44enne, per altro arrestato nel 2012 perché ritenuto responsabile di una violenta rapina ai danni di una coppia di brindisini, i coniugi Scialpi, abbia partecipato all'omicidio di Mimmo Capellone. Tracce del suo Dna furono trovate in un lembo di guanto di gomma lasciato sulla scena del crimine al momento dell'omicidio e sui jeans della vittima.

Le indagini sul suo conto furono avviate dopo il suo arresto per la rapina ai coniugi Scialpi: in quell'occasione furono trovate tracce ematiche su un airbag di un Suv Volvo XC60 utilizzato nell'atto delittuoso. Il profilo genetico emerso combaciava con quello di Nicola Chirico, lo stesso, in seguito è stato comparato con quelli presenti in una banca dati dei profili genetici a disposizione delle forze di polizia.

Non è sufficiente quanto fatto in fase di indagine per affrontare un processo. Ad ogni modo sarebbe troppo rischioso, a parere dell’accusa, attendere che trascorra tutto il tempo tecnico per giungere eventualmente a giudizio per ripetere l’esame. L’incidente probatorio consente di “anticipare” la prova, quando vi sia il pericolo che non possa più essere cristallizzata. E’ la strada che si sceglie nel caso in cui le testimonianze possano venire influenzate, o esservi inquinamento, ripensamento, o come nel caso di un’analisi tecnica così complessa, come la comparazione del Dna, i reperti a disposizione possano smarrirsi o deteriorarsi. Ci vorranno un paio di mesi per ottenere il responso del consulente nominato dal gip. Se vi dovesse essere conferma, non si esclude che il pm possa decidere di procedere con la richiesta di giudizio immediato.

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Cosimo Semeraro, Mimmo CapelloneParti offese nel procedimento sono i famigliari di Semeraro che la sera dell’8 novembre 2007 stava rientrando a casa dalla compagna e dal figlioletto per guardare insieme una fiction. Arrivò dinanzi al cancello, poi a quanto ricostruito, seguì al volante della sua Golf gente che conosceva. Fu crivellato di colpi, pestato. All’auto, poi, fu dato fuoco. Il movente non si è mai appurato: nei giorni successivi in un garage di Carovigno fu trovata droga che secondo gli investigatori era riconducibile a Capellone. Gli elementi certi sono pochi: a finirlo furono almeno due persone, forse di più. Stando alle indagini tra loro c’era Chirico che, raggiunto da ordinanza di custodia cautelare, non ha inteso rispondere alle domande del giudice. 

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