rotate-mobile
Mercoledì, 24 Aprile 2024
Cronaca Ostuni

Ostuni, Comune sciolto per mafia: udienza di merito davanti al Tar del Lazio

La difesa dell'ex sindaco, Guglielmo Cavallo, sostiene l'insussistenza di un vero e proprio condizionamento della criminalità nei confronti degli ex amministratori

Il destino del Comune di Ostuni si decide a Roma, presso il Tar del Lazio per la precisione. Il Consiglio dei ministri aveva sciolto il Consiglio comunale della Città Bianca con decreto del 23 dicembre 2021. Il 27 dicembre dello stesso anno era arrivato anche il decreto di scioglimento a firma del presidente della Repubblica. Da allora il Comune è guidato da una commissione straordinaria. Ma i giudici del Tar potrebbero sparigliare le carte. Infatti, l'ex sindaco Guglielmo Cavallo non ci sta e nei mesi scorsi ha dato inizio alla sua battaglia, assistito dall'avvocato Pietro Quinto, contro tale decisione, in compagnia di ex assessori ed ex consiglieri. Il bollino di città condizionata dalla criminalità organizzata per loro è ampiamente immeritato

Perché proprio il Tar del Lazio, innanzitutto? L'udienza si è svolta questa mattina - mercoledì 23 novembre 2022 - davanti ai giudici romani, in quanto tale tribunale si occupa di materie che derogano al principio territoriale. Il 24 marzo 2022 lo stesso Tar aveva emesso un'ordinanza che prevedeva l'esibizione alle parti dei documenti secretati riguardanti lo scioglimento del consiglio comunale di Ostuni. Oggi, carte alla mano, c'è stata l'udienza di merito. Qui, l'avvocatura dello Stato ha difeso lo scioglimento del Comune di Ostuni per infiltrazioni della criminalità organizzata, l'avvocato Pietro Quinto ha contestato tale decisione, sostenendo di fatto l'insussistenza di un vero e proprio condizionamento della Sacra Corona nei confronti degli ex amministratori ostunesi.

"Mala gestio complessiva della cosa pubblica"

Qual è la tesi del sindaco e degli ex consiglieri comunali? Perché si possa arrivare allo scioglimento di un Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, è necessario che vi siano indizi precisi e concordanti circa questo pericolo, collegato a fatti amministrativi. La tesi difensiva sostenuta nel ricorso è che, al di là della enunciazione di fatti amministrativi, di pratiche che potevano essere giudicate al limite della legittimità, non vi era evidenza che tali atti fossero frutto di un condizionamento mafioso, dice la difesa. E ancora: la circostanza che viene invocata, che nel Comune di Ostuni opererebbero associazioni malavitose collegabili alla Scu, non è un'affermazione idonea affinché di fatto la criminalità possa aver inciso sull'operato della ex Amministrazione.

Per la difesa di Cavallo, assistito dall'avvocato Pietro Quinto, rimane il principio che va dimostrato che tale presenza sul territorio abbia inciso sull'azione amministrativa. Allo stesso modo non sarebbero dirimenti i rapporti parentali tra qualche amministratore e soggetti pregiudicati. Per la difesa, sono tutte questioni che vanno qualificate e collegate a situazioni significativamente idonee a dimostrare questa infiltrazione. Cosa che non è avvenuta, per la difesa. L'avvocato Quinto ha citato sentenze del Consiglio di Stato: in situazioni delicate, il giudice amministrativo ha ritenuto che anche il fatto che vi siano pratiche illegittime da parte dell'Amministrazione, non significa automaticamente che questi fenomeni abbiano un significato dal punto di vista di intromissioni malavitose. La decisione dei giudici potrebbe arrivare entro 30 giorni.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Ostuni, Comune sciolto per mafia: udienza di merito davanti al Tar del Lazio

BrindisiReport è in caricamento