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Cronaca

Padre separato non versa assegno alla figlia: no pena sospesa, ora rischia il carcere

Non ha pagato l’assegno di mantenimento per la figlia ora rischia il carcere perché nonostante fosse un incensurato e sia stato condannato a una pena di sette mesi di reclusione, sia in primo che in secondo grado non gli è stata concessa la sospensione condizionale della pena.

BRINDISI - Non ha pagato l’assegno di mantenimento per la figlia ora rischia il carcere perché nonostante fosse un incensurato e sia stato condannato a una pena di sette mesi di reclusione, sia in primo che in secondo grado non gli è stata concessa la sospensione condizionale della pena.

Le ragioni per il momento vanno ricercate nelle motivazioni della sentenza di primo grado, pronunciata dal giudice Genantonio Chiarelli (all’epoca giudice monocratico della sezione distaccata di Ostuni) che ha ritenuto che le condotte dell’uomo, C.D.C, quarantenne libero professionista, fossero state fin troppo abituali per “graziarlo” con il beneficio che consente a chi viene condannato per la prima volta di risparmiarsi il rischio di dover scontare davvero la pena in carcere o ai domiciliari. Di recente la Corte d’Appello di Lecce (presidente Rodolfo Boselli) ha confermato il pronunciamento di primo grado.

Ma veniamo ai fatti: l’imputato era stato denunciato dalla ex moglie perché da oltre un anno e mezzo non versava l’assegno di mantenimento dall’importo di 300 euro mensili. Aveva giustificato la propria omissione ripetuta con l’impossibilità di provvedere per difficoltà economiche, specificando di aver percepito un reddito di 800 euro al mese e che tanto la sua ex moglie quanto la figlia non vivevano di stenti.

In accoglimento delle richieste della pubblica accusa e della stessa parte offesa costituitasi parte civile con avvocato Giovanni Zaccaria, l’imputato è stato riconosciuto responsabile di aver fatto mancare i mezzi di sussistenza alla propria figlia minore e condannato a sette mesi di reclusione e 700 euro di multa. Lo stesso è stato inoltre condannato a pagare in favore della parte civile il risarcimento di tutti i danni da quantificarsi in sede civile, nonché al pagamento in favore della madre di una provvisionale pari a 10mila euro. Il giudice del primo grado ha specificato nella motivazione che si “ritenevano non sussistenti i presupposti per la concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena, in quanto la costanza e la permanenza della condotta dell’imputato e l’assenza del benché minimo segnale di ravvedimento, impedivano di ritenere che lo stesso si sarebbe astenuto dal commettere ulteriormente il reato”.

Le stesse valutazioni sono state espresse anche dalla Corte d’Appello di Lecce che non ha accolto l’istanza del beneficio della sospensione condizionale della pena. Confermato il principio – invocato dalla difesa della parte civile - per cui “se è vero che il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento fissato in sede civile non significa automaticamente far mancare i mezzi di sussistenza, è altresì vero che questa nozione deve essere intesa nella larga accezione di strumenti per vivere dignitosamente”.

Secondo i giudici il reddito di 800 euro dichiarato era certamente non considerevole tale da garantire la possibilità di contribuire al mantenimento della propria figlia minore.

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