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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca

Licenziati e 'raggirati': condannato il datore di lavoro con Suv, dovrà risarcire ex dipendenti

Come ti licenzio i lavoratori, senza pagare gli ultimi stipendi e il Tfr, ma continuando ad andare in giro con un Suv aziendale e riaprendo i battenti in men che non si dica

OSTUNI - Come ti licenzio i lavoratori, senza pagare gli ultimi stipendi e il Tfr, ma continuando ad andare in giro con un Suv aziendale e riaprendo i battenti in men che non si dica: sarebbero stati sufficienti repentini cambi di ragione sociale e di composizione societaria, bastato oscurare le insegne, sostituirle con altre e ripartire il giorno dopo come se nulla fosse per il titolare romano di un grosso magazzino di Bricolage con sede a Ostuni per passarla liscia.

Ma non è andata esattamente come previsto per il datore di lavoro: denunciato da suoi tre ex dipendenti licenziati proprio nell’imminenza del passaggio, è stato condannato dal giudice monocratico di Brindisi, Adriana Almiento, proprio per il raggiro messo in atto in danno dei lavoratori. Deve scontare 4 mesi di reclusione: è incensurato ma non potrà beneficiare della sospensione condizionale della pena per lo meno fino a quando non avrà versato alle tre parti civili, tre persone che improvvisamente s’erano visti sottrarre lavoro, speranze e danaro, la provvisionale stabilita dal Tribunale che equivale all’ammontare dei crediti maturati e non corrisposti.

E’ la storia di una battaglia sindacale e penale che si è conclusa con un lieto fine per il gruppo di coraggiosi lavoratori che un bel giorno hanno denunciato il loro ex titolare, dopo aver compreso che si stava mettendo in condizione di non poter dare loro un euro, nonostante il giudice civile avesse dato loro ragione.

Assistiti dall’avvocato Giovanni Zaccaria, i tre giovani si erano recati alla guardia di finanza di Ostuni per depositare una denuncia querela con la quale rappresentavano l’accaduto. In particolare hanno denunciato di essere stati dipendenti di una società a responsabilità limitata che gestiva una grossa rivendita di materiale fai da te, bricolage e ferramenta fino all’estate del 2011, quando sono stati licenziati per via della messa in liquidazione del sodalizio.

L’amministratore, rilevavano, pose in liquidazione la società proprio lo stesso giorno in cui diede vita a una nuova società a responsabilità limitata con denominazione quasi identica, destinata ad operare nei medesimi locali senza soluzione di continuità, senza neppure un giorno di chiusura.

Nel volgere di una notte, l’enorme magazzino aveva cambiato veste: le precedenti insegne erano state coperte ed oscurate, vi era inoltre un nuovo titolare, secondo gli “ex” solo “sulla carta”. Era stata data vita a un nuovo soggetto giuridico, ma  - è emerso durante il processo -  al solo fine di frodare i creditori, tra cui i lavoratori che avrebbero dovuto ricevere diverse spettanze.

I tre dipendenti si sono costituiti parti civili nel procedimento penale incardinato nei confronti dell’amministratore, nonché liquidatore della società posta in liquidazione. Nel corso della lunga istruttoria dibattimentale sono riusciti a dimostrare che l’imputato era in realtà il vero “dominus” anche della nuova ditta.  Le nuove socie erano due ex colleghe, c’erano anomalie anche riguardo al capitale sociale e all’esposizione debitoria. Per altro l’amministratore-liquidatore era il fruitore di un’abitazione il cui fitto veniva corrisposto dalla nuova società, gli arredi gli erano stati concessi in comodato da un’ex socia nonché compagna. Inoltre, l’ex datore di lavoro risultava dipendente della neonata azienda e aveva nella sua disponibilità un Suv di grossa cilindrata intestato alla società nuova di zecca.

Il Giudice del Tribunale di Brindisi, accogliendo le richieste delle parti civili assistite dall’avvocato Zaccaria, ha dichiarato il datore di lavoro colpevole di aver posto in essere raggiri volti ad impedire l’esecuzione dei provvedimenti emessi dal Tribunale civile in favore degli ex dipendenti, lo ha condannato a quattro mesi di reclusione, ma soprattutto a garanzia dell’adempimento  in favore dei tre giovani padri di famiglia, ha subordinato il beneficio della pena sospesa al pagamento di una provvisionale pari all’ammontare dei crediti da lavoro dipendente maturati e non corrisposti.     

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